Radioterapia sbagliata su un bimbo in ospedale: ora Luca non sa più fare neanche le addizioni. Medici a processo

Radioterapia sbagliata su un bimbo in ospedale: ora Luca non sa più fare neanche le addizioni. Medici a processo
di Egle Priolo
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Mercoledì 24 Novembre 2021, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 07:09

PERUGIA - Luca aveva sei anni quando gli è stata diagnosticata una grave forma di leucemia. Basterebbe la parola ad abbattere chiunque, eppure Luca, cucciolo di uomo con la forza di leone, è riuscito a sconfiggere il suo male. Ma oggi tra i medici che hanno contribuito a salvarlo c'è chi finisce a processo per avergli rovinato la vita. Come? Con una radioterapia alla testa risultata del 200 per cento superiore a quella prescritta dal trattamento, previsto tra l'altro solo come prevenzione.

Un bombardamento di radiazioni che gli ha portato – secondo le accuse - gravi deficit cognitivi, con la difficoltà di riuscire a fare anche semplici addizioni. E la procura di Perugia, con il sostituto Gennaro Iannarone, ha citato a giudizio un fisico-medico e l'allora dirigente medico della struttura complessa di Radioterapia, ora in pensione, con l'accusa di lesioni personali colpose.
La storia parte nel 2016 quando Luca (il nome è chiaramente di fantasia, ma non purtroppo il suo strazio) inizia la sua battaglia contro la leucemia. Nell'autunno dello stesso anno, dopo la prima vittoria grazie alle cure attente e alla chemioterapia, i medici decidono per una terapia preventiva: un ciclo di otto sedute da 1,5 gray, l'unità di misura della radio. Eppure quell'uno – chiaramente scritto a penna nella cartella del trattamento – nella trasmissione al macchinario diventa un devastante 4,5. Un errore marchiano, secondo le accuse, e soprattutto incredibile considerando che nella stessa cartella fosse correttamente indicato come il totale della terapia dovesse essere 12 e non certo 36. Questo il terribile abbaglio contestato al fisico-medico nel capo d'imputazione, in cui si parla di «macroscopico errore di determinazione e calcolo della dose di irradiazione precauzionale encefalica», per «un'irradiazione complessiva di 36 Gray (in forza di otto sedute), così da discostarsi e sostanzialmente aumentare del 200 per cento la dose di radioterapia prescritta al minore dal medico che lo aveva in cura». L'allora dirigente medico della struttura complessa di radioterapia oncologica è stata invece citata in giudizio in quanto «essendo titolare di una posizione di garanzia» nei confronti del bambino «ometteva di controllare e verificare che l'esecuzione del trattamento radioterapico fosse effettuata nei termini e nelle dosi rigorosamente indicati, così da contribuire causalmente all'insorgenza della patologia cerebrale che non si sarebbe verificata ove avesse compiutamente controllato la correttezza del trattamento radioterapico».
Un errore, ancora, che secondo le accuse avrebbe portato alla leucoencefalopatia irreversibile diagnosticata in seguito a Luca, dopo che per anni la sua famiglia aveva insistito nel chiedere spiegazioni per quella regressione. Luca, da allora, ha infatti avuto bisogno di un sostegno scolastico, non è stato più capace di compiere semplici calcoli o di scrivere come prima. E quando, dopo una risonanza magnetica al Meyer di Firenze che aveva evidenziato un encefalo preoccupantemente “bianco”, la famiglia ha avuto la diagnosi definitiva e soprattutto la prova documentale dell'errore, assistita dall'avvocato Laura Modena, ha denunciato i medici.
Immediato il commento dell'Azienda ospedaliera di Perugia, che ha spiegato di confidare «pienamente nel lavoro della magistratura per restituire verità alla vicenda. In questi anni l'innovazione tecnologica ha permesso di informatizzare completamente il reparto di Radioterapia, una eccellenza della sanità umbra che ha in carico ogni anno oltre mille pazienti, alcuni provenienti da fuori regione. L'informatizzazione ha permesso la riduzione del rischio e l'integrazione di tutti i sistemi relativi ai dati sanitari del paziente oncologico, comprese le prescrizioni mediche per le terapie».
Ma c'è un'ulteriore beffa per Luca e la sua famiglia: la prima udienza per ottenere eventualmente giustizia è stata fissata al 23 settembre dell'anno prossimo, a causa dell'ingolfamento dei tribunale. Dieci mesi solo per iniziare la trattazione della causa, con la tagliola della prescrizione: un tempo infinito, anche per gli stessi medici a giudizio e le ombre con cui dovranno combattere. Dieci mesi che magari Luca non sarà in grado di contare, per un tempo e una vita che comunque neanche un giudice gli restituirà mai più.

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