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Maxi rapina, incastrati dopo 15 anni per l'assalto a 150mila euro di sigarette e per l'autista del camion sequestrato a Ponte Felcino

Il procuratore aggiunto Giuseppe Petrazzini
di Michele MIlletti
2 Minuti di Lettura
Giovedì 2 Giugno 2022, 09:02 - Ultimo aggiornamento: 09:09

PERUGIA Mascherati da agenti delle forze dell’ordine. Una pettorina fasulla ma terribilmente vera se le due auto che ti trovi di fronte sono “incrociate” come un posto di blocco e se il piglio è quello di un controllo di sicurezza. Ma quegli agenti sono troppo risoluti, specie nel tirare fuori la pistola. A quel punto l’uomo, alla guida di un camion pieno di sigarette, capisce di essere in trappola ma è troppo tardi: una delle pistole estratte dai falsi agenti gli finisce direttamente in bocca, e mentre viene portato su una delle due auto, steso sul sedile posteriore, con una coperta addosso e minacciato da due banditi, altri quattro fanno sparire l’altra macchina e soprattutto il camion.
Un carico particolarmente prezioso: 150mila euro in sigarette. Mai più ritrovati, tanto le sigarette quanto il camion.
Zona industriale di Ponte Felcino, ottobre 2007: quell’assalto fa notizia, con la squadra mobile e un elicottero della polizia a caccia dei banditi. Ebbene, quindici anni dopo due dei sei appartenenti al presunto commando potrebbero essere stati finalmente incastrati. Il condizionale è d’obbligo, anzitutto perché i due si sono sempre dichiarati innocenti in tutti questi anni e stanno combattendo in tribunale per dimostrarlo al di là di ogni ragionevole dubbio. E poi perché gli indizi dovranno necessariamente diventare prova al termine del dibattimento.
Ma le due carte in mano all’accusa, rappresentata in aula dal procuratore aggiunto Giuseppe Petrazzini, sono sicuramente impportanti: si tratta infatti di ricevute di una struttura ricettiva cittadina e delle geolocalizzazioni dei telefoni, e in entrambi i casi emerge come i due la sera prima della rapina fossero a Perugia. Una casualità? Certo, può essere. Ma se i quattro presunti complici hanno in questi anni hanno patteggiato e già scontato la pena, anche per le difese dimostrare l’estraneità ai fatti dei due ultimi imputati di quel commando entrato in azione quindici anni fa non sembra propriamente una passeggiata. Ieri in aula è stato sentito un teste della polizia giudiziaria che aveva condotto le indagini e che ha ricostruito proprio la presenza dei due in città attraverso le celle agganciate dai cellulari. Prossima udienza il 20 luglio.
«Intanto io continuo a pagare multe per il furgone rubato»: è la paradossale situazione dell’imprenditore perugino tra le parti civili nel processo proprio perché il mezzo era suo e all’epoca dei fatti era dirigente dei monopoli perugini.
Un furgone localizzato da sempre nel Napoletano, da dove venivano i banditi e dove avevano lasciato il conducente del mezzo dopo il rapimento e la rapina, ma che evidentemente e nonostante tutto ancora è in funzione con tanto di infrazioni commesse.

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