Orvieto ha salutato per l'ultima volta Alessandro Cavalloro. Ad attenderlo al cimitero anche il suo scuolabus

Domenica 29 Novembre 2020 di Monica Riccio

A salutare per l'ultima volta Alessandro Cavalloro, domenica 29 novembre, fuori della piccola chiesa di Canale, frazione del comune di Orvieto, insieme a tanta, tantissima gente, c'era anche il sole, quel sole che sette giorni prima lo aveva tradito a morte. 54 anni, orvietano, impiegato del comune di Orvieto come autista di scuolabus, Cavalloro ha perso la vita in un tragico incidente stradale, domenica 22, ucciso da un'auto mentre stava passeggiando con la compagna lungo la strada provinciale 12 che da Canale sale a Porano. I due si trovavano poco dopo il cimitero, quando all'improvviso Alessandro è stato falciato da una autovettura proveniente dalla stessa direzione. Fatale l'impatto per l'uomo che è morto sul colpo. Un raggio di sole, che probabilmente ha abbagliato il conducente del veicolo che usciva dalla curva, la presunta causa dell'impatto. 

Straziante l'ultimo saluto della sua comunità, quella di Canale, di Arianna, l'amata compagna, di Paola, l'ex moglie, di Mattia il giovanissimo figlio, dei familiari, distrutti e attoniti, piegati sotto il peso di una tragedia inspiegabile, degli amici, in molti con la sciarpa Juventus, la sua passione, dei colleghi autisti degli scuolabus del comune di Orvieto, che ne hanno portato a spalla il feretro, dei molti altri colleghi degli uffici comunali, dei ragazzi amici e compagni di squadra e di scuola del figlio, di tanti conoscenti, amici. Di una frazione, di una città. 

Sull'incidente c'è poco da dire. La dinamica è stata chiara pressoché fin da subito: il conducente, un trentacinquenne, anche lui orvietano, uscendo dalla curva del cimitero, probabilmente abbagliato dal sole, non ha visto i due che camminavano sul ciglio della strada. L'impatto ha ucciso sul colpo Cavalloro, e ha miracolosamente evitato la compagna che gli camminava al fianco. Per il giovane al volante dell'auto l'accusa è di omicidio stradale colposo.

E nel giorno dei funerali tanta la commozione; tante le persone ordinatamente disposte lungo la strada ad attendere l'uscita del feretro dalla chiesa, la stessa strada che sette giorni fa Alessandro e Arianna hanno percorso insieme, magari parlando del più e del meno, come farebbe chiunque passeggiando in un bel pomeriggio di sole di fine novembre. Visi commossi, dietro le mascherine. Visi che Cavalloro probabilmente conosceva uno per uno, perché era un osservatore, uno che la vita l'ha sempre vissuta con interesse e curiosità. Stimato e benvoluto, persona semplice e cortese, con il suo lavoro di autista di scuolabus era a contatto sia con i bambini che trasportava ogni giorno, sia con i genitori e i nonni che li accompagnavano o li attendevano alle varie fermate, e per tutti aveva sempre una parola, una battuta, un saluto. Grande appassionato di calcio, sempre presente sugli spalti del PalaPapini a seguire il figlio, giocatore di calcio a cinque, Cavalloro aveva da poco perso entrambi i genitori, prima la madre e poi, recentemente anche il padre, perdite che lo avevano segnato nel profondo tanto che in molti lo vedevano spesso, quando era libero dal lavoro, passeggiare fino al piccolo cimitero di Canale per andarli a trovare. Gli mancavano molto. 

Adesso li avrà di nuovo vicini. Per volere dei familiari, la salma di Alessandro sarà infatti tumulata proprio accanto ai suoi amati genitori, nel cimitero di Canale. E a salutarlo nel suo ultimo viaggio verso la sepoltura, parcheggiato nel piazzale del cimitero, gli amici colleghi hanno voluto che ci fosse anche lui, il suo fido compagno di vita e lavoro, il suo amato scuolabus giallo. 

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