Gran vía, un viaggio letterario Milano-Narni-Madrid-America del Sud

Sabato 31 Ottobre 2020 di Eugenio Raspi

La casa editrice Gran vía nasce nel gennaio del 2006. Sin dagli esordi ha rivolto la propria attenzione alla letteratura latinoamericana e spagnola contemporanea. Una particolare scelta per una realtà editoriale di qualità del nostro territorio. Ne parliamo con Annalisa Proietti, direttore editoriale, narnese anche lei, come la casa editrice, una Laurea in Lettere alla Sapienza di Roma, Master per “Redattori editoriali” presso l’Università di Urbino “Carlo Bo”. Dal 2011 direttore editoriale di Gran vía. È stata la sua tenacia e intraprendenza a trasferire qui a Narni una casa editrice nata a Milano. Un passaggio inverso anomalo, dalla capitale italiana dei libri alla medievale Narni, che sicuramente innalza il livello culturale del territorio.

Nella presentazione di Gran vía, metti in risalto il proposito di pensare a un lettore interessato al mondo che lo circonda e attento a una narrativa di alto ed elegante intrattenimento. Quale lavoro è necessario per selezionare i libri da tradurre nel vasto universo narrativo della lingua occidentale più parlata, e letta, al mondo?

Credo che la parola chiave per gran vía sia “scouting”, vale a dire l’individuazione attenta, puntuale, coerente dei libri che anno dopo anno vanno ad arricchire il nostro catalogo; scouting che segue due direttrici: qualità della scrittura, che nel nostro caso significa anche alta qualità delle traduzioni, e forza degli argomenti trattati. Fattori irrinunciabili sono poi una grande passione, un’instancabile curiosità e, perché no?, una buona dose di divertimento, nella consapevolezza che fare libri è un mestiere bellissimo.

Dopo il rinnovo del 2011, che ha visto una nuova veste grafica e un ampliamento delle collane grazie al tuo ingresso in casa editrice, il vostro catalogo si è indubbiamente arricchito, mantenendo intatta l’attenzione alle grandi narrazioni e agli autori meno omologati. Quali sono stati i libri che hai scelto e a cui sei più legata, e quali le nuove proposte più ambiziose uscite in questo anno davvero complicato?

Scegliere un libro sarebbe impossibile, tale è l’attenzione con cui li selezioniamo e la cura artigianale con cui seguiamo ogni fase della produzione, ma, per parlare dei libri usciti in questo anno così particolare, mi piace segnalare la raccolta di racconti Ricomporre amorevoli scheletri della scrittrice boliviana Giovanna Rivero, autrice imprescindibile nell’attuale panorama della letteratura latinoamericana, e Guerre interne del giornalista peruviano Joseph Zárate, una riflessione acuta, umana e terribilmente attuale sulle derive del progresso.

Fate Laboratori di traduzione editoriale, siete stati presenti a Libri Insieme, all'Auditorium di Roma, ultimo importante evento in presenza di Ottobre. Ora stanno tornando gli spettri della pandemia, è appena saltata la tappa di Terni di Umbrialibri. Come si riesce a non demordere di fronte alle inevitabili difficoltà?

Con molta flessibilità, d’altronde la piccola editoria indipendente, quella di progetto, vive da sempre in uno stato di emergenza. Quest’anno, per esempio, abbiamo dovuto necessariamente rimodulare il nostro piano editoriale, alcune pubblicazioni sono slittate al 2021, ma ad altre non abbiamo voluto rinunciare, abbiamo deciso di dare un segnale forte di presenza pur nella difficoltà, aderendo anche a iniziative come quella romana.

Cosa intravedi dietro l’angolo di mondo che Gran vía descrive e propone, quali saranno le proposte editoriali del futuro?

Tra le novità, vorrei evidenziare un trio di scrittrici che spero avremo l’occasione di pubblicare nel primo semestre del 2021. Ci sarà il graditissimo e atteso ritorno in libreria della scrittrice cilena Nona Fernández con il suo ultimo lavoro, Voyager, un libro sulla memoria e la storia del suo Paese. Rimarremo poi in Cile con la pubblicazione del romanzo di Diamela Eltit, Mai e poi mai il fuoco, inserito da El País tra i 25 romanzi in lingua spagnola più importanti del XXI secolo. Ci sposteremo quindi in Argentina pubblicando Aparecida della giornalista e attivista Marta Dillon, una delle fondatrici del movimento “Ni una menos”, un testo potente e intimo dove il corpo diviene simbolo di lotta e resistenza.

Ultimo aggiornamento: 10:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA