Pd diviso su tutto, la guerra per quattro posti in Regione

Mercoledì 10 Luglio 2019 di Federico Fabrizi
La squadra del commissario Verini
PERUGIA - Niente congresso, niente primarie, niente assemblea regionale. Ma non basta. Pure con tutti gli sforzi possibili per togliere occasioni di scontro interno, il Pd non riesce ad esistere senza guerre fratricide. Per i dem i prossimi quattro mesi e mezzo - tanto manca al voto per le Regionali - rischiano di diventare un autentico calvario. Il Partito democratico umbro è vissuto e si è strutturato per anni intorno al dualismo, spesso più personale e correntizio che politico, tra Catiuscia Marini e Gianpiero Bocci. Ora sono saltati tutti i punti di riferimento.
Senza punti di riferimento, il Pd umbro non riesce neanche ad arrivare al punto di litigare su quale strada prendere, ma s’accapiglia prima sulla scelta di chi debba tenere il volante. Così l’auto sbanda pure in rettilineo. I più ottimisti inseguono la sfida di cambiare il vento - che soffia tanto forte con la Lega al 38 per cento alle Europee in Umbria - e sognano di ribaltare tutti i sondaggi, i realisti invece fanno già i conti su una sconfitta alle Regionali che lasci appena tre o quattro scranni a Palazzo Cesaroni per tutto il centrosinistra. Dunque, al netto delle dichiarazioni di facciata, la guerra nel Pd è una questione assolutamente pratica: si combatte per i posti “rimasti” da consigliere regionale.
ZINGARETETTIAN-VERINIANI
Il commissario Walter Verini, scelto da Zingaretti ad aprile, a poche ore dall’uscita della notizia delle misure cautelari di Concorsopoli, fatica da matti a tenere tutti dentro. Verini può contare su una pattuglia di zingarettiani in parte istituzionale (il presidente della Regione Fabio Paparelli e la ex vice presidente della Camera Marina Sereni) in parte composta da assaltatori: Valeria Cardinali, Tommaso Bori, Sarah Bistocchi, Stefano Fancelli. Sta nel gruppo pure la spoletina Camilla Laureti, lei non risulta iscritta ai dem ma è stata candidata alle Europee e nel perimetro del Cuore verde ha racimolato 15mila preferenze, gode della stima di Zingaretti in persona - in passato ha lavorato alla Regione Lazio - ed ha scalato diverse posizioni nella classifica dei papabili candidati presidenti per novembre. Al di là del profilo politically correct assunto dal commissario, la pattuglia zingarettian-veriniana pretende aria libera intorno e possibilità di decidere. Nello schieramento siedono tanti rimasti a lungo schiacciati sotto il braccio di ferro Bocci-Marini ed ora determinati a prendersi la scena.
REAZIONARI
Sull’altro lato della barricata, in posizione opposta, stanno i reazionari, sono i boccian-mariniani fino a qualche mese fa ufficiali incaricati dai rispettivi generali e ormai finiti ai margini. Loro chiedono considerazione e soprattutto vogliono candidature, dentro o fuori dal Pd. La presidente del consiglio regionale Donatella Porzi s’è presa l’onere di guidare la truppa, la seguono Gianfranco Chiacchieroni, Carla Casciari e Fernanda Cecchini, tutti mariniani, tra gli (ex mica tanto) bocciani invece c’è l’eugubino Andrea Smacchi e la consigliera comunale di Perugia Erika Borghesi. Il gruppo ha provato a forzare la mano chiedendo di convocare l’assemblea regionale del partito, quella eletta a dicembre con le primarie stravinte da Bocci, l’obiettivo era guadagnarsi un luogo in cui mostrare i muscoli. Per tutta risposta il vicesegretario dem Andrea Orlando ha sciolto l’assemblea umbra. Un bel calcione in faccia. Si capirà nelle prossime settimane se Porzi e i suoi abbiano forzato così tanto per arrivare allo scontro e aprirsi la via all’uscita dal partito o se al contrario decideranno di fermarsi. Tra i critici - molto - nei confronti di Verini c’è anche il sindaco di Gualdo Tadino Massimiliano Presciutti (bocciano) e il ternano Valdimiro Orsini.
L’UNIVERSO IN MOVIMENTO
In mezzo, tra i due poli, si muove la galassia dem. Il gruppo renziano è eterogeneo. Giacomo Leonelli e Marco Guasticchi - tra i due non è mai corsa troppa simpatia - sono entrambi in posizione dialogante con Verini e con gli zingarettiani. Leonelli ha organizzato la sua “MeritiAMOci l’Umbria” che è un viaggio nella regione «per incontrare i cittadini» e Guasticchi ha rimarcato di «non cancellare i moderati del 
Pd». Entrambi hanno chanche di ricandidatura. Nel caso, remoto, di primarie Leonelli potrebbe anche provarci. Alla stessa altezza sono posizionati i senatori Leonardo Grimani e Nadia Ginetti, anche se entrambi finora hanno scelto di rispettare rigorosamente la distanza di sicurezza. Decisamente più in combattimento Anna Ascani: sarà per il pessimo feeling con il concittadino di Città di Castello Verini, fatto sta che la renziana vicepresidente del 
Pd ha sempre contestato la scelta del commissario e per le Regionali ha proposto «un candidato governatore esterno» e una lista «tutta nuova». Il tuderte Andrea Vannini, eletto all’assemblea nazionale dem con la mozione Giachetti-Ascani, è tra i candidabili in Consiglio. Sui confini nella galassia, tra i papabili, orbitano almeno un paio di nomi buoni: il prof di Economia Luca Ferrucci e il leader del coop bianche Andrea Fora. Mauro Agostini, invece, è un riservista di lusso: oggi si divide tra il lavoro di direttore di Sviluppumbria e l’attività di saggista politico, ha appena pubblicato con Rubettino “Sette note a sinistra. Come il Pd può andare incontro al futuro”. E se Agostini è un riservista di lusso, i sindaci sono il vivaio: Francesco de Rebotti di Narni, Cristian Betti di Corciano, Giacomo Chiodini di Magione e pure Federico Gori a Montecchio (bocciano ma non ultras) sono profili in grado di reggere la prima pagina. Ma tutti escluso de Rebotti - tra i più ascoltati da Verini - sono stati eletti da poco e se lasciassero i rispettivi municipi per la Regione rischierebbero di portare a casa un doppio ko.
GLI ALTRI
Il Pd è un universo in subbuglio, ma intorno le acque non sono meno agitate. Ieri l’ex senatore Udc Maurizio Ronconi ha annunciato via Facebook: «Alle prossime regionali ci sarà una lista di centristi, civici, moderati e cattolici democratici». Sarà alleata del Pd? E passerà da quelle parti anche il consigliere regionale Eros Brega, ormai in uscita dai dem? Invece l’ex assessore di Palazzo Donini Stefano Vinti la mette giù così: «La sinistra umbra avanzi una proposta incentrata sul tema del lavoro e che veda protagonisti i territori».
Mettono un punto anche i socialisti e si dicono pronti «A presentare le loro proposte per il progresso e lo sviluppo della nostra comunità regionale, potendo proporre anche una propria candidatura alla guida della Regione dell’Umbria, in grado di coniugare comprovata capacità  amministrativa e rappresentatività politica». Nomi? il sindaco di Città di Castello e presidente della Provincia di Perugia Luciano Bacchetta.
Il commissario dem Verini ha annunciato occasioni di dialogo e incontro, Leonelli è già in movimento, intanto i retroscena raccontano di una cena qualche settimana fa a Massa Martata a cui hanno partecipato tra gli altri Betti, lo stesso Leonelli, de Rebotti e Simone Pettirossi di Assisi. Menù top secret. Ultimo aggiornamento: 17:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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