Il capo della polizia Gabrielli:
«Il tricolore simbolo della storia
non elemento di esclusione»

Giovedì 6 Febbraio 2020
TERNI I simboli del nostro essere italiani, l'Inno e la bandiera, devono essere vissuti non come
elemento identitario esclusivo, ma come la riaffermazione della  nostra storia, delle nostre tradizioni, del rispetto per quelli che ci hanno preceduto e hanno fatto grande questo Paese, ma anche nella consapevolezza che questo non può essere elemento di esclusione»: a dirlo è stato questa mattina il capo della polizia, Franco Gabrielli, a margine della Giornata dell'amore per il Tricolore, organizzata dalla questura di Terni in occasione dei festeggiamenti di San Valentino, patrono della città. Obiettivo dell'evento è stato quello celebrare la bandiera come simbolo di Patria, libertà e coesione sociale. All'iniziativa che si è svolta a palazzo Gazzoli, oltre al questore Roberto Massucci, al prefetto Dario Emilio Sensi e ai sindaci della provincia, hanno partecipato anche la Fanfara della polizia, gli allievi della scuola di polizia di Spoleto, una rappresentanza di studenti delle scuole superiori e delle comunità straniere cittadine. Proprio riferendosi a queste ultime, il prefetto Gabrielli ha sottolineato che «tanto più si è forti delle proprie tradizioni, convinti dei propri valori, tanto più il Tricolore non può essere elemento di esclusione in un momento sempre più globalizzato e sottoposto a flussi migratori importanti». Gabrielli nel suo discorso ha poi rimarcato che il Tricolore è stato vissuto spesso «in maniera anche troppo superficiale», in quanto «lo sventolio è coinciso per lo più con eventi sportivi». «Questo - ha aggiunto - dà il senso della distanza con quello che questi simboli  ppresentano». Ma per il capo della polizia «il vero problema di oggi è la nostra credibilità, perché se non sono credibili le persone che incarnano le istituzioni non sono credibili i vessilli, cheb rimangono qualcosa di astratto e lontano». Anche per questo Gabrielli ha voluto ricordare proprio a Terni la figura di «un grande ternano», Enrico Micheli, già ministro e sottosegretario alla presidenza del Consiglio, morto nel 2011. «Ho avuto il privilegio di lavorare con lui - ha concluso il prefetto -, ha dimostrato con il suo esempio e il suo attaccamento alle istituzioni quello che le istituzioni devono
essere, principalmente il luogo della credibilità dei valori che cerchiamo di rappresentare. Tutto questo passa dai comportamenti e dagli esempi» © RIPRODUZIONE RISERVATA
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