Scandalo ambulanze, mezzi pericolosi e «caporalato»: dipendenti sfruttati anche da un sindacalista

Scandalo ambulanze, mezzi pericolosi e «caporalato»: dipendenti sfruttati anche da un sindacalista
di Egle Priolo
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Mercoledì 20 Ottobre 2021, 09:00

PERUGIA Un colloquio «personale». Avuto «una settimana prima del subentro della nuova cooperativa» direttamente con un «sindacalista» perugino e colui che per gli investigatori è di fatto sempre stato l'amministratore di quella coop, nonostante l'utilizzo di prestanome e di consigli d'amministrazione di facciata perché non poteva esserlo. In quell'occasione «mi è stato proposto un nuovo contratto che prevedeva il passaggio dalle 15 ore settimanali con stipendio di circa mille euro ad uno che prevedeva 40 ore settimanali con stipendio di circa 1400 euro mensili». Una proposta di lavoro che colloca il sindacalista più nella sfera di persona di fiducia del datore di lavoro che non in quella di rappresentante dei diritti dei lavoratori all'interno di un'azienda.

Un colloquio, raccontato da una dipendente di Città di Castello alla guardia di finanza lo scorso aprile, che infatti viene indicato dagli inquirenti come «acquisizione probatoria» del fatto che il sindacalista, assunto nel 2009 dall'azienda Usl Umbria 1 come autista di ambulanze, fosse vicino alle persone che la finanza e la procura di Pavia indicano come responsabili dello scandalo ambulanze non sanificate e insufficienti a coprire il fabbisogno di mezzi indicato nelle gare di appalto vinte in sanità.
Gare vinte col trucco di una cooperativa, la First Aid One Italia, con sede a Pesaro e operativa prima in Lombardia e poi in tutta Italia. Umbria compresa. Con un appalto da 650mila euro per il servizio «di trasporti sanitari in emergenza/urgenza e ordinari/ordinari programmati per l'area nord presso l'azienda Usl Umbria di Perugia» iniziato il primo novembre 2019 in sostituzione di un'altra cooperativa con cui la First Aid aveva stipulato un contratto d'affitto di ramo d'azienda due mesi prima, e ancora in corso quando lunedì mattina le fiamme gialle hanno posto tutto sotto sequestro.
Dodici ambulanze invece delle 16 dichiarate in sede di gara all'ente appaltatore, con la Usl considerata parte offesa dai procuratori lombardi, che oltre a essere pericolose perché le sanificazioni, anche sotto Covid, non avvenivano regolarmente o senza disporre «delle dotazioni e dei dispositivi di protezione necessari», lo sono state anche per i regimi di lavoro imposti ai dipendenti. Perché turni di dodici ore alla guida di un'ambulanza sono un rischio altissimo per chi lavora e per chi in quell'ambulanza è costretto a salire.
Se infatti i reati contestati ai due fratelli Antonio e Francesco Calderone e al prestanome (per via di condanne che avrebbero reso impossibile l'accesso alle gare d'appalto) Francesco Di Dio sono, per quanto riguarda quelli ipotizzati in Umbria, turbata libertà negli incanti e frode nelle pubbliche forniture, gli inquirenti parlano apertamente anche di caporalato con «condizioni di sfruttamento» dei lavoratori «approfittando del loro stato di bisogno o di necessità». Il fine era quello di risparmiare sul costo del lavoro per poter partecipare a gare d'appalto con un'offerta che anche a Perugia – scrive il gip - «è stata segnalata addirittura come anomala dalla stazione appaltante, in quanto anormalmente bassa».
Tutte situazioni che, in teoria, un sindacalista avrebbe dovuto quantomeno contestare. Per questo il giudice nel decreto di sequestro sottolinea quei 16mila euro di bonifici e quella notte di pernottamento corrisposti da First Aid al rappresentante sindacale perugino (non indagato e che nel frattempo ha cambiato sigla) nominato il 18 giugno scorso consigliere d'amministrazione della stessa coop. Bonifici relativi al 2020 per i quali «si è verificato che tali somme percepite a titolo di non specificate prestazioni professionali non siano regolarmente confluite nei redditi percepiti dell'anno 2020, circostanza che porta a nutrire dubbi sul rilascio da parte della Usl Umbria 1 del necessario nulla osta che un dipendente della pubblica amministrazione avrebbe dovuto ottenere per svolgere altre attività».

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