I 5 Stelle: la Regione spieghi
se l'assegnazione dei pascoli
avviene in maniera corretta

I 5 Stelle: la Regione spieghi se l'assegnazione dei pascoli avviene in maniera corretta
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Giovedì 26 Aprile 2018, 13:32 - Ultimo aggiornamento: 27 Aprile, 19:04

PERUGIA Nella seduta di oggi dell’Assemblea legislativa, durante la sessione dedicata al question time, i consiglieri
regionali del Movimento 5 Stelle Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari hanno interrogato l’assessore Fernanda Cecchini per sapere se “non ritenga che quanto emerso dalla stampa relativamente all’assegnazione di pascoli in zone montane a società che prendono contributi europei, ma non ci portano gli animali, già ampiamente noto presso molte nostre comunità locali e già accaduto in altre zone d'Italia, non configuri una vera e propria estesa truffa nei confronti dell'Europa, dello Stato, della Regione e dei Comuni interessati, oltre a risultare di grave pregiudizio alla libera concorrenza tra imprese”.

LA RICHIESTA I consiglieri pentastellati chiedono che siano resi noti gli ettari di pascolo, sul totale di quelli disponibili, locati a imprese la cui sede si trova fuori dall'Umbria e il relativo ammontare delle risorse comunitarie
loro destinate rispetto alla somma globale assegnata alle aziende umbre, informando pertanto su come la Regione intenda tutelare la pastorizia umbra, “magari attraverso comodato o affitto di parte del patrimonio nelle disponibilità di Afor/Comunità montane, considerando che i nostri imprenditori non possono certo attendere gli esiti della prossima riforma della politica agricola comunitaria del 2023”.

LA SPIEGAZIONE “Da circa 15 anni – ha spiegato Liberati in Aula – ovvero dalla riforma Pac del 2003 a quella del 2014 gli allevatori locali risultano fortemente penalizzati dalla politica di assegnazione di titoli legata al possesso dei
terreni. Fonti di stampa segnalano l'esistenza in Umbria di molti pascoli fantasma, con ampie estensioni pubbliche affittate da tempo a grosse società, che poi proseguono per lungo tempo nell'affitto grazie ai diritti di prelazione, ampliando virtualmente le proprie superfici, accedendo facilmente e abbondantemente ai contributi europei, sottraendole così al legittimo uso a beneficio del nostri allevatori. Tali terreni risultano largamente in stato di abbandono e a rischio dissesto, giacché i locatari, come traspare dalla stampa e da informazioni raccolte in loco, spesso non vi portano bestiame al pascolo, impedendo cosi agli allevatori locali di fruirne pienamente per i propri animali, fuorché in condizione di subalternità. Oltre al più ampio danno all'economia umbra, sono così sempre meno le storiche imprese umbre che riescono a resistere a questo assalto, dedicandosi ancora all'agropastorizia: talune infatti si rassegnano a ricercare pascoli oltre i confini regionali, con costi crescenti, ma, molto più spesso vendono
il bestiame e chiudono”.

LA RISPOSTA L’assessore Fernanda Cecchini ha invitato i consiglieri del M5S, “se a conoscenza di possibile truffe nei confronti dell’Europa, dello Stato, della Regione o dei Comuni ad informare le autorità competenti poiché non
è questa la sede per darne conto. Come Regione, sugli allevamenti e zootecnia stiamo facendo molto. Abbiamo messo a disposizione degli allevatori una misura, come quella del ‘benessere animale’ che prevede la percentuale più alta a livello finanziario rispetto a tutte le altre Regioni. Nel momento in cui siamo stati chiamati a dare un parere, come Regione, ci siamo espressi negativamente nei confronti della procedura prevista. Anche noi riteniamo che ci potrebbe essere una maggiore possibilità per i nostri allevatori, ed agricoltori in genere, nell’utilizzo di terre per il pascolamento che sono normate, per procedure e regolamenti, a livello Comunitario. Le ultime norme comunitarie hanno tolto di mezzo la procedura per la quale venivano presi i pascoli in affitto, ed indipendentemente dal fatto di tenerci sopra gli animali, se ne poteva beneficiare. Una circolare del 2e013 stabilisce che laddove, attraverso le
procedure previste, un soggetto prenda in affitto un pascolo, deve avvenire sullo stesso il pascolamento con animali di proprietà del beneficiario delle terre iscritte alla Banca dati nazionali (Bdn). Come Regione non siamo in grado di dare i numeri rispetto al dato dei pascoli dati in affitto e l’ammontare della Pac rispetto a questa azione. La Pac viene trattata direttamente da Agea e non passa dalla Regione. Secondo le informazioni di cui disponiamo, i pascoli in Umbria coprono circa 60mila ettari di cui la gran parte sono di proprietà privata. Circa 25mila ettari ricadono all’interno del demanio civico e vengono assegnati con i criteri delle Comunanze agrarie dalle stesse o dai Comuni che ne svolgono le funzioni. Vengono comunque assegnati, in primis, a chi ne ha diritto all’interno della Comunanza. In mancanza di richiesta vengono assegnati attraverso procedure pubbliche. Come Regione non possiamo entrare in merito sulle procedure stabilite dalla Comunanza agraria in quanto Ente di natura privata.
Il patrimonio gestito da Afor (circa 2mila ettari) e che riguarda Monte Subasio, Monte Peglia, Selva di Meana e l’Alta Umbria viene assegnato attraverso procedure di bandi all’interno dei quali non può essere inserito il criterio della residenza. Quello che è stato possibile fare è stata l’individuazione di soggetti quali giovani imprenditori”.

LA REPLICA Nella replica, Liberati ha detto che “essendo in questi giorni Agea in Umbria, gli andrebbero portate segnalazioni pubbliche e renderli edotti della grave situazione in corso. Come gruppo politico lavoreremo per eliminare queste ‘storie’ altrimenti le belle parole ed impegni sul ‘benessere animale’ serviranno a ben poco” .

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