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Prezzi, stangata da 1.500 euro a famiglia. Terni settima in Italia per i rincari alimentari: +11,5%. Perugia stangata per i prodotti energetici: +65,9%

Prezzi, stangata da 1.500 euro a famiglia. Terni settima in Italia per i rincari alimentari: +11,5%. Perugia stangata per i prodotti energetici: +65,9%
di Fabio Nucci
3 Minuti di Lettura
Sabato 13 Agosto 2022, 06:56

livello mensile, la corsa dei prezzi rallenta ma a guardare un anno fa, l’inflazione a luglio in Umbria ha superato la soglia dell’8%, al livello più alto da 36 anni a questa parte. Il dato traduce la stangata in corso su beni alimentari ed energetici, i cui rincari – come rileva un’analisi dell’Unione nazionale consumatori (Unc) - collocano Perugia e Terni tra le città più care d’Italia. Per una famiglia media, un impatto che a fine anno potrebbe pesare fino a 1.500 euro.
Le ultime rilevazioni Istat, rese note dagli uffici comunali di statistica dei due capoluoghi, indicano un indice regionale dei prezzi al consumo mensile che dallo 0,75% di maggio è passato allo 0,43% di luglio, segnando una lieve frenata nei rincari dei beni del paniere Istat. Ma considerando l’orizzonte annuale, la corsa sembra senza freni col tasso d’inflazione salito all’8,6% a Perugia e all’8% a Terni (7,3 e 6,7% a maggio). A trainare tale avanzata, energia elettrica, che a luglio segna un aumento annuale del 99,6%, e trasporto aereo, i cui biglietti sono cresciuti del 109,2%. Segna rincari meno pesanti invece il gas di città (43,6% e 41% nei due capoluoghi), il gasolio per riscaldamento (54,6 e 58%) e i carburanti-lubrificanti per mezzi di trasporto (26,5 e 23,4%). Considerando l’intero capitolo dei beni energetici, come evidenzia un’elaborazione dell’Unc, l’ Umbria risulta tra le regioni che ha subito i rincari maggiori. «Tra i cittadini più bastonati ci sono quelli di Perugia e Terni – si osserva dall’associazione – città che occupano la terza e la quarta posizione quanto a rincari nelle spese di luce e gas: +65,9% a Perugia, +65% a Terni». A livello nazionale, considerando un aumento del 59,2%, si calcola un impatto sulla spesa annuale di quasi 800 euro.

Col +11,5% di aumento medio, Terni figura tra le dieci città più care d’Italia anche considerando i prodotti alimentari e le bevande. La città dell’acciaio, infatti, occupa la settima posizione ex aequo con Verona (in testa Cosenza col +13,1%). In questo caso Perugia evidenzia un tasso d’inflazione inferiore, pari al 10,9%, che vale la posizione numero 23 a livello nazionale. Per Terni, l’Unc stima che una famiglia media possa subire un aggravio di spesa di 690 euro l’anno.
A luglio si sono ridimensionati gli aumenti subiti da frutta e vegetali, scesi al 3,7 e 12% a Perugia, 7,2 e 10% a Terni ma su altri capitoli di spesa le tensioni sui listini negli ultimi due mesi sono proseguite senza soluzione di continuità. “A Terni hanno subito il maggior aumento di prezzo gli “altri oli alimentari” +75,2%, il burro +37%, la pasta +31,5% e il riso +28,9%. Anche carne e pesce sono più cari circa del 10%”, si rileva dall’ufficio statistica comunale. Il capitolo pane e cereali è salito del 15,4% (13% a Perugia), mentre quello latte, formaggi e uova in entrambe le città si attesta intorno all’11,5%. Nel capoluogo di regione, il prezzo del burro è salito del 41,2% in un anno, quello della pasta del 20,9%, mentre in un solo mese il riso è risultato più caro del 6,8% (+20% annuo). “Le maggiori variazioni congiunturali nelle divisioni si sono registrate in quella dei Trasporti, che ha registrato il maggior incremento (+1,6%) e in quella delle Comunicazioni, che ha registrato il maggior decremento congiunturale (-0,8%)”.

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