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Giallo di Barbara Corvi, il procuratore Alberto Liguori chiede l'archiviazione: in aula sarà scontro

Giallo di Barbara Corvi, il procuratore Alberto Liguori chiede l'archiviazione: in aula sarà scontro
di Nicoletta Gigli
4 Minuti di Lettura
Giovedì 30 Giugno 2022, 08:06

TERNI - Se non è un resa è la presa d’atto formale di provvedimenti, quelli del Riesame e della Cassazione, che hanno demolito l’inchiesta per far luce sul mistero di Barbara Corvi.

Un’indagine smontata pezzo dopo pezzo insieme alle accuse di omicidio e occultamento di cadavere mosse dalla procura ternana nei confronti dell'ex marito di Barbara, Roberto Lo Giudice, 50 anni, rimesso in libertà dal Riesame dopo 23 giorni di detenzione,

In aula, giovedì 7 luglio, di fronte al gip, Barbara Di Giovannantonio, approda la richiesta di archiviazione delle indagini presentata dal procuratore, Alberto Liguori.

Un atto nel quale il capo della procura ternana elenca e compendia tutti gli elementi indiziari raccolti a carico di Roberto Lo Giudice e ribadisce l’indagine che ha coordinato. Ma rileva che quell’ordinanza del riesame, pesantissima anche per i familiari di Barbara, censura la solidità dell’impianto accusatorio. Una pronuncia “impietosa” alla luce della quale Liguori, non nascondendo il proprio rammarico, ha ritenuto di presentare la richiesta di archiviazione facendo un atto di auto limitazione.

E questo nonostante i nuovi strumenti di indagine tentati dagli investigatori tra giugno e ottobre 2021, quando sono state sentite diverse persone senza che emergessero elementi nuovi per sostenere l’accusa nei confronti di Lo Giudice.

All’udienza, che si preannuncia infuocata, il marito di Barbara sarà rappresentato dagli avvocati Giorgio Colangeli e Cristiano Conte. “La certezza - dicono - è che non ci sono elementi per poter parlare di collegamenti tra la scomparsa di Barbara e la ‘ndangheta, un’ipotesi per noi insostenibile. Quelle delle associazioni antimafia sono parole in libertà. Se ci fossero zone d'ombra da illuminare faremmo la nostra parte per ridiscutere tutto, ma andare a sbandierare un delitto della ‘ndrangheta non ha nulla a che vedere col diritto. Se il tema sarà questo  risponderemo in modo forte, perché non accettiamo di buttare fumo politicista in un procedimento delicato per omicidio”.   

La famiglia di Barbara Corvi, di cui ancora oggi si ignorano le sorti, sarà rappresentata da Giulio Vasaturo e Enza Rando, legali dell’associazione Libera contro le mafie, che hanno presentato una dettagliata opposizione alla richiesta di archiviare le indagini.

Mettendo nero su bianco una serie di elementi nuovi che, secondo la parte offesa, meritano ulteriore riscontro investigativo.

L’opposizione dei legali della famiglia di Barbara è un atto di sostegno all’operato della procura e degli investigatori dell’arma. Nell’atto si chiede che l’inchiesta  non finisca in un cassetto per “assicurare giustizia e verità” e si richiama agli “ulteriori elementi acquisiti nelle ultime fasi a carico dell’indagato”. Scontata la richiesta dei legali di parte civile di un supplemento di indagini o dell’imputazione coatta.

All’infuocata udienza di giovedì ci sarà il procuratore, Alberto Liguori, che al Messaggero, dopo l’ordinanza del Riesame, aveva anticipato di essere pronto a fare un passo indietro: “Il percorso indiziario nei confronti di Lo Giudice a noi sembrava coerente e chiaro nella sua progressione logica, ma così non è stato per il Riesame di Perugia. Noi non vinciamo e non perdiamo nei processi ma scriviamo storie processuali. Quando queste hanno letture diverse bisogna rivolgersi a chi ha il compito di valutare se il nostro operato è stato coerente e conforme alla  giurisprudenza. Quando non lo fosse facciamo un passo indietro”.

La palla ora passa al gip, Barbara Di Giovannantonio.

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