Orvieto Doc, Cecci confermato presidente del consorzio. Dal cda esce Dubini e nasce il "patto" tra cinque vignaioli

Giovedì 18 Aprile 2019 di Vincenzo Carducci
I cinque vignaioli orvietani a Milano
ORVIETO - Il mondo del vino orvietano tra conferme e novità. Vincenzo Cecci resta alla guida del consorzio di tutela vini di Orvieto la cui assemblea dei soci nei giorni scorsi ha confermato per i prossimi tre anni quasi in toto il consiglio di amministrazione uscente. Invariati i nomi dei vicepresidenti, Enzo Barbi e Fabio Vittorio Carone, nel cda continuano a sedere Corrado Bottai, Paolo Nardo, Flavio Zambelli (che in rappresentanza della sua azienda ha già nominato un delegato, ndr), Luigi Petrangeli, Giulia Di Cosimo, Massimiliano Pasquini, Bernardo Barberani, Alessandro Lattuada. Unica new entry la giovane Chiara Custodi che prende il posto di Giovanni Dubini che non ha rinnovato la disponibilità a rimanere nel "governo" del vino orvietano. «Ogni tanto bisognerebbe avere il buon senso di fare un passo indietro e lasciare spazio ad altri - spiega - sono convinto che il Consorzio, di cui spesso non ho condiviso le posizioni ma ho rispettato le decisioni della maggioranza, avrebbe bisogno di un ricambio generazionale vero. La penso così e quindi sono il primo a farlo».

Una mossa che, solo casualmente, coincide con l'iniziativa presa dallo stesso Dubini e dalla sua azienda "Palazzone" insieme ad altri quattro vignaioli orvietani di stringere un "patto" per il rilancio e la promozione del vino di Orvieto. Con Cantine Neri, Madonna del Latte (entrambe non socie del Consorzio, ndr), Tenuta di Salviano e Mottura, hanno infatti realizzato una degustazione a Milano - dove nelle scorse settimane lo stesso Consorzio Orvieto doc aveva organizzato una importante iniziativa - per presentare a una platea di giornalisti specializzati il senso del progetto. Non ancora una associazione che pure non viene esclusa come opzione. «Fare fronte comune - spiegano - per sostenere un modo condiviso di fare vino: assoluto rispetto ed esaltazione del territorio, minimo impatto ambientale, sapiente gestione del vigneto e in cantina un’attenzione maniacale, per conservare in maniera naturale il patrimonio varietale che rappresenta il carattere di questa terra». «Vogliamo condividere un percorso produttivo e soprattutto di comunicazione - aggiunge Dubini - che pur mantenendo le nostre diversità abbiamo deciso di intraprendere insieme. Non è un'alternativa a qualcosa o qualcuno ma un modo per condividere eventi, per scambiarci opinioni ed esperienze e non guardare ognuno sempre al proprio orticello. Per promuovere insieme un territorio perché con il vino si vende principalmente un territorio». 

Nel frattempo, dopo gli ottimi risultati ottenuti con lo stand all'ultima edizione del Vinitaly, proseguono i preparativi per la degustazione-evento organizzata dal consorzio dei vini di Orvieto in programma per giugno nella suggestiva cornice del pozzo di San Patrizio che servirà anche per lanciare i risultati della sperimentazione sullo spumante Orvieto Doc. Non un inedito, visto che negli anni '90 la struttura realizzata da Antonio da Sangallo il Giovane ospitò una degustazione di muffa nobile e di Château d'Yquem, ma sicuramente un appuntamento di sicuro richiamo per gli appassionati del settore e dell'enoturismo.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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