Ast Terni, la fabbrica con radici nell'800 ma capace di guardare al futuro

Ast Terni, la fabbrica con radici nell'800 ma capace di guardare al futuro
di Vanna Ugolini
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Domenica 19 Settembre 2021, 09:43

TERNI Gli Acciai Speciali Terni fanno parte della storia industriale da centotrentasette anni e per essere ancora oggi appetibili e in grado di avere ancora un ruolo in Europa, significa che, tutto sommato, chi ha gestito in questi lunghi decenni le acciaierie ha lavorato bene. Con alti e bassi, momenti di amore per questa fabbrica - che ha portato lavoro e benessere e anche conoscenze tecnologiche - e di odio - per le conseguenze provocate dall'inquinamento ambientale, Ast resta un faro per Terni, per l'Umbria, di cui rappresenta un quinto del Pil e continua ad affacciarsi con dignità e capacità di essere competitiva anche nel panorama italiano ed europeo. E' il 1993 quando il Governo Italiano decide di vendere le ex aziende Finsider compreso l'inossidabile. La allora Krupp decide di presentare una offerta insieme ad una cordata di Italiani (50 per cento Krupp, 50 per cento Agarini, Riva e Falck ). Questa aggregazione si aggiudica nel 1994 l'acquisto della divisione inossidabile ad un prezzo pari a circa 600 miliardi di vecchie lire da pagare in 4 rate da 150 miliardi. Ma l'operazione cambbia subito strada: escono Riva e Falck per cui la nuova società risulta di proprietà per il 70 per cento ai Tedeschi e per il restante alla Tad di Agarini.
Negli anni 1995 e 1996 i risultati della Acciai Speciali fanno sì che gli azionisti recuperino l'intero prezzo di acquisto tanto che i tedeschi decidono di fondere il veicolo societario con cui avevano acquistato la divisione inossidabile nella Ast. In quegli anni il vertice delle acciaierie - l'ingegnere Angelini e il suo successore ingegnere Vespasiani - cui i tedeschi hanno delegato la gestione del business decide il potenziamento della rete commerciale Ast Germania, Ast Francia, Dvp Spagna, Ast UK, Ast Usa e la creazione di un centro di servizi in Turchia e successivamente uno in Cina.
In Italia, negli anni successivi all'acquisizione vengono create La Titania, il Centro Servizi Inox di Vocabolo sabbione Terni ed il Tubificio di Terni che negli anni successivi diventerà leader europeo nel settore dei tubi marmitta.
La parte fucinati viene assegnata alla Società delle Fucine mentre agli inizi del 2000 Ast acquisirà pure il Centro Servizi Tad di Ceriano Laghetto di proprietà di Agarini.
Tra il 2004 e il 2005 la prima dura vertenza dell'era Tk, conclusa con la chiusura del reparto specializzato nella produzione di acciaio magnetico. È il primo atto di un decennio a seguire che sarà «complicato». La tappa più amara di questi anni riguarda la tragedia di Torino, nel 2007: nelle sede torinese dell'azienda si sprigionò un incendio che uccise sette operai. Dopo un processo lunghissimo furono condannati anche il Ceo di Ast Harald Espenhahn, e due manager che lavoravano anche in Viale Brin Marco Pucci, diventato poi amministratore delegato dopo Hespenhahn lo sostituì e il responsabile di stabilimento Daniele Moroni.
Passano pochi anni dalla tragedia, siamo al 2011 e ThyssenKrupp comincia a manifestare la volontà di vendere il suo patrimonio nell'inossidabile. La creazione della Thyssenkrupp Stainless (poi Inoxum) in Germania, con cui viene creato il primo gruppo europeo nel settore dell'acciaio inossidabile vedrà la fine del controllo commerciale con l'esclusione del mercato italiano da parte di Terni. Nel 2013 l'Inoxum viene venduto alla Outokumpu ma l'Anti Trust Europeo consentirà la fusione solo a condizione che resti fuori tutta l'area di produzione ternana. Di qui il riacquisto dell'inox di Terni da parte di Thyssenkrupp.

A guidare Ast arrivare la manager Lucia Morselli, che annuncia di voler dimezzare le acciaiere ternane. Contro questa decisione viene organizzato una sciopero a cui parteciperanno trentamila persone da tutta Italia. Il resto è storia di oggi.
 

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