Alla Biennale di Venezia menzione
speciale per l'umbro Ferracchiati
con produzione del Teatro Stabile

Sabato 26 Settembre 2020 di Michele Bellucci
PERUGIA - Le nuove produzioni del Teatro Stabile dell’Umbria conquistano il prestigioso palcoscenico del 48° Festival di Venezia e “La tragedia è finita, Platonov” firmato dall’artista umbro Liv Ferracchiati si è aggiudicato una menzione speciale. «La menzione della Biennale - ha commentato il direttore del TSU Nino Marino - testimonia l’importanza del ruolo delle istituzioni culturali nell’incoraggiare e offrire opportunità ai giovani talenti, così da consentire loro il maturare una propria solidità poetica e dunque dare un contributo al rinnovo della straordinaria tradizione culturale del nostro Paese. Liv Ferracchiati è un attore e sceneggiatore umbro che il Teatro Stabile ha sostenuto fin dai suoi brillanti esordi, producendo i suoi spettacoli e accompagnandolo nella sua crescita artistica. Mi rende particolarmente felice che la menzione arrivi a un artista che si è distinto in primo luogo per il suo lavoro di drammaturgo. Il TSU ha sempre considerato la promozione della drammaturgia contemporanea una delle proprie mission fondamentali, ritenendola strumento imprescindibile per la costruzione di una narrazione del presente e lente preziosa per una più profonda lettura della realtà». Il Festival internazionale del Teatro di Venezia, diretto da Antonio Latella, ha proposto 28 titoli che sono stati valutati da una giuria internazionale composta da quattro critici e studiosi di teatro. Ferracchiati, che si era già distinto a Venezia nel 2017, ha portato in scena il personaggio cechoviano “in modo semplice, ma convincente e toccante” si legge nella motivazione del premio. Una riscrittura capace di “rendere attuale il repertorio nel modo più intelligente possibile: non solo rendendolo attuale, ma avviando anche una riflessione che parte dal qui e ora, gettando una nuova luce su ciò che dobbiamo fare per vivere una vita significativa, come dobbiamo relazionarci con il mondo, come dobbiamo agire, tutte questioni che oggi sono urgenti”.

Scritto da Cechov quando aveva una ventina d’anni, “Platonov” è un’opera che descrive l’indeterminatezza contemporanea e Ferracchiati, riscrivendo il testo senza perderne l’essenza, lo attualizza grazie al sarcasmo pungente e soprattutto introducendo un nuovo personaggio, interpretato da lei stessa, ovvero il Lettore. La motivazione ufficiale offerta dalla giuria che ieri l’ha premiato a Venezia pare aver colto appieno lo spirito di questo lavoro: “Nell’indagare i personaggi e le loro motivazioni da un punto di vista attuale, emerge un testo nuovo che non solo mette in discussione il ruolo del testo classico nel teatro di oggi, ma libera i personaggi dalla ‘prigionia’ dell’epoca nella quale sono stati creati. Liv Ferracchiati non è soltanto autore e regista dello spettacolo. Interpreta anche la figura di un nuovo personaggio, il Lettore del testo, con una tale e straordinaria e dedicata autenticità, che come personaggio diventa essenziale per il successo dell’opera, impostando un dialogo ironico e illuminante tra se stesso e l’autore russo. Nell’eliminare alcuni personaggi maschili e mettendo invece quattro donne al centro della scena, gli spettatori del 2020, che potrebbero trovare antiquata la politica sessuale e di genere di Cechov, possono immediatamente ritrovarsi nei commenti satirici ed imperturbabili del Lettore su ciò che accade in scena. È ovviamente un valore aggiunto il fatto che Liv sia anche un attore straordinario”. Lo spettacolo verrà proposto in alcune delle prossime stagioni teatrali del circuito TSU, che verranno presentate ufficialmente nelle prossime settimane. © RIPRODUZIONE RISERVATA