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Perugia, suora deve testimoniare a favore degli imputati e invece li inchioda

Mercoledì 1 Luglio 2020
PERUGIA - Teste della difesa, dunque pronta a testimoniare in favore della difesa. Teoricamente. Perché in realtà, la suora che ieri ha giurato (in videoconferenza) di dire «la verità, tutta la verità, dica lo giuro» in realtà ha inchiodato gli imputati. Almeno secondo l’accusa. Perché la difesa invece fa sapere che c’è molta soddisfazione per come sta andando il processo. Il processo che vede le benedettine di Fossato di Vico parte civile contro la ditta che doveva occuparsi dei lavori di ristrutturazione del monastero di Santa Maria della Fonte, danneggiato dal sisma del 1997.

Da una parte l’accusa all’azienda di aver truffato le religiose (assistite dall’avvocato Anna Sorbelli) perché i lavori previsti, e per i quali le monache avevano avuto accesso a finanziamenti pubblici per 1,7 milioni, non erano mai stati terminati e anche per aver richiesto ulteriori pagamenti direttamente dal conto corrente del Monastero, asserendo di aver sostenuto costi maggiori rispetto a quanto inizialmente preventivato. Dall’altra c’è la difesa dell’azienda (con gli avvocati Giuseppe Caforio, Franco Libori e Amedeo Ciuffetelli) che contesta il fatto che le suore siano parte offesa sostenendo come ci fosse un accordo tra le parti di “deviare” parte delle somme stanziate per la ricostruzione ad altri lavori. Una storia giudiziaria che si trascina dal 2014 (a fronte di lavori partiti nel 2008 e mai terminati) partita dopo che una suora architetto aveva segnalato le presunte irregolarità e che vede avvicinarsi i termini della prescrizione. Una storia che racconta, al di là di quanto verrà stabilito dal giudice, di monache costrette da quasi dieci anni senza acqua calda.

Ieri, in videoconferenza sulla piattaforma Teams, la suora (una dei testi della difesa, appunto) ha sottolineato come anche nel Monastero delle Benedettine di Sant’Anna di Bastia, di cui è priora, i lavori non sono stati conclusi sul modello di quanto accaduto a Fossato di Vico. E anche in questo caso sarebbe stato chiesto un maxi finanziamento, di 400mila euro, e che sono stati fatti pagamenti per lavori mai conclusi. La difesa sostiene come il riferimento sia principalmente a un’altra ditta e non a quella imputata, sottolineando come nel corso del dibattimento sia emerso in più occasioni come le religiose abbiano chiesto lavori ulteriori rispetto a quanto stabilito. Prossima tappa il 7 luglio.  © RIPRODUZIONE RISERVATA