La parrocchia del Terzo millennio. Niente perpetua, a Narni c’è la mamma

NARNI Controlla attentamene quello che accade dal fondo della chiesa. Poi durante la comunione si sposta al centro della navata per una verifica più attenta: lei, Oriana Marchi, e le altre “pie donne”, gestisce così l’applicazione delle disposizioni emanate dal Governo per fronteggiare il virus durante la celebrazione della messa. Oriana Marchi, è attentissima, scrupolosa, anche spinta da un’altra ragione, che le ha fatto meritare quell’incarico di fiducia: è la madre del prete, del parroco del Duomo di Narni, don Sergio Rossini, invertendo in questo modo la stereotipata figura della perpetua. Lei arriva culturalmente da lontano, da molto lontano, dalla militanza in Rifondazione Comunista, per la quale ha anche occupato uno scranno di assessore al comune di Narni. Nemmeno un assessore banale, lei che era abituata a comandare, a lavorare tra gli uomini di una grande ditta metalmeccanica, sapeva, e sa, le lingue, come si dice, toscana di Piombino. Manifestazioni, proteste, impegno politico di livello sotto le bandiere rosse della rifondazione erano per lei abituali. I destini della vita, si sa, sono imprevedibili. E così Oriana ha fatto, vicino al figlio, tutto un percorso di avvicinamento alla religione, cosa che insieme alla sua capacità l’ha portata ad una collaborazione in parrocchia di grande qualità, che non si ferma a dirigere il “traffico” dei credenti.  La mamma, è il cerbero bonario della chiesa: “Mettersi negli spazi segnalati. Non si può stare fuori dai banchi. Ecco il disinfettante: aprire le mani” spiega a tutto andare in questi tempi di coronavirus. Controlla la qualità della mascherina: chi non ne è provvisto non entra in chiesa. Intanto ha pure stabilito posti per le famiglie, fuori dai banchi, scrivendo con lo scotch delle indicazioni perfette sulle sedie. Poi sovrintende alla rigorosa chiusura della porta all’inizio della messa, come da Decreto Dpcm, sollecitando le persone al pari di un controllore ferroviario, verificandone il comportamento. Quando è il momento della comunione si avvicina alla fila che si forma all’interno della chiesa e la sovrintende, ne controlla le distanze di sicurezza con occhio telemetrico. E siccome il suo è sempre uno sguardo accigliato, è il suo carattere, mette anche soggezione ai più, al contrario di don Sergio, che si presenta sempre in maniera scanzonata. Oriana abita in Via dell’Asilo, nel centro storico, in una casa della parrocchia, col suo unico figlio e da lì lo assiste nelle tantissime incombenze, comprese quelle culinarie: come tutte le mamme confeziona pranzetti adeguati, dal momento che don Sergio è sempre sul confine dell’ingrassare ed è costretto a diete ricorrenti per mantenere un aspetto consono al suo ruolo. Il gruppetto di “pie donne” fa inevitabilmente capo a lei, pure per i rapporti privilegiati col parroco, senza protervia, però, ma con spirito reale di servizio e collaborazione.

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di Pietro Piovani