CORONAVIRUS

Terni, l'allarme di Confapi: «Piccole aziende stremate: basta tasse, ci vuole liquidità a fondo perduto»

Mercoledì 13 Maggio 2020 di Corso Viola

Carlo Salvati è il presidente della Confapi Terni e componente del cda nazionale, l'associazione a cui aderiscono oltre duecento medie e piccole aziende della provincia. L'emergenza Coronavirus per la maggior parte di queste ha avuto effetti peggiori di un terremoto, con le poche certezze sulla tenuta dei conti che nelle ultime settimane si sono sciolte come neve al sole. Arrivati alla Fase 2, ma i problemi sono ancora tutti sul tappeto: «La Confapi - dice Salvati - sin dall'inizio dell'emergenza ha sostenuto una posizione di responsabilità che mettesse la salute e la sicurezza di tutti al primo posto, evidenziando però la contemporanea necessità di misure di immediato sostegno al mondo produttivo per non rischiare che venga minato alle sue fondamenta. Ho sempre detto e pensato - continua Salvati - che il vero capitale sociale delle imprese sono i dipendenti, abbiamo preso tutte le precauzioni possibili, dalle protezioni individuali al distanziamento». Ora il problema per Salvati è quello della sopravvivenza delle aziende: servono provvedimenti per ridare ossigeno alle piccole imprese: «Oggi - prosegue il presidente della Confapi - la priorità è la liquidità immediata per tutti, piccole, medie e anche grandi imprese private, azzerando la burocrazia. Bisogna scongiurare l'interruzione della catena dei pagamenti dei fornitori e soprattutto degli stipendi dei dipendenti e garantire la stabilità sociale, ma fino ad oggi non è arrivato nulla; ho scaricato le misure tecniche per l'istituzione del fondo prestiti Re Start della Regione (fondo è costituito da una dotazione di 18 milioni di euro, ripartiti in euro 12 milioni, per la concessione di finanziamenti fino a 25 mila euro a favore delle micro e piccole imprese) per capire cosa fare e per la prima volta la Regione sembra essersi accorta che esistiamo e sembra un provvedimento tagliato per le piccole e medie imprese. La liquidità deve arrivare da un fondo perduto, molte aziende hanno perso i due terzi del fatturato mentre sono costrette a pagare comunque le tasse, i servizi ed i fornitori. Per noi esiste una sola ricetta, visto che la situazione si sta aggravando giorno dopo giorno con la perdita di buona parte del fatturato annuale, ed è quella dell'abolizione per tutto il 2020 delle tasse, con una forte immissione di liquidità».
 Ma c'è anche la problematica dei dipendenti che con la crisi rischiano il posto: «Sacrifici nefasti per le stesse aziende - dice ancora Salvati - perché essere costretti a mandare a casa un dipendente che è stato nel tempo professionalizzato è una grave perdita che non recuperi più».
A Terni la crisi, dopo l'emergenza mondiale per il Coronavirus, è ancora più grave e sentita: «La situazione è drammatica per decine di aziende, da quelle che lavorano per le grandi imprese, come l'Ast, ma anche per quelle legate al Turismo, mentre il settore manufatturiero sembra reggere».
Salvati poi chiede di cancellare il prima possibile la norma che riconosce il Covid come malattia professionale: «Mi pare un'assurdità - conclude Salvati - noi tuteliamo in tutto e per tutto il lavoratore, ma poi come facciamo a controllarlo quando sta fuori dall'azienda, una norma davvero sbagliata ed ingiusta».

Ultimo aggiornamento: 22:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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