La psicologa dell'ospedale:
«Gli incubi dei pazienti
che escono dalla Terapia intensiva,
c'è chi pensa di essere un assassino»

Lunedì 1 Giugno 2020 di Umberto Giangiuli
La dottoressa Roberta De Ciantis
TERNI Da Bergamo aveva intrapreso il viaggio della speranza verso l’ospedale di Terni. Il Covid 19 lo aveva quasi sopraffatto e quando è arrivato al Santa Maria i medici hanno scosso la testa, come per dire, tentiamo ma è molto difficile. Più di 30 giorni in sala di rianimazione. Isolato dalla famiglia e dal mondo. Unici amici di viaggio i battiti del cuore segnalati sul monitor, la pressione del sangue ballerina e gli animatori e infermieri sempre presenti. Quanto la battaglia contro il Coronavirus si faceva più dura e l’uomo stava per soccombere, il paziente di Bergamo ha avuto come uno scatto. Ogni giorno sempre meglio fino ai tamponi che hanno decretato la vittoria sul virus. Il peggio era passato, la malattia era stata debellata definitivamente, ma a quel paziente era rimasta un cicatrice interna. Non riconosceva più il suo mondo, il suo passato, il virus e le cure che lo avevano trasformato. E qui entra nel suo mondo la psicologa Roberta De Ciantis del servizio di Psicologia dell’ospedale di Terni che instaura con il paziente uno stretto rapporto di fiducia, raccoglie le sue paure e le sue ansie fino alla guarigione. Dottoressa che provano i malati di Covid 19 una volta che vengono fuori dalla sedazione a cui vengono sottoposti? «Non riescono a comprendere se il loro sonno artificiale è stato realtà o sogno. A volte arrivano al delirio, e questa è la parte più dolorosa. I loro ricordi rimangono al momento che vengono posizionati sul lettino della rianimazione e sono racconti anche struggenti una volta che sono fuori dalla sala di rianimazione». «Per esempio- racconta la psicologa – un paziente era convinto che lo avessero rapito e che la rianimazione era la sua prigione. Talmente convinto che ce ne è voluto di tempo per fargli capire che la realtà era molto diversa. C’è stato anche il caso di un signore che si sentiva una colpa che, in realtà non esisteva. Ebbene era convinto di aver ucciso una persona e quando e stato in grado di parlare alla moglie, diceva di chiamare i carabinieri che voleva costituirsi». Il supporto psicologico non è stato solo per il malato ma pure per i famigliari a casa, in trepida attesa della chiamata del medico di rianimazione che faceva il punto giornaliero su come andava il paziente. «Anche in questo caso- continua Roberta De Ciantis- moglie e figlia vivevano la loro giornata, come se nulla fosse accaduto, seguendo le proprie abitudini, tanto per non perdere la quotidianità. Abbiamo aiutato anche loro ha sentirsi meno sole e vivere la realtà con la speranza». Quel signore di Bergamo è ritornato all’ospedale di Terni per degli esami di controllo ed ha cercato al dottoressa De Ciantis per ringraziarla di nuovo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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