Narni, l'oblio nel convento
delle principesse dello Zar
che Roma ha dimenticato

Il convento di Narni
di Francesca Tomassini
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Mercoledì 21 Luglio 2021, 11:10 - Ultimo aggiornamento: 11:15

Un destino ingrato quello del convento e della chiesa della Madonna delle Grazie che oggi, dopo un passato illustre, versa in condizioni di profondo degrado e abbandono. A nulla, finora, sono serviti i solleciti dell'amministrazione narnese all'indirizzo del Comune di Roma, guidato dalla pentastellata Virginia Raggi, proprietario della struttura, perchè si interessasse ad un'opera di messa in sicurezza e ripristino.
«Da anni- dice il sindaco di Narni Francesco De Rebotti- periodicamente inviamo solleciti a Roma. L'edificio in questione affaccia su una strada molto trafficata ed è un pericolo per chi ci transita sotto. Sono state poste delle transenne e fatti piccoli lavori di messa in sicurezza ma c'è bisogno di interventi radicali. A questo proposito ultimamente abbiamo ricontattato gli uffici in occasione dei fondi per il Recovery ma finora non abbiamo ricevuto risposta».

Le basi della struttura, inizialmente un romitorio, furono erette nel Cinquecento nei pressi di un'immagine della beata Vergine Maria dipinta sul muro, ritenuta miracolosa. Nel 1562 poi, Feliciano Capitoni, che predicava in Narni con il favore di monsignor Romulo Cesi e che nel 1566 divenne Arcivescovo di Avignone, ottenne di mutare il nome alla chiesa, che fu appunto intitolata la Madonna delle Grazie. La storia del convento e chiesa delle Grazie prosegue fino al 1860 quando con il decreto Pepoli vengono chiusi gli ordini ecclesiastici e gli immobili ceduti allo stato che a sua volta li rivende ai privati. E la Madonna delle Grazie non fa eccezione. Nel 1898 diventa un fienile ed il complesso è prima acquistato da Giuseppe Chiodi e poi dall'avvocato Frabellini di Spoleto. Successivamente passa alla contessa Olga Sasso Ruffo Ogarev che, grazie al matrimonio della sorella con il principe Andrej Romanov, si imparenta con la famiglia dello zar di Russia. Nel 1919 Olga Ogareva vive nella località Grazie, nei pressi di Narni, dove proprio all'interno del complesso, apre delle scuole per il popolo. Classi di dodici bambini, fra maschi e femmine, a cui per 300 lire mensile veniva insegnata anche una lingua straniera. Nel 1926 poi la struttura è ceduta ad un'opera di Roma che nel periodo fascista viene poi trasformata in colonia. Molti giovani romani passarono per la colonia delle Grazie fino al 1945 quando durante la Seconda Guerra Mondiale vi si installarono gli alleati utilizzando il complesso come base operativa e magazzino Attorno agli anni Cinquanta, sotto la spinta di della superiora madre Flaviana, il collegio riprese l'attività fino al 1974 circa, quando entra nella disponibilità del comune di Roma. Alla fine degli anni Ottanta, alcuni locali fra cui la chiesa sono stati adibiti a scuola professionale. Nel 2000, in occasione del Giubileo fu presentato un progetto di riqualificazione, mai realizzato.
 

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