L'ad Mercati: «Per noi l'Umbria è
fondamentale. Abbiamo dei progetti
culturali che intendiamo realizzare»

Sabato 14 Dicembre 2019 di Michele Bellucci
L'ad Mercati: «Per noi l'Umbria è fondamentale. Abbiamo dei progetti culturali che intendiamo realizzare»

PERUGIA - Si chiuderà ufficialmente domani “La Botanica di Leonardo”, mostra allestita nel Museo di Santa Maria Novella a Firenze dall’azienda umbro-toscana Aboca. Un’esposizione che spinge i visitatori a immergersi nel contesto filosofico e tecnico del tempo di Leonardo Da Vinci, approfondendone i suoi studi sulle forme e i processi del mondo vegetale, evidenziando le connessioni fra arte, scienza e natura. A partire dal 13 settembre scorso un flusso costante di visitatori ha animato lo splendido complesso mussale, con un’importante percentuale di umbri che hanno approfittato della comodità di raggiungere la location direttamente in treno. Oggi in programma due eventi speciali a chiudere l’iniziativa. Il primo è il laboratorio per bambini “Leonardo ne faceva di tutti i colori”, dove verrà estratto il colore da piante, fiori, frutti e poi, con ingredienti come bicarbonato, aceto e limone, si virerà da un colore a un altro. Inoltre in due momenti durante la mattinata la violoncellista irlandese Naomi Berrill ha offerto un’emozionante omaggio in musica e in danza a “La Botanica di Leonardo”, insieme a due danzatrici che hanno dato forma e movimento alla Seconda suite di Bach. La mostra, curata da Fritjof Capra, Stefano Mancuso e Valentino Mercati, non concluderà però qui il suo percorso, dato che sono già molti i progetti per diffondere grazie ad essa un approfondimento sullo sguardo di pensatore “sistemico” di Leonardo, che rappresenta uno dei suoi lati più geniali.

Massimo Mercati, il bilancio dell’iniziativa è positivo?
Direi che c’è piena soddisfazione riguardo la risposta del largo pubblico. Per noi di Aboca è un segno evidente che il tema della botanica di Leonardo è qualcosa di affascinante ma che pochi hanno studiato. Al di là dei suoi disegni originali, anche le istallazioni hanno creato forte interesse.

Ora cosa succederà alla mostra?
Continueremo a investire in questo senso e la mostra non si ferma qui: stiamo pianificando un tour internazionale. Nei prossimi tre anni dovremmo riuscire a portarla a Barcellona, Parigi e Berlino. Ma ci sono anche altri musei dall’estero che ce la stanno chiedendo.

In Italia invece non verrà riproposta?
Non sarà facile, difficilmente ce ne sarà la possibilità. La mostra non si presta a essere ridotta e per spostarla nella sua interessa si parla di milioni di Euro. Solo per far viaggiare gli originali occorrono oltre 200.000 Euro. Ma faremo comunque degli eventi collegati.

Può farci qualche anticipazione? 
Ad esempio pensiamo di fare alcune iniziative alla Sala dei Notari, per sviluppare i temi affrontati dalle mostre. In Umbria abbiamo un ottimo rapporto con le Farmacie Comunali, con le quali stiamo sviluppando varie iniziative sociali. Quindi partendo da questa visione, ovvero l’interconnessione tra tutti i sistemi viventi che poi è la stessa che guida anche la nostra azienda, vorremmo declinare sul territorio i singoli aspetti.

Quindi il progetto per fare iniziative in Umbria è già definito?
Non ancora. Vogliamo capire se la Regione è in grado di muoversi dal punto di vista della sostenibilità. Negli ultimi 20 anni non è stato possibile realizzare qualcosa insieme, ma noi continuiamo a lavorarci. Per noi l’Umbria è fondamentale, a partire dai 40.000 metri quadri a Pistrino e dai tanti collaboratori che abbiamo lì. Posso dire che cercheremo di fare a livello culturale tutto quello che si potrà.

La mostra prevedeva anche alcuni esperimenti, come le piante posizionate su una ruota in movimento per evidenziarne la reazione. Cosa è accaduto?
Beh, è stato un modo per far vedere il geotropismo, o il fototropismo con l’altro esperimento; questo fa capire che non si può uscire da quelle logiche, che influenzano le nostre esistenze. Non possiamo pensare di alterare attraverso la tecnologia il sistema complesso nel quale siamo immersi. Il sistema vivente è talmente intelligente che per comprenderlo va conosciuto nel profondo. L’uomo è parte di un quadro, non è il pittore.

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