"L'impatto della depressione sui cambiamenti sociali e culturali". Psichiatri a convegno a Orvieto

"L'impatto della depressione sui cambiamenti sociali e culturali". Psichiatri a convegno a Orvieto
di M.R.
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Giovedì 2 Dicembre 2021, 11:00

"L'impatto della depressione sui cambiamenti sociali e culturali" è il tema di un convegno che si terrà a Orvieto, venerdì 3 dicembre, a Palazzo Coelli, a partire dalle 9, che vedrà la partecipazione di circa 60 tra medici chirurghi specializzati in psichiatria, neurologia e geriatria. La segreteria scientifica è affidata al professor Sergio De Filippis, docente di Psichiatria delle Dipendenze all’Università Sapienza di Roma e Direttore Sanitario Villa Von Siebenthal Genzano di Roma.

La depressione è il disturbo mentale più comune dei nostri giorni, colpisce 350 milioni di persone nel mondo e presenta una prevalenza nei paesi occidentali del 10-12% e un’incidenza globalmente in aumento. In Italia, secondo i dati più recenti disponibili (Istat 2019), 2,8 milioni, il 5,6% della popolazione di età inferiore ai 15 anni, presenta sintomi depressivi, dei quali 1,3 milioni con sintomi del disturbo depressivo maggiore. Tale tipologia di disagio aumenta con l’età; infatti, la prevalenza è pari al 2,2% nella fascia di età 15-44 anni e sale al 19,5% tra gli ultra 75enni.

L’Umbria è la regione che detiene il primato per popolazione affetta da disturbo depressivo: con il 4% dei casi più acuti e il 9,5% in totale (Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane)

Le donne presentano un rischio doppio di sviluppare un disturbo depressivo rispetto agli uomini e le fasce di età più giovani risultano le più colpite dalla patologia. La depressione nell’anziano è invece sottodiagnosticata, mentre secondo gli studi epidemiologici che utilizzano una valutazione dimensionale dei sintomi depressivi è molto frequente.

«Il disturbo depressivo maggiore è stato lungamente considerato come un disturbo a carattere prettamente episodico, ma numerose evidenze cliniche – afferma il professor De Filippis - sottolineano invece la sua tendenza alla ricaduta e alla cronicizzazione . La depressione comporta un significativo carico economico non solo per l’individuo, ma anche per le famiglie e, in generale, per la società. Ciò dipende largamente dalla perdita di produttività lavorativa, i cui costi rappresentano oltre la metà del peso economico legato ai disturbi depressivi. La conseguenza più grave della depressione rimane comunque il suicidio che porta alla perdita di circa un milione di vite ogni anno. I pazienti con depressione – maggiore nel 25-40% dei casi possono presentare disfunzioni cognitive che possono essere presenti già durante il primo episodio di malattia e si possono aggravare nell’arco della vita per numerosi fattori endogeni (numero e gravità delle ricadute) ed esogeni (comorbidità, abuso di sostanze, terapie farmacologiche concomitanti, ecc). La presenza di una disfunzione cognitiva ha un impatto rilevante sulla funzionalità e sulla qualità di vita del paziente.

È sempre più evidente come la depressione, – spiega lo psichiatra – a causa dell’età di insorgenza relativamente precoce e del decorso cronico, imponga un pesante fardello economico non solo agli individui che ne soffrono, ma anche alle loro famiglie, alla società, ai sistemi sanitari e alle economie nazionali.

La depressione maggiore risulta la seconda causa più importante di disabilità. I costi della perdita di produttività riflettono, infatti, oltre il 60% dei costi totali dei disturbi depressivi. In una logica di mercato, i disturbi mentali rappresentano, nel loro insieme, il 15.4% della perdita del cosiddetto “tempo di produttività”, che si riferisce alla somma delle ore settimanali di assenza da lavoro per un problema personale o familiare correlato alla salute (“assenteismo”, ad esempio ritardi, uscite anticipate, assenze, ecc.) e dell’equivalente in ore di ridotte prestazioni lavorative attribuibili a problemi correlati alla salute (“presenteismo”, dovuto ad esempio a ridotta concentrazione, ridotta motivazione, stanchezza, difficoltà a prendere decisioni, ecc.).

Il costo della depressione, in termini di perdita di produttività, – conclude De Filippis – è stato stimato pari a 44 miliardi di dollari l’anno, in confronto a 31 miliardi di dollari per i lavoratori non affetti da depressione. Inoltre, la depressione è risultata associata a 8.7 giorni di assenza e 18.2 giorni di perdita di produttività per anno per persona, al costo di 4.426 dollari per persona all’anno».

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