Mole sul Nera, quando lo street food diventa filosofia: «Così invoglio i turisti a tornare»

Mole sul Nera, quando lo street food diventa filosofia: «Così invoglio i turisti a tornare»
di Eugenio Raspi
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Domenica 13 Settembre 2020, 05:40 - Ultimo aggiornamento: 09:15

NARNI La famiglia è di Roma, zona Casilina, prendono un caffè e un’acqua naturale, chiedono a Giovanni per l’autostrada. È la prima volta alle Mole, sul fiume Nera. Promettono che torneranno con calma. Sono arrivati qui per il passaparola su internet, cercando “le piscine naturali di Narni”.

«È un turismo di passaggio, dalla Capitale, ma anche dalle Marche o dall’Alta Umbria. E chi è stato una volta ritorna, come è successo a me. Sono arrivato nel 2019, poi ho continuato anche quest’anno», mi racconta Giovanni, in arte Jhonny, il proprietario del furgoncino, una paninoteca ambulante. «All’inizio Jonny era un soprannome maccheronico, senza l’acca, poi l’ho aggiunta perché mi pareva più all’americana.»

Da metà giugno, dopo aver ottenuto le autorizzazioni, ha piazzato qui il suo food truck, sfidando il covid e i dubbi sul luogo scelto per la sua attività. Una doppia scommessa vinta.

«C’è chi dice che le Mole sono pericolose, c’è troppa gente, molti maleducati, ma non è così, chi viene è attirato dal contatto con la natura, dalla limpidezza delle acque, non viene per sporcare. Nessuno butta i rifiuti. Poi, l’incivile c’è, ma noi stiamo attenti, facciamo la differenziata, usiamo materiale compostabile. È il mio lavoro.»

Lui è un agente di commercio all’ingrosso per un’azienda specializzata nel settore eventi, è una filosofia che ha sposato anche per la sua seconda attività, ora diventata la prima.

«Quest’anno non si è lavorato a causa dell’emergenza, sagre e fiere saltate, e sono tornato ristoratore. Ho iniziato nell’ottantacinque al Green bar di Giove, poi i giardini di Amelia, fino all’esperienza con un ristorante di Amelia. Da quattro anni ho il truck, ho conservato il nome. Prima delle Mole sono stato alle Terme di Viterbo, al Parco dei dinosauri di Porchiano, sempre posti dove c’è la natura», ci tiene a sottolineare.

Un furgone messo qua, vicino al fiume, può sollevare critiche.

«Le critiche ci saranno sempre, magari vengono da chi non vuole nessuno, che il posto sia solo per i narnesi. Ma vi assicuro che la gente ha rispetto. Ho messo cartelli, distribuito sacchetti, se tu dai un input le persone ti seguono. Non diamo solo panini, cerchiamo di vendere un approccio nel pieno rispetto ecologico. Semmai ho il problema inverso, non ho un cassonetto dell’indifferenziata perché quando non ci sono, più di una volta è stato utilizzato, certo non dai turisti, per riversarci rifiuti, e quindi mi è stato tolto.»

Risolverà il problema così come per i servizi igienici. «Il bagno chimico l’ho messo a mie spese, da metà agosto, la gente lo utilizza e lascia i soldi, a offerta, io lo tengo pulito, è un servizio apprezzato.»

Insieme a lui parliamo della nuova forma di turismo in costante crescita, che spesso conclude la giornata con una visita al centro storico di Narni.

«Ora il turismo coinvolge persone da tutta Italia, ieri c’era una comitiva di Pinerolo, oggi una famiglia di Modena ha cambiato percorso per fermarsi qui.» Racconta dell’amicizia con un gruppo di Monaco di Baviera, la bevuta di birra in un luogo fascinoso che raggiunge perfino gli stranieri. Al momento vanno per la maggiore gli amanti delle camminate. «Con l’assessore stiamo cercando di far riscoprire la vecchia via che risale verso Narni, a Porta Pietra, però mancano le indicazioni. C’è la possibilità di sviluppo, forse è necessaria una guida, un infopoint. Mi ero proposto per un banchetto ufficiale, poi non se n’è fatto nulla.»

Giovanni si rende utile lo stesso, tra un servizio e l’altro, consigli sul percorso ciclopedonale, i sentieri fino all’Abbazia di San Cassiano o alle Miniere di Ferro di Montoro. A suo dire le nuove regole hanno avuto un impatto limitato, l’affluenza è senza dubbio calata. Il senso unico lo aveva consigliato dopo essersi prodigato mettendo il nastro per limitare i parcheggi indiscriminati. Nei fine settimana a regolare le persone è arrivata una vigilanza ufficiale. E lui ne è contento, anche se tiene a precisare che una ressa vera e propria non c’è mai stata, la gente col covid sta attenta, non si accalca. Semmai basta parlare e spiegare.

«Qualcuno magari ti manda a quel paese, ma non fa niente. Capita anche se accenni al possibile pericolo di fare il bagno. La sirena segnala lo stato di pericolosità, alcuni non se ne rendono conto. Basterebbe un minimo di attenzione. Sono le stesse persone che magari si lamentano che non ci sono servizi, e lo spazio è limitato. Io rispondo che non notano l’unica cosa che conta: la trasparenza dell’acqua.»

Quindi, secondo lei, un luogo non si deve piegare al turismo ma è il turista che deve adeguarsi al luogo.

«Esatto. Ho scelto Le Mole convinto che si debba rispettarle. Si viene a leggere, a scrivere, a meditare. Fa sorridere ma è così. Bisogna averne cura. Alla lunga ripaga.»

Mi racconta delle ragazze in camper, di Vicenza, incantate dal luogo si sono fermate a dormire, hanno cenato insieme alla luce delle candele. Jhonny sospende la chiacchierata, ci sono clienti da servire. Gli chiedono la specialità della casa. Quando torna racconta la bonaria diatriba sul guanciale:

«I romani lo fanno arrostito per l’amatriciana o la carbonara. Io gli faccio assaggiare il mio, spadellato con salvia e aceto. Lo cucino alla contadina, il guanciale era il primo insaccato consumato in estate, meglio non cuocerlo troppo, va condito coi pomodori freschi. È un panino che mette d’accordo tutti i palati.»

È il fiore all’occhiello de La Misticanza, la filosofia green del gestore. Lui spera di poter rimanere alle Mole anche finita l’estate, nei fine settimana. È convinto che si viene non tanto per fare il bagno ma per il contatto con la natura, seppure ancora di strada da fare ce n’è. Basta chiedere a Jhonny, lui sa dare indicazioni. Se glielo chiedi, ti dice che questa è la via giusta per le Mole e le Gole del Nera.

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