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Si schianta con l'aereo sulle Alpi svizzere: la vittima è l'umbro Massimo Giua. Il maltempo ha rallentato i soccorsi. Il decollo dalla Germania

il Cessna schiantato, foto polizia cantonale San Gallo
di Egle Priolo
3 Minuti di Lettura
Giovedì 31 Marzo 2022, 18:32 - Ultimo aggiornamento: 1 Aprile, 07:33

L'aereo che stava guidando si è schiantato sulle Alpi svizzere, a quasi duemila metri di altitudine. E ieri sera, dopo oltre trentasei ore dall'incidente, non era ancora trovato il suo corpo. Impossibile pensare di trovarlo ancora vivo ed è per questo che tra Castiglione del lago e Panicarola un'intera comunità piange Massimo Giua, il pilota di 63 anni a bordo del Cessna che mercoledì nel primo pomeriggio è finito sul Säntis, sui monti della Svizzera orientale. Dopo una segnalazione arrivata intorno all'ora di pranzo di un piccolo aereo da turismo scomparso improvvisamente, immediato è stato l'intervento dei i soccorsi, ma per la nebbia molto fitta gli elicotteri della Rega e dell'esercito, come spiegato anche dalla polizia cantonale del San Gallo, non si sono potuti alzare che dopo tre ore: i pezzi del relitto sono stati trovati solo in serata.

IL TAM TAM

Da lì è partito il terribile tam tam, con la speranza sempre di una smentita: ma è stato accertato come Giua fosse a bordo di quel piccolo Cessna da otto posti partito dalla Germania e diretto in Toscana, a un passo dalla sua Castiglione del lago. Città investita direttamente dalla tragedia, perché il 63enne è il padre della compagna del sindaco Matteo Burico. Giua, nonostante le origini sarde, è infatti da anni parte di una famiglia ormai storica al Trasimeno, amata e conosciuta, adesso sotto choc per un dramma totalmente inaspettato. Tra Castiglione e Panicarola, nell'area abitata nota come La Lucciola, infatti, in ore di apprensione e sgomento, tutti piangono Massimo, compresi la moglie, la figlia e il fratello. Costretti a non potersi svegliare da un incubo che si è abbattuto sulle montagne svizzere.

IL VIAGGIO

Secondo la ricostruzione de La Regione, il Cessna 208 Carawan con solo Giua a bordo era partito mercoledì intorno alle 11 da Siegen, in Germania, e l'incidente è avvenuto in una zona molto impervia e ripida, coperta da neve e ghiaccio, vicino al Grüehorn, a circa 1.700 metri di altitudine. Le operazioni di salvataggio, gestite dalla polizia sangallese, hanno visto l'intervento, oltre che degli elicotteri, di pattuglie, gruppi di intervento alpino e anche droni, mentre il Servizio svizzero di investigazione sulla sicurezza è impegnato a stabilire le cause dell’incidente. L'uomo era noto per essere un pilota molto esperto, un professionista di lungo corso che quell'aereo lo guidava per mestiere, difficile che si sia fatto beffare dal maltempo, che secondo i mezzi di informazione svizzeri imperversava nella zona proprio all'orario del volo. Che siano state le condizioni climatiche avverse o un qualsiasi malfunzionamento del piccolo aereo, resta comunque da chiarire la causa che ha portato allo schianto sulle Alpi svizzere, quando il velivolo è scomparso e il pilota non ha più risposto alle chiamate. Fino alla segnalazione e al ritrovamento dei rottami.

LE RICERCHE

In ogni caso, proseguiranno anche oggi, tra mille difficoltà a causa della zona difficile, tra neve foschia e montagne, le ricerche del corpo del 63enne: la scorsa notte i droni sono rimasti in volo alla ricerca dei resti del Cessna, letteralmente spezzato in due contro un costone delle Alpi. Intanto la comunità del Trasimeno, tra politica, istituzioni e cittadini, si è stretta – seppur in un rispettoso e affettuoso silenzio - intorno alla famiglia, pronta a partire per la Svizzera per un probabile esame del dna, disperata anche per la distanza e la difficoltà ad avere notizie immediate. Anche se fino alle conferme ufficiali, in un abbraccio laico e davvero sentito, restano tutti in attesa di un miracolo.

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