«Gli imprenditori mi lasciavano 5mila euro tra le bottiglie di vino». Il finanziere arrestato e il sistema dei controlli più veloci

La procura di Perugia
di Egle Priolo
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PERUGIA - Favori e regali in cambio di controlli più leggeri, le maglie delle contestazioni al maresciallo della guardia di finanza accusato di corruzione – dagli stessi colleghi del Nucleo di polizia economico-finanziaria del Comando provinciale di Perugia – si fanno più fitte. Nei confronti di Savino Strippoli, infatti, il procuratore aggiunto Giuseppe Petrazzini ha aggiunto altri due capi di imputazione per altre due ipotesi di corruzione, che coinvolgono anche l'imprenditore Eros Giovannini e la moglie Sabina Maggesi (indagati in concorso, per accuse chiaramente ancora tutte da dimostrare) e lo stesso Alvano Bacchi, uno dei due imprenditori “amici” finiti agli arresti domiciliari – l'inchiesta ne conta comunque altri tre - alla fine dello scorso anno, con l'accusa di aver pagato il finanziere per ottenere il suo aiuto ad eludere le indagini e i controlli delle fiamme gialle e dell'Agenzia delle entrate.

E nel nuovo fascicolo aperto dalla procura, Strippoli è accusato di aver ricevuto 30mila euro dai Giovannini e altri 5mila euro da Bacchi perché - nel corso delle verifiche contabili nelle loro aziende - «operasse in modo tale da non rilevare talune delle irregolarità riscontrabili». Contestazioni, insieme a quelle per il pagamento della sua piscina nella casa di San Mariano in cambio di un occhio benevolo nei controlli, che il maresciallo – ancora ai domiciliari dopo aver passato tre settimane in carcere in seguito all'arresto operato dai colleghi – ha in qualche modo ammesso, ma spiegando meglio dinamiche e fornendo la propria versione. A un paio di mesi dalla richiesta di interrogatorio avanzata alla procura, infatti, il maresciallo, assistito dall'avvocato Vincenzo Maccarone, si è presentato davanti a Petrazzini e ad alcuni investigatori per raccontare cosa sia successo in occasione degli accertamenti del 2018 e del 2020 finiti nel mirino. E Strippoli, in sintesi, ha spiegato: «Sì, è vero, gli imprenditori con cui ho iniziato un rapporto di amicizia mi hanno fatto trovare i soldi nelle casse di vino che mi hanno regalato. E io ho fatto l'errore di tenerli. Mi hanno ingolosito e li ho tenuti. Ma ho svolto il mio lavoro e la mia attività correttamente, in maniera sempre conforme ai doveri d'ufficio». Strippoli ha comunque negato con forza che i Giovannini gli abbiano dato 30mila euro, ammettendo il regalo di soli cinquemila euro, e ha ricordato il rapporto diventato stretto con Bacchi (che ha ammesso a dicembre le regalie) e poi con Giovannini. «Si trattava di amici e mi sono adoperato per aiutarli. Ho abusato del mio ruolo e ho fatto un errore a tenere i soldi che mi hanno fatto trovare in mezzo al vino».
Una versione un po' diversa da quella fornita agli inquirenti dall'amico Bacchi che, assistito dagli avvocati Ilario Taddei e Francesco Pugliese, ha parlato di «un controllo veloce e superficiale se avessi corrisposto 5.000 euro». Sfumature che potrebbero fare la differenza se si arrivasse a un eventuale processo, in cui si potranno negare o sminuire solo i passaggi che non possono essere provati. Intanto, l'interrogatorio di Strippoli finirà il prossimo mercoledì quando si parlerà delle accuse relative alle sue partecipazioni in società immobiliari sconosciute al fisco, per un'inchiesta che coinvolge anche altri due finanzieri, di cui uno ancora in attività.

Venerdì 7 Maggio 2021, 11:45 - Ultimo aggiornamento: 13:03
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