Il mister narnese Latini torna in campo dopo l'aggressione di Pasqua: "I ragazzi, la sveglia la mattina, il ritorno alla vita"

Il mister narnese Latini torna in campo dopo l'aggressione di Pasqua: "I ragazzi, la sveglia la mattina, il ritorno alla vita"
di Paolo Grassi
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Mercoledì 25 Maggio 2022, 06:53

I suoi ragazzi lo accolgono col sorriso, gli si avvicinano, lo salutano col pugno-contro-pugno diventato il saluto più diffuso nella pandemia covid. Maurizio Santini, presidente della Terni est e collaboratore della Nuova Accademia Terni, la società per la quale allena, va a salutarlo. Poi comincia il suo lavoro, da bordo campo, coi suoi ragazzi del 2009. Questo, dopo che due giorni prima, a Cannara, era pure tornato a sedersi in panchina per il torneo Memorial Valter Baldaccini. Forse se lo immaginava proprio così, il suo ritorno in campo, Francesco Latini, l’allenatore e istruttore di calcio di 33 anni che si era trovato per l’ultima volta a uscire da un campo di calcio di una partita giovanile in ambulanza. La convalescenza, che ora sta osservando a casa sua, a Narni Scalo, non è ancora finita. L’aggressione subita il giorno di Pasqua a Gabicce, in un torneo giovanile, si fa ancora sentire. Forse, però, oggi fa male di più il ricordo. Segna molto anche nell’anima, oltre che nel fisico, essere aggrediti a pugni e calci durante una partita dal genitore di un calciatore avversario, ritrovarsi a correre in ospedale con un ematoma al rene e con il rischio di lesioni gravi e di un’operazione. L’operazione, alla fine, fortunatamente non c’è stata e lui il giorno dopo è stato dimesso. Ma non senza la sensazione di vedersi persino la morte in faccia. Il suo aggressore, romano, padre di un ragazzo delle giovanili della società capitolina Ponte di Nona, ora dovrà rispondere di lesioni gravi ed ha già avuto due anni di daspo. Francesco Latini, invece, si gode i suoi ragazzi e i suoi dirigenti che lo hanno riaccolto con grande calore al campo di via Vulcano. Deve ancora stare attento e seguirli da bordo campo, perché non può ancora fare sforzi. «Però – racconta lui – mi sento come al primo giorno di scuola dopo l’estate. E’ come riprendere qualcosa che si era interrotto, ma poi bastano pochi passi e le sensazioni tornano quelle di sempre». Il ritorno al suo mondo. Quello che, nello sconforto, aveva pure pensato di lasciare. «Sì, ho avuto anche quel pensiero. E’ stata, paradossalmente, una situazioni psicologicamente difficile, nella quale ho persino pensato di aver perso pure io. Ma le telefonate dei ragazzi, l’appoggio della società, i tanti messaggi di vicinanza, mi hanno ridato la forza. Oggi prevale su tutto la voglia di ricominciare».

In realtà, il ritorno a pieno regime sarà possibile solo nella prossima stagione. «Per forza. Devo osservare la convalescenza nel modo giusto. Anzi, ringrazio i medici che mi hanno permesso, seppure con le dovute precauzioni, di poter tornare in panchina e al campo prima della fine della stagione. Per la guarigione completa serve ancora pazienza, Ma siamo a buon punto». Poi torna dai suoi ragazzi. Li consiglia, dà loro istruzioni, con tanta pazienza. Loro, in campo, lo ascoltano e annuiscono con gesti cordiali. Poi fanno una partitella. Vederli giocare, è un piacere. Lui ne va fiero. «Visto, che bravi?». Ma fa il modesto: «Il merito, però, è tutto loro, eh». La normalità, è tornata anche sul lavoro da impiegato amministrativo. E’ rientrato in ufficio lunedì. «I 30 giorni sono passati. L’ultimo controllo è andato bene. Anche lì, non ho voluto allungare i tempi. Sempre senza sforzi. Ma anche tornare ad assaporare la normalità della sveglia alla mattina, è un ritorno alla vita». Come sul campo.

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