Uccise un anziano per un attacco epilettico, condannato

Mercoledì 3 Febbraio 2021 di Egle Priolo

PERUGIA - Un anno di condanna per aver ucciso in un incidente stradale un anziano. È questa la sentenza arrivata ieri pomeriggio per l'uomo che si è sempre dichiarato innocente e ha contestato l'accusa di omicidio stradale spiegando sia stata la drammatica conseguenza di un attacco epilettico. Una fatalità che non avrebbe in alcun modo potuto evitare, soprattutto perché nessuno gli aveva mai detto di non poter guidare dopo la diagnosi di epilessia.

Un dramma nel dramma, con il dolore di una vita finita sotto il proprio acceleratore che pesa anche più di una sentenza. Un dramma che si è consumato lungo una rotatoria a Bastiola, con un anziano fuori dal suo Ape e poi all'improvviso quell'auto che accelera, lo scontro con altre due vetture e l'impatto violento contro il corpo del 72enne, morto sul colpo. Una tragedia avvenuta nel 2016 e che ha lasciato nello sconcerto tutta Bastia, dove la vittima era molto conosciuta e amata. E per quella morte è finito sotto processo un uomo che, secondo le risultanze delle perizie mediche portate in aula dalla difesa, non sarebbe stato colpevole perché al momento dello scontro «versava in uno stato di piena incoscienza indipendente dalla sua volontà. Una tesi difensiva che il legale dell'uomo, l'avvocato Nicola Di Mario, ha ribadito in una lunga memoria consegnata al giudice Natalia Giubilei.
Perché incosciente? Perché vittima di un improvviso attacco epilettico. E nessun medico gli aveva vietato di mettersi alla guida dopo la conclamazione della malattia. Questa, in estrema sintesi, la linea difensiva dell'uomo, che ha ucciso un incolpevole anziano in uno stato di completa incoscienza. «Questa particolare condizione soggettiva – scriveva Di Mario nella sua memoria -, recidendo ogni collegamento tra la condotta e le funzioni cognitive che alla stessa presiedono, ha determinato un riflesso muscolare che, per la sua estraneità alla sfera psichica (effettiva) dell’autore, non può qualificarsi come atto di reale autodeterminazione a lui riferibile». E a supporto della difesa, l'avvocato aveva ricordato le diverse perizie a cui è stato sottoposto l'uomo alla guida dell'auto impazzita. «I consulenti (tecnici e sanitari) incaricati dalle parti – aveva ribadito l'avvocato -, dopo aver ricostruito la dinamica dell’incidente ed analizzato la documentazione clinica rilasciata all’odierno imputato, hanno riferito, in modo convergente, che la anomala accelerazione del veicolo fu determinata da una ipertonia muscolare degli arti inferiori innescata da una rapida ed improvvisa crisi epilettica». Lo stesso consulente della procura, Luigi Marconi, rispondendo ai quesiti formulati, riferì come possibile che il «conducente sia stato colpito da un malore nell’approssimarsi alla rotonda in questione». Con il perito della difesa, Luigi Mirri, che confermò come l'incidente sia stato «conseguenza, verosimilmente, di un malore che determinò l’irrigidimento del piede destro sul pedale dell’acceleratore, l’autovettura proseguì con traiettoria rettilinea».
Il pm Mara Pucci aveva però ribadito con altrettanta determinazione le sue accuse, chiedendo una condanna a un anno e otto mesi, sottolineando come l'uomo, sapendo di essere malato di epilessia non avrebbe dovuto mettersi alla guida. La difesa aveva spiegato come nessuno degli specialisti che avevano avuto in cura l'uomo dopo le due precedenti «crisi comiziali» gli avessero vietato o lo avessero anche solo invitato a non guidare l'automobile.
Il giudice Giubilei però evidentemente ha considerato più convincente la linea della procura. E adesso toccherà alla difesa, una volta lette le motivazioni, se valutare la proposizione dell'appello.

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