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Carissimi, Lega: «Con il Pnrr la Regione diventi protagonista per un servizio integrato unico nella gestione dei rifiuti»

Carissimi, Lega: «Con il Pnrr la Regione diventi protagonista per un servizio integrato unico nella gestione dei rifiuti»
di Daniele Carissimi
4 Minuti di Lettura
Martedì 28 Dicembre 2021, 10:39 - Ultimo aggiornamento: 29 Dicembre, 08:22

Riceviamo e pubblichiamo questo intervento sulla gestione dei rifiuti in Umbria del consigliere regionale Daniele Carissimi, Lega.
 

Il PNRR è un’occasione unica e imperdibile che garantirà all’Italia una provvista disponibile di 2,10 miliardi di euro per la gestione dei rifiuti.

Come se non bastasse, la ghiotta opportunità per la nostra Regione si arricchisce del fatto che i bandi del MITE con i quali saranno allocate tali risorse riservano addirittura il 60% delle stesse alle regioni del centro-sud.

Sono finanziabili fino a 40 milioni per la realizzazione o ammodernamento di ogni singolo impianto che tratta rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata. Tali presupposti giustificano un’occasione per costruire un patrimonio infrastrutturale da capitalizzare in capo al soggetto pubblico.

L’Umbria infatti, dovrebbe convincersi di attingere a tali provviste ricavandosi un ruolo da attrice protagonista e non da semplice comparsa.

Tali ingredienti si collocano in un momento storico unico per l’Europa e per l’Italia, in quanto nella nostra Regione quest’occasione fatalmente coincide, in termini di tempistiche, anche con l’aggiornamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti risalente al 2009 che oggi risulta del tutto inadeguato a rispondere alle prescrizioni che l’Europa ci impone.

Occorre quindi essere lungimiranti e sfruttare il momento per veicolare tali straordinarie provvidenze comunitarie e farle atterrare sul territorio e utilizzarle per costruire e mantenere un sistema infrastrutturale impiantistico per la gestione dei rifiuti capace di garantire autosufficienza e sostenibilità al sistema gestionale umbro per almeno trent’anni.

L’imperdibile opportunità che il soggetto pubblico non può non cogliere, è quella di superare l’assenza, la frammentazione e l’inadeguatezza dell’impiantistica storicamente distribuita nella nostra Regione per sub-ambiti dando le gambe ad un servizio integrato unico su base regionale che dovrebbe permettersi di mantenere una pluralità di gestori unicamente per la fase della raccolta e non anche quella del trattamento, accentrando le proprietà degli impianti in capo agli enti locali in seno ad AURI.

La sfida che l’Amministrazione Regionale deve raccogliere è quella di credere e scommettere nell’accesso alle risorse del Next Gen Ue attraverso i comuni consorziati in AURI (ente costituito sin dal 2013 nella Regione Umbria che ricomprende di diritto tutti i 92 comuni della Regione), in modo che diventi proprietaria degli impianti di gestione costruiti e costruendi al fine di esercitare e mantenere un ruolo stabile e diretto per il trattamento successivo alla raccolta dei rifiuti.

La leva che rende unica una diretta discesa in campo del soggetto pubblico è la condizione presente nei bandi del MITE dove viene previsto che la parte maggiore delle somme stanziate (1,5 miliardi) potranno essere erogate esclusivamente a beneficio di tali enti, caratteristica che quindi sgombra il campo a ricostruzioni che neghino vantaggi al sistema pubblico.

Alla proprietà pubblica degli impianti pubblici, dopo la loro realizzazione/ammodernamento, è lecito auspicare una gestione industriale sui medesimi garantita dalla managerialità del privato, a cui eventualmente estendere la partecipazione societaria minoritaria.

Tale archetipo ipotizzato, così come caratterizzato da un’impronta spiccatamente pubblica, non è fantascienza in quanto già empiricamente sperimentato, ad esempio, nel Consiglio di Bacino Priula, (l’equivalente della nostra AURI), che raccoglie i 49 comuni della Provincia di Treviso. In quella realtà il Consiglio di Bacino Priula detiene integralmente anche le quote di un soggetto gestore unico (s.p.a. Contarina) al quale ha affidato (in house) i servizi di gestione dei rifiuti urbani.

Perché quindi l’AURI umbro non assume questo ruolo avendo a suo vantaggio tutte le condizioni favorevoli riconducibili a un territorio di circoscritta estensione (8.500 kmq), un limitato numero di utenti da servire (880.000 abitanti/92 comuni), pochi impianti da ripensare/ammodernare/acquisire (selezione e trasferenza) e diversi da realizzare e collocare sul territorio (fabbriche dei materiali e centri di riuso)? Non sembrano esserci elementi contrari ma solo possibili rimpianti laddove non si raccogliesse l’irripetibile occasione a cui, ripeto, i privati non possono accedere direttamente per limiti imposti dai bandi stessi a favore del pubblico.

Occorre fare presto però perché, malgrado gli impianti potranno essere costruiti anche in project financing o in partenariato pubblico-privato entro il 31.12.2026 (nonostante il soggetto realizzatore vada trovato entro il 31.12.2023) non bisogna dimenticare che i bandi sono in scadenza a febbraio 2022.

2. Segue

Consigliere regionale 
 

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