Giove, il sindaco Parca sugli aiuti della Regione: «Sono solo rimborsi benzina, stiamo ancora aspettando i generi alimentari promessi»

Giovedì 14 Maggio 2020 di Francesca Tomassini
Alvaro Parca, sindaco di Giove

GIOVE - "Il rimborso che la Regione potrà erogare al Comune sarà ben poca cosa e, soprattutto non ha nulla a che vedere con gli aiuti alimentari promessi dalla Regione e che stiamo ancora aspettando". La risposta del sindaco Alvaro Parca sugli aiuti regionali in favore del comune di Giove non si fa attendere. Soprattutto dopo che  il consigliere regionale Daniele Nicchi ha fatto pervenire all'Ansa un comunicato in cui si speicifica che  "La Protezione civile dell'Umbria in data 11 maggio, ha chiesto al sindaco di Giove Alvaro Parca di comunicare le spese sostenute dal Comune per gli aiuti alimentari e per altri generi che riguardano l'igiene personale e delle abitazioni durante il periodo di 'zona rossa'. Questo - ha scritto Nicchi - per poterle rimborsare allo stesso ente". 
Durante il periodo di zona rossa, Parca aveva chiesto un supporto economico  alla Regione che però non è mai arrivato. Nemmeno sottoforma di beni di prima necessità, tanto che il Sindaco nei giorni scorsi si è visto costretto a fare appello alla comunità lanciando una colletta cittadina. Poco più di ventiquattrore dopo, ecco il comunicato all'Ansa e una lettera sulla scrivania del primo cittadino. 
Documento alla mano però, il sindaco Parca ha ribattuto punto su punto. "Mi spiace dover correggere le dichiarazioni che il nostro rappresentante territoriale in regione si è affrettato ad inviare all'Ansa - ha scritto sulla sua pagina ufficiale- ma, per amore della verità e dei fatti devo precisare necessariamente due cose:
1 - la richiesta cui si riferisce il consigliere Nicchi è arrivata in comune questa mattina (13 maggio ndr) alle ore 9,20, con protocollo 2189, come potranno facilmente verificare i consiglieri di minoranza di sua parte politica che hanno libero accesso al protocollo informatico;
2 - la richiesta riguarda il rimborso delle spese sostenute dal Comune nel prestare servizi alla popolazione e non dei beni erogati alla popolazione In quanto:
- il Comune ha erogato servizi (portato a domicilio centinaia di spese, di farmaci, mascherine ed altri beni di prima necessità) e NON beni perché, purtroppo, non aveva beni da distribuire (tranne i 3.000 Euro erogati alla parrocchia e distribuiti dalla Caritas sotto forma di pacchi alimentari)
- I servizi suddetti sono stati tutti effettuati sotto forma di volontariato e quindi praticamente a costo zero per il Comune ed i cittadini, se si eccettuano le spese di carburante e dei pasti per i volontari di altre zone;
Quindi il rimborso che la Regione potrà erogare al Comune sarà ben poca cosa e, soprattutto non ha nulla a che vedere con gli aiuti alimentari promessi e che stiamo ancora aspettando".

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