Marco Bentivogli minacciato di morte, busta con tre bossoli vicino l'abitazione: «Festeggeremo insieme accordo di Pomigliano»

Martedì 23 Giugno 2020 di Vanna Ugolini

Tre bossoli in una busta e una frase minacciosa: «Festeggeremo l'accordo di Pomigliano ovunque, a Roma o ad Ancona, non bastano le dimissioni». Un plico lasciato vicino alla casa del sindacalista Marco Bentivogli che proprio ieri ha annunciato le sue dimissioni dalla Fim Cisl, dopo sei anni da leader di un settore che è stato attraversato da innumerevoli crisi e trasformazioni.

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I bossoli sono uno calibro 38 e due calibro 9 e sono stati lasciati proprio nel giorno in cui ricorrono i dieci anni dell'accordo di Pomigliano (Bentivogli stava nella segretaria Fim, per poi diventare segretario nel 2014) che lacerò il sindacato: la Fiom, infatti, non firmò l'accordo che prevedeva novità sulle ore di lavoro e di straordinario, cassa integrazione e scioperi fu votato dal 60 per cento dei lavoratori, dopo una durissima battaglia con Marchionne.

Sul posto è intervenuta la Digos e la stessa scorta di Bentivogli che è stato già minacciato di morte per le sue posizioni ritenute troppo innovative in tema di lavoro e diritti dei lavoratori. 
Bentivogli ha lasciato proprio ieri la guida della Fim Cisl e aveva dichiarato che le dimissioni erano irrevocabili ma non c'era nessuna dietrologia: «C'è un tempo per ogni cosa e per me è giunto il momento di lasciare spazio ad altri». Il ritrovamento dei proiettili viene ritenuto un episodio molto grave e Bentivogli sta ricevendo la solidarietà del mondo politico e sindacale. 
Bentivogli ha avuto un ruolo da protagonista nelle più importanti trattative degli ultimi anni del settore metalmeccanico, da Alcoa alla vertenza del 2014 che ha riguardato le acciaierie ternane Ast, fino alla vertenza sull'Ilva.
Questo atto intimidatorio avviene anche a ridosso della manifestazione del metalmeccanici prevista per il 25 giugno che vedrà la partecipazione delle rappresentanze di 100
aziende metalmeccaniche che stanno affrontando la crisi. «Ripartire dalle 100 vertenze da risolvere per l'industria e il lavoro!» è il titolo della manifestazione nazionale.

Dietro le sue dimissioni ci sono ragioni di rottura che in molti attribuiscono al suo atteggiamento . Le prime crepe con la confederazione già nel 2017 contro il commissariamento tout court dei vertici della categoria del Pubblico impiego, accusati di tesseramento gonfiato, ma furono le pesanti critiche che Bentivogli riservò al sindacato dal palco della conferenza organizzativa della Fim, dal 'cerchio magico' che avrebbe governato la Cisl alle critiche su alcuni accorpamenti tra categorie, a tracciare, tra giugno e luglio 2019, un solco profondo: in risposta una durissima lettera di 42 segretari dirigenti Cisl, tra segretari di categoria e segretari regionali, che lo accusarono di «protagonismo politico» e di «posizioni del tutto incompatibili con l'intransigente statutaria e storica autonomia della Cisl da qualsivoglia formazione o movimento politici». Oggi, però, tutto il mondo sindacale si ricompatta davanti a un episodio così grave.

 

Ultimo aggiornamento: 24 Giugno, 08:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA