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Ospedale di Terni: molti i medici in pensione
Dodici reparti rimangono senza primario

Ospedale di Terni: molti i medici in pensione Dodici reparti rimangono senza primario
di Umberto Giangiuli
3 Minuti di Lettura
Domenica 12 Giugno 2022, 11:58

Sono dieci i medici andati in pensione in questi ultimi mesi e 12 i reparti senza primariato. L’ultimo qualche giorno fa con l’andata in pensione di Giovanni Passalacqua e la nomina pro tempore di Roberto Ferranti alla guida della struttura complessa di radiologia (nella foto il team di Passalacqua e i responsabili di dipartimento). Sono i numeri impietosi dell’ospedale di Terni. Con i dovuti confronti si può dire che i medici facente funzione rappresentano l’organico di un nosocomio normale. Uno stato pietoso di come la sanità a Terni sia caduta tanto in basso. Dicevamo dei primari pensionati, i cui concorsi sono  ancora in alto mare. Uno su tutti, quello di anestesia e rianimazione fermo da 6 anni, poco meno quello di ortopedia. Di conseguenza, tra i professionisti in pensione da qualche anno e gli attuali sono dodici i medici incaricati  dalla direzione come facente funzione e questo non può che incidere in modo negativo sull’attività generale dell’ospedale, perché non hanno nessun potere di programmare il futuro del reparto momentaneamente loro assegnato. Alcuni reparti  sono passati addirittura dal facente funzione all’altro, in attesa di un concorso da “vero” primario  che non arriva. Alcuni di questi, a dir la verità, pur essendo entrati in pianta organica a tempo indeterminato poi hanno preferito andare via e scegliere altre strutture. Quasi tutti i professionisti usciti dall’ospedale continuano la loro attività in ambulatori privati mettendo in campo tutta la loro professionalità,  “portando via” anche i pazienti che curavano da anni in ospedale. L’ultimo in ordine di tempo che ha lasciato il “Santa Maria”è il dottor Giovanni Passalacqua direttore del Dipartimento di diagnostica per immagini e radiologia interventistica che ha introdotto innovative procedure interventistiche nello spirito della collaborazione e della multidisciplinarietà. In tal senso è stato fondamentale nella volontà di creare la sala ibrida, un elemento che offre grandi potenzialità terapeutiche alternative alla chirurgia tradizionale, e, non da ultimo, della creazione della chirurgia vascolare. «Il dottor Passalacqua - spiega il direttore generale del Santa Maria, Pasquale Chiarelli,  - ha dato una forte spinta all’uso di nuove tecnologie nel nostro ospedale e ha introdotto innovative procedure interventistiche» Con l’andata in pensione di Passalacqua si allunga ulteriolmente la lista dei primari da nominare. Anche Marsilio Francucci, chirurgo, responsabile delle chirurgia breve fondata qualche decennio fa  che aveva rivoluzionato la degenza per gli interventi più semplici in meno di 48 ore è andato in pensione. Quel reparto del day surgey viene utilizzato a singhiozzo, spesso anche come reparto covid, attualmente ha ripreso la sua funzione primaria. Qualche giorno prima aveva dato l’addio all’ospedale  Claudio Gradoli nominato facente funzione nel reparto di malattie respiratorie, il quale in piena pandemia, aveva gestito la delicata struttura con abnegazione e sacrificio. Da qualche mese via pure  Amilcare Parisi (si trova ad Orvieto), noto chirurgo per le malattie oncologiche e non solo, uno dei pochi professionisti in grado di poter lavorare con il robot Da Vinci in interventi multidisciplinari. Un altro “pezzo” di storia dell’ospedale, Fiore Ferilli, primario di chirurgia vascolare, ha lasciato l’ospedale per raggiunti limiti di età, come pure Michele Palumbo, nominato facente funzione a malattie infettive in piena pandemia e rimasto al suo posto fino alla nomina di Maria Bruna Pasticci.

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