CORONAVIRUS

Il mercato del lavoro ha bisogno delle donne

Martedì 9 Marzo 2021 di Cristiana Mapelli
Cristina Colaiacovo

Nel lavoro il genere fa ancora la differenza: le donne hanno meno opportunità degli uomini, ovunque. Secondo i dati Istat, in Umbria il tasso di occupazione maschile è al 54,5%, quello femminile si ferma al 40%: il tasso di disoccupazione è pari al 9,6% e al 13,2%, rispettivamente per uomini e donne. 

L’IMPRENDITRICE

«Tutti gli indicatori ci parlano di una situazione delle donne fortemente discriminata sul fronte del mercato del lavoro – commenta lo studio Cristina Colaiacovo,  imprenditrice e alla guida della Fondazione Cassa di Risparmio Perugia -. Ritengo che questo non sia soltanto un problema umbro, ma più in generale italiano e credo che oltre agli stereotipi ciò sia legato principalmente al nostro sistema di welfare». Secondo Colaiacovo il ruolo fondamentale di cura della casa e dei figli, come delle persone anziane o non autosufficienti, grava soprattutto sulle spalle delle donne, che spesso devono rinunciare alla carriera accettando impieghi con retribuzione più bassa. «Con una maggiore offerta di servizi e un sistema di welfare più strutturato e flessibile si potrebbero ridurre tali divari di opportunità e attivare una maggiore domanda di lavoro in questo settore. Considerare le donne al centro della ripartenza è un imperativo, soprattutto nel progettare il futuro per le prossime generazioni. A definire questa priorità è la stessa Europa, nell'ambito del pacchetto per la ripresa Next Generation EU. Comunque sono ottimista – conclude Colaiacovo -, credo che sia un momento favorevole per le donne, nel nostro territorio abbiamo molte amministratrici e imprenditrici brave e competenti anche se talvolta meno conosciute degli uomini».

LO STUDIO AUR

Eppure sono molte le ragioni per cui il mercato del lavoro dovrebbe aver bisogno delle donne, come spiega Enza Galluzzo dell’Agenzia Umbria Ricerche (Aur). 

«Le donne notoriamente eccellono nel percorso di istruzione – dicono dall’Aur -. Dai primi ordini di studio fino all’università». Le donne, inoltre, sono portatrici naturali delle principali soft skills: capacità di lavorare in squadra, problem solver, gestire lo stress, approccio multitasking e intuizione, intelligenza emotiva e l’inclusione. 

Inoltre, il progressivo invecchiamento della popolazione e la diminuzione delle nascite, hanno modificato l’assetto della popolazione, comprimendo la fascia in età lavorativa. «Ci sarà quindi - dicono dall’Aur - sempre più la necessità di coinvolgere le risorse scoraggiate e “sopite” facendole uscire dallo stato di inattività, categoria in cui prevalgono le donne (in Umbria il 35,5% contro il 22,8% degli uomini). Il calo delle nascite è strettamente connesso alla mancanza di una sicurezza economica. Il lavoro delle donne può rivitalizzare il sistema e contribuire alla ripresa della natalità. Vi è infatti una domanda di maternità inespressa anche per problemi di economia familiare».

Sulla capacità di resilienza, confermata la maggiore capacità delle donne rispetto agli uomini di assorbire le delusioni e le difficoltà della vita. «Un esempio eclatante – spiega Galluzzo - è rappresentato dal periodo di lockdown in cui le donne hanno affrontato con rinnovata energia, con creatività e fermezza. Capacità di reazione che sarà preziosa per affrontare lo scenario post Covid». Come quindi le donne possono valorizzare queste potenti leve a loro favore? «Innanzitutto – conclude Galluzzo - prendendo coscienza di essere portatrici di sapere e capacità utili al mercato del lavoro e lavorando sulla propria autostima, nella consapevolezza che il percorso ancora da compiere non sarà lieve».

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