Orvieto piange la scomparsa di Santo Ciconte. Scultore allievo di Emilio Greco, professore indimendicato, artista di fama

Domenica 18 Ottobre 2020 di Monica Riccio

Santo Vincenzo Ciconte, 72 anni, stimato scultore, artista, ex docente del Liceo Artistico di Orvieto, se né andato così come ha vissuto, in punta di piedi. Persona riservata, a volte schiva, ma capace di slanci del cuore immensi, capace di ascoltare tutti con animo buono e sempre disposto a tendere una mano, ha lasciato la sua Orvieto, una Orvieto che tanto amava e che non sempre lo ha tenuto in debita considerazione, sabato 17 ottobre, in mattinata, dopo una malattia che in poco tempo lo ha sconfitto.

Uomo sensibile, solare, ad un primo impatto forse davvero schivo, Santo, come tutti lo chiamavano, era un uomo amato e benvoluto, un artista di grande importanza, un docente indimenticato dai suoi ragazzi, oggi adulti, una persona impegnata nel sociale. Dopo il Liceo Artistico aveva frequentato l'Accademia di Belle Arti a Roma, allievo del grande Emilio Greco che su di lui aveva puntato molto.

Professore al Liceo Artistico allora diretto dal professor Donato Catamo, Ciconte aveva saputo valorizzare la scuola e i propri allievi con garbo e grande esperienza: “Orvieto ha perso un punto di riferimento culturale e artistico molto importante – dice di lui Catamo – un artista le cui opere si trovano anche oltre i confini italiani, professore punto di riferimento per le arti visive, uno scultore, un creativo, intraprendente che aveva saputo affiancare alla didattica quotidiana anche attività culturali non prettamente comprese nell'insegno della sua materia, come il teatro.”

E il teatro fu un altro dei settori in cui Ciconte fu molto attivo, sia con i propri studenti mettendo in scena tanti spettacoli, sia quando sul finire degli anni 90 padre Franco Todisco, allora parroco della parrocchia di San Domenico, dove Ciconte viveva, propose che a mettere in scena le recite non fossero i bambini ma i loro papà, e nacque così la “Compagnia del Limoncello”. All'inizio furono messe in scena le favole, poi fu Ciconte a cominciare a scrivere le storie, tutte basati su argomenti attuali, tutte divertenti e apprezzate. Della “Compagnia” diventò quindi il regista, curando i vari spettacoli messi in scena – tutti a incasso devoluto in beneficienza – come fossero sue creature.

Grande il suo impegno anche da “pensionato” con la collaborazione da circa 15 anni con l'Università delle Tre Età dove nel tempo aveva creato un laboratorio di scultura molto partecipato che negli anni ha realizzato molti lavori, tra cui un fiore – uno degli ultimi lavori – incorniciato dalle formelle con i simboli dei quartieri di Orvieto. “La notizia della scomparsa del Maestro Santo Vincenzo Ciconte ha ferito nel profondo tutti noi – le parole commosse del Maestro Riccardo Cambri presidente della Università delle Tre Età - artista di livello eccelso e uomo ancor più - se possibile - elevato, Santo si è fatto amare per la misura e la delicatezza con cui si è posto di fronte al prossimo. Mite, schivo, riservato; per lui parlava, con straordinaria eloquenza, l’Arte che aveva dentro sé stesso e che egli desiderava condividere e confrontare col mondo. Il suo contributo all’Unitre di Orvieto (interamente volontario e gratuito) è stato meraviglioso, e tale sarà ricordato in futuro. Alcuni suoi concetti rimarranno vivi dentro di me. Descrisse una volta cosa significasse per lui lavorare la creta: le mani maneggiano la terra, la materia più povera e bistrattata, ma da essa possiamo tirare fuori il bello, creandolo noi stessi da quell’umilissima forma di partenza se sappiamo utilizzare la fantasia. Ed ancora… Lavorare insieme l’argilla - gli allievi tutti stretti fra loro attorno al tavolo unico - è un autentico esercizio di socialità; toccarsi, urtarsi, cedere qualche centimetro di spazio al collega che modella a mezzo metro da noi, vuol dire dare vita fattivamente ad una comunità, i cui componenti imparano ad interagire rispettando gli ambiti e i movimenti altrui.”

La carriera di artista di Santo Ciconte ha raggiunto traguardi eccellenti, commissioni importanti, premi vinti, riconoscimenti assegnati. Lui non ne parlava mai, neanche quando gli veniva chiesto esplicitamente. “Santo – continua Cambri - sognava uno spazio che sarebbe potuto divenire un laboratorio creativo cittadino, anche multidisciplinare ed intergenerazionale. Purtroppo i tempi della burocrazia non sono quelli dell’intuito di un artista, ed egli non ha avuto quella soddisfazione, meritatissima, per altro, e vitale per la nostra città.” La città si è idealmente stretta alla moglie Antonietta e alle figlie Maria Rosa e Francesca in un ultimo saluto commosso e devoto che si è tenuto nella sua parrocchia, quella di San Domenico, e per il cui commiato, accanto al parroco don Luca Conticelli, è arrivato da Roma, dove ora risiede, anche padre Franco Todisco, a lui legato da profonda amicizia, stima e fraterno affetto.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 19 Ottobre, 08:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA