Orvieto Scalo piange Ferruccio Gobbino, una vita tra edicola e calcio

Orvieto Scalo piange Ferruccio Gobbino, una vita tra edicola e calcio
di Monica Riccio
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Venerdì 21 Gennaio 2022, 17:03

Ferruccio Gobbino ci ha lasciato nelle prime ore del mattino di venerdì 21 gennaio. Se n'è andato lontano dalla sua Orvieto Scalo, là dove una serie di problemi di salute che nel tempo si erano aggravati lo avevano portato negli ultimi tempi, al "Santa Maria" di Terni. 

Storico titolare della edicola della Stazione Ferroviaria di Orvieto, Gobbino, 79 anni, aveva chiuso l'attività nel 2007, dopo una vita passata tra quotidiani e riviste. Quando Ferruccio lasciò l'edicola, dopo averci lavorato per oltre 50 anni, prima come aiutante e poi come edicolante titolare, la gestione dei giornali passò al bar della stazione e solo in seguito fu nuovamente riaperta da altri.

Dal primo treno della mattina, fino all'ultimo del pomeriggio, Ferruccio era lì, dentro quella minuscola edicola interna alla stazione ferroviaria, tanto minuscola quanto immensa per quanti giornali, riviste, fumetti, libri conteneva. E davvero in pochi erano quelli che salivano su un treno qualsiasi senza prima aver acquistato il proprio quotidiano preferito o una rivista per passare il tempo. Erano altri tempi, come Ferruccio era uomo di altri tempi. Cordiale, gentile, sempre informato su tutto, non era solo un venditore di giornali; Ferruccio era un punto di riferimento in quella Orvieto Scalo che cresceva e pian piano diventava un grande quartiere ai piedi di Orvieto. E così all'edicola di Gobbino non solo si trovava qualsiasi testata o giornale o fumetto, ma si trovava anche confronto, discussione, scambio di pareri e in tanti passavano lì, e di lì al bar della Stazione, per quattro chiacchiere sulla città, su questo o quel politico, su questo o quel goal.

Si perché Ferruccio era anche un grande, grandissimo appassionato di calcio. Era stato dirigente del glorioso Orvieto Scalo, poi un rapido passaggio nell'Orvieto '90, e poi tifoso dell'Orvietana, immancabile, almeno finché la salute glielo ha permesso, sugli spalti del "Muzi". Ha visto giocare generazioni e generazioni di calciatori orvietani e non, così come ha visto salire e scendere dai treni generazioni e generazioni di orvietani pendolari, per lavoro o studio. Quella in cui trascorreva gran parte della vita, con accanto l'inseparabile moglie Mimma, era la stazione del capostazione, del biglietto fatto alla biglietteria, della rivista presa al volo, dei pacchetti di figurine, di Topolino e delle cartoline, dell'annuncio ritardo lanciato in sede, dei treni di una volta. E dei pendolari orvietani, o dei clienti in generale, conosceva tutto, gusti di lettura, ma anche preferenze, e sapeva accompagnare l'acquisto con garbo ma anche con simpatiche battute. 

Che poi in realtà Ferruccio, almeno finché ha potuto, la stazione non l’ha mai abbandonata perché anche dopo, da "pensionato" era solito ritrovarsi con gli amici al dopolavoro ferroviario che lui chiamava "l’ufficio".

A piangerlo oggi, stretta in un abbraccio che va oltre l'affetto per Marco e Mimma, c'è tutta una frazione, lo Scalo, ma anche i tanti amici e colleghi che in lui hanno sempre trovato collaborazione, ci sono gli amici e colleghi del figlio Marco, giornalista da sempre impegnato nello sport cittadino, la gente di Orvieto Scalo che non lo ha mai dimenticato.

I funerali di Ferruccio Gobbino si terranno nella chiesa parrocchiale di Sant'Anna, sabato 22 gennaio alle 11.30.

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