Perugia, novanta presidi al Ministro: «Senza organico Covid non ce la facciamo»

Perugia, novanta presidi al Ministro: «Senza organico Covid non ce la facciamo»
di Remo Gasperini
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Lunedì 27 Dicembre 2021, 10:32

PERUGIA - «Senza conferma del personale di rinforzo per il Covid non possiamo andare avanti e al rientro dalle vacanze natalizie potremmo dover ridurre il tempo scuola e la completa erogazione del servizio in presenza, ricorrendo a forme alternative d’interazione a distanza». E’ questo il grido di allarme sottoscritto da 93 presidi dell’Umbria per le incertezze sulla permanenza in servizio del personale aggiuntivo Covid che in Umbria, tra docenti e collaboratori scolastici, è di poco sotto alle 2mila unità. I dirigenti, che ricordano come stiano «gestendo “a mani nude” la più nera crisi di contagi scolastici dall’inizio della pandemia», hanno scritto al ministro Patrizio Bianchi per sollecitare rassicurazioni sulle «allarmanti notizie rispetto alla possibilità che non siano state stanziate risorse sufficienti per la conferma in servizio del personale scolastico assunto con contratti “Covid” fino al termine delle lezioni di quest’anno scolastico». Oltre alla conferma dei docenti i presidi puntano l’attenzione sul personale non docente: quello amministrativo «che ci aiuta a gestire l’enorme mole di comunicazioni in aggiunta alla già gravosa burocrazia che affligge i nostri uffici», e soprattutto sui collaboratori che nei vari gradi d’istruzione, ma soprattutto all’Infanzia e alla Primaria, sono oltre 800. «I collaboratori – ricordano i presidi - sono stati richiesti dalla stragrande maggioranza delle scuole come supporto indispensabile per la complessa gestione dei plessi, in misura sicuramente molto più significativa rispetto alle altre figure. Prima che il peggio abbia a verificarsi, ci corre l’obbligo di rappresentare come le nostre scuole non possano fare a meno di questo personale, per poter garantire il regolare funzionamento delle attività didattiche in presenza e in sicurezza». Il numero non adeguato dei collaboratori scolastici è da anni un punto di criticità più volte denunciato e con l’arrivo della pandemia, a seguito delle nuove incombenze emerse soprattutto nelle scuole che hanno più plessi o sedi, la situazione è diventata sostenibile solo grazie all’organico Covid. «Non si tratta di personale - dicono - che solo in via del tutto eccezionale viene a creare un surplus rispetto al livello soglia. Non c’è eccedenza, non c’è esubero, non c’è spreco di risorse». Due le richieste stringenti che i dirigenti avanzano al ministro: «l’assoluta necessità che il cosiddetto personale “Covid”, di tutti i profili e in particolare degli ATA, sia confermato nelle scuole in cui si trova almeno fino al termine delle lezioni di questo anno scolastico; l’inderogabile bisogno di revisionare i parametri che determinano in situazione ordinaria la consistenza degli organici ATA, in ragione non soltanto del mero numero degli alunni ma anche delle condizioni materiali in cui il servizio essenziale che è l’istruzione viene concretamente erogato».

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