La guerra delle zanzare
che blocca l'Università

Martedì 8 Dicembre 2015 di Federico Fabrizi
PERUGIA La sede dell'Università di Medicina a San Sisto

PERUGIA Ci sono le zanzare, quelle brutte e cattive che  portano in giro la malaria. Ci sono microscopi, vetrini e provette che costano un sacco di soldi. E poi i fondi della fondazione Bill Gates, tanti. Ci sono gli avvocati: il Tar, il Consiglio di Stato e almeno un paio di esposti in Procura. E poi gli scienziati e due rettori che sul destino degli insetti cattivi la pensano in modo completamente opposto. Pronti, via: è la grande guerra delle zanzare. Stanzoni pensati per cervelloni in camice bianco realizzati e mai aperti, macchinari comprati e imballati da mesi e un progettone per la genomica nato in Umbria ma pronto a traslocare in Toscana.

Al centro del campo di battaglia il Polo d'innovazione 
di genomica, genetica e biologia
: una società consortile di cui sono soci alcuni privati, 3 gruppi stranieri e per una piccola quota ancora anche l'Università di Perugia. Nell'idea dell'ex rettore Francesco Bistoni, il Polo Ggb doveva essere l'eccellenza delle eccellenze. Testa e gambe del progetto - un po' Lionel Messi e un po' Rino Gattuso tempi d'oro - il prof Andrea Crisanti, lo scienziato delle zanzare anti-malaria che ha acciuffato i fondi della fondazione Bill Gates.

Tanto per avere idea dell'aria che tira ora: Crisanti si ritrova lo stipendio “sospeso” dall'Università di Perugia per un doppio incarico, insegna all'Imperial London College. «La terza Università del mondo - spiega lui - mentre Perugia è la seicentesima, come me ci sono altri colleghi trattati in modo diverso». Ma per l'Ateneo: dura lex, sed lex. In sintesi: l'Università lo 
aveva sospeso, lui ha fatto ricorso al Tar che lo ha riammesso, l'Ateneo è passato al Consiglio di Stato che lo ha ri-sospeso e a gennaio è attesa la sentenza del Tribunale amministrativo.

La guerra si combatte metro a metro: nell'elenco dei contenziosi c'è l'affitto di locali dell'Università a Perugia, a San Sisto, in uso al Ggb, il futuro dei laboratori di Terni e l'utilizzo di alcuni macchinari. Crisanti si batte: «Perché spettano al polo di genomica». L'Ateneo ha scelto una destinazione diversa: a disposizione di tutti. Crisanti nel frattempo ha presentato due esposti alla Procura: «Uno per anomalie nella gestione di una gara per l'acquisto di macchinari e la gestione di fondi e un altro per il trattamento 
discriminatorio ricevuto». Di fatto, l'idea di oggi di Palazzo Murena - rettore Franco Moriconi e prorettore Fabrizio Figorilli - è di prendere un'altra strada a 
proposito di genetica e genomica. Direzione opposta rispetto a quella del precedente “magnifico” Bistoni. 

«In Umbria poteva sorgere il punto di riferimento della genomica italiana. Parliamo di 400 milioni di euro di finanziamenti - si sfoga Crisanti - ma il centro di genomica per come era stato concepito non esiste. Rischia di essere un'enorme occasione persa per tutti: ho portato a Perugia 23 milioni di euro di finanziamenti... per settimane ho chiesto di incontrare anche la presidente Marini, ma non vengo ricevuto. Di certo, comunque, non smetterò di lottare. Queste cose accadono solo in Italia: se un progetto è buono è buono, se è cattivo è cattivo, cosa c'entrano gelosie e amicizie?».

Intanto la piattaforma del centro di genomica prende armi e bagagli e inizia il trasloco: destinazione Siena. «Siamo stati contattati dal distretto della Toscana». Trasloco definitivo? Non si sa, una decina di persone 
continuano ancora a lavorare tra Perugia e Terni.

Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre, 16:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA