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Perugia, il Consiglio di Stato boccia il reparto dell'ospedale gestito solo dagli infermieri

L'ospedale di Perugia
di Federico Fabrizi
2 Minuti di Lettura
Lunedì 27 Giugno 2022, 08:52

In ospedale un reparto senza medici, gestito solo dagli infermieri, non si può fare. Il Consiglio di Stato ha bocciato definitivamente l’unità di degenza infermieristica che la giunta regionale aveva “varato” nel 2015 per l’ospedale di Perugia: di fatto un reparto di 12 posti letto, per attività di riabilitazione o situazioni non gravi, in cui operano soltanto infermieri e con i medici “a distanza” a coordinare il lavoro.
La battaglia in tribunale era iniziata sette anni fa: nel 2016, infatti, il Tar aveva sancito la prima bocciatura dell’unità di degenza infermieristica. Nei giorni scorsi è arrivato anche il verdetto del secondo round al Consiglio di Stato: «È stato definitivamente ripristinato il principio che spetta al medico la gestione del percorso clinico e terapeutico del paziente, nel rispetto del ruolo e delle funzioni del personale infermieristico - commentano il segretario regionale di Cimo Umbria, Marco Coccetta e Cristina Cenci, presidente della Federazione Cimo-Fesmed dell’Umbria - i magistrati hanno spiegato chiaramente che il personale medico non può operare a distanza, questo determinerebbe una traslazione delle responsabilità, non consentita dall’ordinamento».
Il punto su cui hanno battuto i sindacati dei medici sta nella «correttezza dei rapporti tra le professionalità presenti nel servizio sanitario nazionale». Detto più chiaramente: «la gestione infermieristica ha una sua assoluta peculiarità, che non può però prescindere dal percorso di diagnosi e cura che spetta esclusivamente al medico».
E la decisione dei giudici ha un valore anche nei rapporti tra sigle sindacali e Regioni in ambito sanitario: «La sentenza del Consiglio di Stato sancisce un principio fondamentale: le organizzazioni sindacali, in questo caso Cimo e Aaroi, sono legittimate a ricorrere contro un provvedimento regionale a tutela di un interesse collettivo di cui sono istituzionalmente portatrici», spiega l’avvocato Romina Pitoni, il legale che ha seguito la vertenza Udi fin dal primo momento, proprio per conto di Cimo e Aaroi.

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