Orvieto diVino, via agli eventi 2022 del Consorzio Vini. Di Cosimo neo vicepresidente: «Ridare appeal all'Orvieto»

Orvieto diVino, via agli eventi 2022 del Consorzio Vini. Di Cosimo neo vicepresidente: «Ridare appeal all'Orvieto»
di Monica Riccio
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Sabato 28 Maggio 2022, 14:27

E' tutto pronto in via Duomo a Orvieto per la posa della mattonella 2022 di Orvieto diVino, il cui momento “istituzionale” con l’affissione di una nuova opera in ceramica – in questa edizione l'artista selezionata è Barbara Fusari – andrà a comporre, oggi sabato 28 maggio, alle 17, un altro tassello del wooden-wall inaugurato qualche anno fa. L'evento chiuderà in maniera istituzionale la manifestazione targata Consorzio Tutela dei Vini Orvieto che si aperta ieri con l'accoglienza dei giornalisti di settore che hanno avuto modo di conoscere, i produttori dell'Orvieto, visitare alcune cantine e scoprire le bellezze storico, artistiche e paesaggistiche locali. Prima della cerimonia di chiusura, però spazio a una giornata, quella di oggi, che inizierà con una degustazione dei vini dei 4 Terroir dell'Orvieto, di una Muffa Nobile e di un Rosso orvietano al Teatro Mancinelli. Degustazioni che proseguiranno presso il Palazzo dei Sette, dove nel pomeriggio saranno aperte anche al pubblico.

Un evento, Orvieto diVino, che si consolida come una delle manifestazioni legate al territorio orvietano, in particolare all'Orvieto, su cui il Consorzio Vini punta molto. Rinnovato nei vertici alcune settimane fa, il Consorzio pur nella riconferma di Vincenzo Cecci come presidente ha voluto darsi e dare un segnale di forte e profonda trasformazione verso le nuove generazioni di enologi e di tecnici affidando la vicepresidenza a due volti giovani ma già d'esperienza come quelli di Fabio Vittorio Carone e Giulia Di Cosimo.

Ed è proprio con Di Cosimo – sarà lei a occuparsi degli eventi del Consorzio – abbiamo parlato di questo nuovo corso del Consorzio, delle sfide che vedranno il mondo dell'enologia in primo piano, delle criticità di un territorio, quello orvietano, sempre più afflitto da lunghi periodi di siccità, ma anche di comunicazione, di come raccontare, oggi, un vino e la sua storia. Giulia Di Cosimo, 34 anni, gestisce la cantina di famiglia dal 2015. E' figlia di Antonio e nipote del Cavalier Giuseppe Bonollo, che dopo aver dato vita alla più grande Distilleria d’Italia, La Bonollo Spa, alla ricerca di un territorio altamente vocato per la produzione di vini di eccellente qualità, lo individuò colline a nord di Orvieto. Inizia così, a metà degli anni ’80, una nuova e avvincente avventura che oggi è gestita e seguita dalle nuove generazioni.

All'interno del Consorzio Giulia Di Cosimo, da vicepresidente, si occuperà anche di eventi, quale sarà la linea guida che intende seguire in questo senso?

«Sono veramente felice di ricoprire questo ruolo – dichiara – sono la più giovane di questo nuovo consiglio direttivo e sarà un ruolo di grande responsabilità. Ma sarà sicuramente una bella e stimolante esperienza, credo ci sia molto da fare e tanto anche da imparare, dinamiche diverse da quelle seguite ognuno nella propria azienda. Sarà una esperienza impegnativa, l'idea è un po' di apportare qualcosa al Consorzio con la mia esperienza, con i miei studi a livello comunicativo e di marketing, quindi il mio lavoro sarà quello di affiancare il presidente, supportarlo gestendo la parte eventi e non solo. Innanzi tutto abbiamo bisogno di strutturarci, di creare una struttura e dovremo dotarci di una serie di persone che possano lavorare al fianco del Consorzio: tendenzialmente prima si tendeva a fare un po' tutto da soli, oggi questo non è più possibile.

Il mondo oggi è sempre più competitivo, gli eventi non possono più essere lasciati al caso o organizzati in tre settimane, location, comunicazione, logistica, tutto va strutturato. Altro obiettivo sarà la valorizzazione dell'Orvieto, nuove strategie, per raccogliere la visione collettiva di tutti i produttori, analizzando “dove partiamo” e “dove vogliamo andare”».

Quale il lavoro da fare sui vini orvietani?

«Spero che pian piano ci sia un ricambio generazionale tra i produttori, per riscrivere un po' da zero una storia, quella dell'Orvieto che ha bisogno di ricostruirsi, in immagine. C'è bisogno di modernità, di dargli un po' di grinta, di ricreargli addosso quell'appeal che oggi non ha. C'è tanto da fare, ma dotandosi di una struttura capace di lavorare in questo senso si possa andare a trovare il giusto metodo per raccontare la storia dell'Orvieto e di come oggi questa storia continua».

Quali problematiche tecniche affliggono oggi l'Orvieto?

«Ce ne sono tante; a livello climatico le problematiche sono tante, andiamo incontro a stagioni sempre più siccitose e questo non aiuta andando a incidere sulla gradazione alcolica, le maturazioni anticipate, caldo, da un punto di vista qualitativo le sfide sono tante ma tutte a gestione della singola cantina, azienda. Nella mia azienda, ad esempio, stiamo piantando nuovi vigneti in zone in cui 15 anni fa non sarebbero mai stati piantati, ovvero a nord, molto fresche e vicine a fonti di acqua perché si pensa già ai prossimi 10 anni e quale sarà il problema».

Il Consorzio cosa può fare?

«In questo il Consorzio poco può fare mentre può lavorare molto a livello di disciplinare, ad esempio a oggi non abbiamo una “Riserva” né un “Superiore” come si deve, abbiamo un Orvieto Classico, un Orvieto Classico Superiore, ma la differenza tra i due praticamente non esiste se non in riferimento alle indicazioni sulla uscita e alla gradazione alcolica e resa per ettaro. Non c'è un chiara differenziazione tra un Superiore e non Superiore. In questo senso il Consorzio può fare molto, ad esempio meglio connotando il Superiore e creando una Riserva, facciamo vedere che l'Orvieto si può anche invecchiare. Mettiamolo nero su bianco. Varie cantine già lo fanno ma non c'è un riconoscimento unico, una linea comune e per questo è difficile comunicarlo, raccontarlo come territorio. Oggi è importante avere dei messaggi chiari, poter dare una unica linea e raccontato. Bisognerà anche lavorare tanto sul contenimento della gradazione alcolica dei vini, sui trattamenti, ipotizzo ricerche in collaborazione con le Università verso le nuove frontiere della sperimentazione, molte regioni si stanno già muovendo e sono molto più avanti di noi, come il Trentino e il Veneto, dove si producono varietà non ogm ma incroci di incroci che resistono ai principali patogeni e non vengono mai trattati. Un vino quindi sempre più salubre, sostenibile e sempre più attento alle esigenze del consumatore. Il futuro è un futuro sempre più competitivo, non possiamo arrivare ultimi, il consumatore oggi è un consumatore attento, informato, bisogna studiare e affrontare nuove sfide».

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