Assisi, la frase all'amico che stava morendo: «Ti ho scambiato per un cinghiale»

Il luogo dello sparo mortale
di Michele Milletti
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Domenica 29 Gennaio 2023, 07:05 - Ultimo aggiornamento: 08:59

PERUGIA - «Pensavo fossi il cinghiale». Il video della go pro di Davide Piampiano, il ragazzo ucciso durante una battuta di caccia lo scorso 11 gennaio nei boschi del parco del Subasio, continua a rimandare momenti scioccanti. Minuti interminabili, strazianti, in cui è documentata la morte del ragazzo centrato poco sotto il cuore da un colpo di fucile che per procura e carabinieri è stato sparato da Piero Fabbri, 57 anni, conosciuto nella zona come il biondo. Innamorato anche lui, come la vittima 24enne e il suo amico coetaneo che in quel momento stava a qualche decina di metri a riprendere un cane scappato, della caccia al cinghiale. Una caccia che, al parco del Subasio, non è consentita e ciò inevitabilmente diverrà altro motivo di approfondimento da parte di inquirenti e investigatori.
LE IMMAGINI 
Il video choc, si diceva. Tirato fuori dalla piccola videocamera (che si attacca a caschi e vestiti) che Davide era solito accendere durante giri per i boschi e battute di caccia per poi condividere nel profilo Instagram “Hunting dog Assisi” che gestiva assieme a “Prez”, l’amico coetaneo e fraterno, uniti come solo due amici possono esserlo dalla passione per il calcio, la musica da mettere in consolle e anche dalla caccia. Sette-dieci minuti considerati «rilevanti» dagli investigatori in mezzo a ore di immagini girate non solo in quel drammatico pomeriggio ma evidentemente anche in precedenti uscite. Le «rilevanti da un punto di vista investigativo» non possono che partire dal momento dello sparo, per poi proseguire con il dolore e la paura di Davide dopo essere stato colpito, con quel «ti prego aiutami, non farmi morire» da parte del ragazzo e con quelle parole che, a quanto si apprende dopo l’anticipazione di umbria24.it, sarebbero state pronunciate da Fabbri: «Pensavo fossi il cinghiale». Una frase che sarebbe una specie di seguito di quanto accaduto poco prima, dal momento che si racconta di una telefonata fra Davide e lo stesso Fabbri in cui si parlava della presenza di un cinghiale in zona.

Emerge anche come i due, oltre all’amico “Prez” e ad altri, stessero valutando di prendere in gestione una riserva nella zona di Nocera.
I DEPISTAGGI 
Le immagini, e le successive indagini, hanno portato alla luce quella che per gli investigatori è una serie di depistaggi messa in atto da Fabbri. L’essersi cambiato il giaccone, l’aver nascosto il fucile nel bosco per riprenderlo in un secondo momento e ancora quel «mi ha detto mi sono tirato una botta da solo» che avrebbe pronunciato non solo all’altro amico avvertito ma anche ai soccorritori. E poi anche una quindicina di giorni di visite continue ai familiari di Davide, come un amico sconvolto dalla morte di un ragazzo con cui condivideva una grande passione.
Tutti elementi al vaglio degli inquirenti, con l’accusa di omicidio volontario con cui è stato portato in carcere venerdì motivata proprio da questa omissione di soccorso che però è tutta ancora da dimostrare. Con Fabbri che, presumibilmente a inizio settimana, avrà modo di spiegare la propria versione dei fatti. 

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