Ospedale, l'affondo dei medici: «Nei reparti di alta specialità personale ridotto all'osso»

Ospedale, l'affondo dei medici: «Nei reparti di alta specialità personale ridotto all'osso»
di Sergio Capotosti
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Mercoledì 9 Dicembre 2020, 08:22

«Un reparto di alta specialità come quello di cardiochirurgia del Santa Maria di Terni si regge su appena quattro dipendenti». Il segretario regionale del Cimo, Marco Coccetta, sgancia la bomba in videoconferenza. Ad ascoltarlo, i consiglieri comunali della Terza commissione. «Il territorio dell'Umbria meridionale deve essere riportato su un piano paritetico», ha denunciato ancora il segretario Coccetta per evidenziare lo squilibrio che si vive in Umbria sul fronte della politica sanitaria.

Le tappe. Dopo gli infermieri i medici. Ieri è stata la volta dei camici bianchi. Anche loro, come hanno fatto la settimana scorsa i colleghi, sono intervenuti in videoconferenza per denunciare le criticità del Santa Maria. Il filo comune è la carenza di personale, dettata da una mancata programmazione, che viene da lontano, almeno secondo la rappresentate sindacale dell'Ugl, l'urologo Maria Rita Serva. «Sono venuta via nel 2013 e già si parlava di queste problematiche che non sono state risolte. La pandemia non ha fatto altro che acuire la situazione», ha detto la dottoressa Serva riferendosi ai dati forniti sui posti letto che mancano e le assunzioni ferme al palo.

Al contrario, per il cardiochirurgo Francesco Fioriello, della Cgil Medici, il nodo è anche attuale, determinato dalla scelte di Palazzo Donini. «Assistiamo ad una quotidiana fuga di personale nelle regioni limitrofe, dove rispetto all'Umbria vengono offerte assunzioni a tempo indeterminato», ha detto Fioriello che a tal proposito ha ricordato dell'impegno che la Regione si era presa con i sindacati il 10 novembre in materia di assunzioni. «Impegno che è stato disatteso», ha denunciato Fioriello prima di elencare criticità che medici e infermieri vivono quotidianamente, a cominciare dalla carenza dei disposti di sicurezza, come aveva già sottolineato nel corso dell'audizione degli infermieri Nicola Ambrosino, segretario aziendale della Cisl: «Lavoriamo in Rianimazione senza le cappe ma solo con i camici».

Dpi. E ieri Fioriello è tornato alla carica: «registriamo la carenza di Dpi nelle aree Covid». Il focus si è poi spostato sui provvedimenti presi per fronteggiare l'emergenza Covid-19. «La convenzione con la clinica privata di Perugia ha visto pochissimi casi di pazienti che sono stati operati», ha aggiunto Fioriello. «Oltre al freddo, l'ospedale da campo ancora non è servito», ha rimarcato il rappresentante della Cgil, come avevano già fato i colleghi infermieri. Poi, l'attività chirurgica. «Solo il 15% delle prestazioni è stato smaltito», ha concluso Fioriello.
Lunedì prossimo la parola passerà ai commissari straordinari, Pasquale Chiarelli, dell'ospedale, e Massimo De Fino della Usl Umbria 2. «Dovrebbe intervenire anche l'assessore regionale Luca Coletto ma ancora non abbiamo avuto la conferma», ha anticipato la presidente della Terza commissione, la consigliere di Fratelli d'Italia, Rita Pepegna. Il dibattito prosegue.

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