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Terni, il campione di apnea Pagani: «Vi racconto la mia rinascita, dall'incidente ai record mondiali»

Terni, il campione di apnea Pagani: «Vi racconto la mia rinascita, dall'incidente ai record mondiali»
di Paolo Grassi
4 Minuti di Lettura
Domenica 12 Giugno 2022, 08:56 - Ultimo aggiornamento: 19:15

Dal dolore alla rinascita. E ai record mondiali. Fabrizio Pagani, ternano, ci è riuscito. A 54 anni è pluriprimatista nell’apnea in vasca per disabili e presto tenterà un primato in mare. Ospite nella redazione ternana del Messaggero, parla anche dei suoi record, in quell’apnea subacquea nella quale «un disabile può capire fin dove potersi spingere oltre i limiti». Ma è un fiume in piena quando racconta la sua storia. «Scusate – dice – ma mi emoziono, se ne parlo». Storia cominciata ad agosto 2021 con l’incidente in moto vicino Spoleto, la gamba destra amputata, il braccio destro rimasto a funzionalità limitata, la forza di volontà, la vicinanza della moglie Daniela che gli è sempre rimasta al fianco. Il destino gli ha dato lo schiaffo facendogli perdere la gamba, ma anche la carezza di donargli una nuova vita. «Dopo l’incidente riuscii a restare lucido. Collaboravo coi soccorritori, fornendo generalità e gruppo sanguigno. Lo schianto fu terribile. Provavo rabbia, ma non sentivo dolore. Credevo di aver avuto problemi al piede, non pensavo alla gamba. Brutta sensazione quando mi sono svegliato dall’operazione e non la avevo più». Deve anche la vita a un passante, un uomo di Guidonia, con esperienza da boy scout, che si è fermato e gli ha stretto intorno alla gamba la cintura dei pantaloni. «Mi ha salvato la vita. Perdevo tanto sangue. Sarei morto in un quarto d’ora. Siamo diventati amici. Quando è nato mio figlio (Lorenzo, promessa dello sport nei motori, ndr), lo ho voluto come padrino al battesimo». In ospedale ha trovato la forza. Anche quando, trasportato da Spoleto a Terni per una nuova crisi, si sentì dire che le possibilità di sopravvivenza erano remote. «Mi è scattato un salvavita interno. Si tocca con mano anche la sofferenza delle altre persone ricoverate. Ma chi ha fatto molto è stata mia moglie. Non si è mai allontanata da me. Me la trovavo lì, accanto, ogni giorno, inchiodata sulla poltrona. Ha fatto una scelta pesante». Cinque mesi in carrozzina, poi provò la protesi. «L’impatto fu difficile, poi ci presi confidenza». Protesi tecnologicamente avanzate, ma costose. Il ritorno alla vita normale è stato graduale, senza perdere le vecchie passioni. Si è rituffato nella passione delle moto, provando il quad (moto con quattro ruote grandi) e ha pure vinto gare con dei normodotati. «Mia moglie – racconta – non era convinta. Mi ricordò che avevo solo un braccio e una gamba sani e avrei dovuto stare attento». Dal quad alle immersioni in acqua. «La passione, la avevo da piccolo. Mio padre, un romano trapiantato a Terni, era sommozzatore. Facevo immersioni, ma non apnea. Quella l’ho fatta dopo un corso per palombaro». Per una scommessa, ha provato a dedicarsi all’apnea subacquea in piscina. Con le difficoltà che ne derivano per chi ha una gamba sola. Sono arrivati i record. «Da tre anni, mi dedico solo a quella. Statica e in movimento. Quella in cui mi immergo e nuoto a rana e quella in cui mi sposto con una pinna speciale. Posso stare immerso anche fino a due minuti e mezzo. Ci sono tre fasi da gestire. La prima dà benessere, poi si va in contrazione e in sofferenza. Cambiano la percezione, l’udito, la vista. Queste fasi vanno gestite con un grande lavoro mentale. E’ una disciplina che consiglierei a tutti, a partire dai bambini. Ultimamente sta crescendo tra le donne». Ci sono tecniche per gestirsi in acqua? «Certo. Tecniche mentali. Anche immaginando situazioni di vita. Io immagino tanti colori e mi faccio mentalmente passeggiate in montagna». Presto, il tentativo in mare in assetto variabile. Ma a Terni, è difficile allenarsi. Servono spazi che non ci sono. E pure sponsor che non trova. Un’azienda, però, si è fatta avanti. «La metalmeccanica Crocioni mi ha fatto a tempo di record la “slitta” speciale, per l’immersione lungo un cavo». Anche le piscine, sono poche. Non c’è più nemmeno quella dello stadio, dove si allenava. «Per me, lì, l’amministrazione comunale dovrebbe prendere in mano le cose, senza limitarsi a lasciare tutto a un gestore». Pagani guarda avanti. Per andare oltre i limiti. In barba a sofferenze. Lo spiega con la sua serenità: «Ognuno ha la sua croce. Bisogna vedere come la si porta».

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