Regione, nomine partecipate, le associazioni: «Uno schiaffo all'Umbria del Sud»

Regione, nomine partecipate, le associazioni: «Uno schiaffo all'Umbria del Sud»
di Aurora Provantini
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Sabato 20 Giugno 2020, 09:43 - Ultimo aggiornamento: 09:56

Una sberla all’Umbria del sud, che le associazioni cittadine e di categoria, non intendono incassare. Le nomine della Regione alla guida delle partecipate Umbria Digitale, Villa Umbra, Gepafin, Umbraflor, Sviluppumbria, Fondazione Umbria Jazz, sebbene ancora non ufficializzate, non coinvolgerebbero neanche un ternano. Questo fa levare un coro di proteste e la richiesta di rimescolare le carte. I nomi dei futuri presidenti già circolano: Fortunato Bianconi per Umbria Digitale, Alberto Naticchioni per Villa Umbra, Luca Silla per Gepafin, Michela Sciurpa per Sviluppumbria, Luca Laurenzi per Umbria Jazz. Tutti della provincia di Perugia, ad eccezione dell’avvocato Emiliano Napoletti a cui è andata la poltrona dell’Ater. Ad interviene per prima è Confartigianato Terni. Il presidente Mauro Franceschini afferma: “appare incomprensibile che vengano privilegiati nella composizione dei consigli di amministrazione delle partecipate regionali solo profili di provenienza della provincia di Perugia”. Franceschini scrive una lettera ai sindaci della provincia di Terni e ai consiglieri regionali per porre l’attenzione sul fatto che le competenze “devono essere i criteri ispiratori per le nomine e che non appare credibile che tali requisiti siano reperibili solo in candidati provenienti dal perugino”. Non era mai avvenuta una “conventio ad excludendum” così palese, per Franceschini. “Eppure in campagna elettorale il tema della pari dignità dei territori dell’Umbria è stato presentato come promessa essenziale di una nuova era della politica regionale”, chiosa. Il consigliere regionale Thomas De Luca (M5S) raccoglie “l’appello di Confartigianato e chiede che Prima, Seconda e Terza commissione di Palazzo Cesaroni si riuniscano insieme a Terni, presente la governatrice Tesei, per ascoltare i rappresentanti delle associazioni di categoria e dei sindacati”. “Da qui dovrebbe partire il riequilibrio territoriale di cui da tanti anni si parla” – segnala Michele Medori. Italo Federici, presidente di Confesercenti, parla di scenario mortificante. Interviene pure il consigliere comunale di Senso civico Alessandro Gentiletti: "Non è campanilismo rivendicare che la città sia adeguatamente rappresentata a livello regionale. È chiaro che questo regionalismo così come pensato continua a penalizzare Terni e le sue potenzialità. Infrastrutture, università, inverno demografico, sviluppo economico, ambiente, su tutte queste partite come può la città dire la sua e considerare l'essere parte dell'Umbria una opportunità, invece che una limitazione?" Sulla stessa linea il presidente di “Terni Valley” Michele Martini, che dichiara: "Occorre valorizzare la città e le sue eccellenze. I ternani devono poter essere messi in condizione di svolgere un ruolo determinante a livello regionale”. Marco Sciarrini, di “Cittadini liberi” sostiene che questo è il frutto di un’architettura istituzionale che va riscritta: “Le nomine non possono scandalizzare nessuno, sono il risultato della stagione finale del regionalismo umbro costruito attorno al modello di Città-Regione”. Per Stefania Parisi, presidente dell’Istess, “Terni è stata sempre considerata il sud dell’Umbria, ma i segnali del cambiamento avvengono anche attraverso una titolarità degli organismi di controllo”. E poi ci sono le organizzazioni sindacali. “Non spetta a noi entrare nel merito delle scelte – dichiara Claudio Cipolla, segretario Cgil – ed esprimere giudizi sulle recenti nomine in quanto giudicheremo l’operato che sarà fatto a partire dai giorni prossimi. E’ evidente che riteniamo essenziale che ci sia una valorizzazione delle funzioni e del ruolo del territorio ternano.” In sintonia Riccardo Marcelli, segretario Cisl, che dichiara: “E' una storia antica. Basta contare quanti dirigenti ternani sono in Regione e quanto di Perugia. Soprattutto in una fase cruciale per Terni si deve cogliere l’opportunità di trasformarsi in città della manifattura sostenibile perciò è necessario che in questi enti entrino professionalità competenti nei ruoli”.

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