Furti in casa dalle 18 alle 20:
presa la banda dei super ladri

Furti in casa dalle 18 alle 20: presa la banda dei super ladri
di Enzo Beretta
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Giovedì 1 Dicembre 2022, 22:40

Catturati i componenti della banda che metteva a segno i furti nelle abitazioni tra le 18 e le 20. Li hanno presi i carabinieri a Bastia Umbra. All’autista, un albanese di 43 anni, gli investigatori del Reparto operativo hanno sequestrato oltre 600 grammi di cocaina. Una parte della sostanza stupefacente era nascosta nella cassetta delle lettere. L’indagato principale, un operaio che lavora in un autolavaggio a Sant’Andrea delle Fratte, alla periferia di Perugia, nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha provato a convincere il giudice che quella droga non era sua, che «un macedone o forse kosovaro» gli aveva chiesto di tenerla in cambio di 1.600 euro. L’arresto è stato comunque convalidato.

Negli atti giudiziari viene spiegato che i tre albanesi tenuti sott’occhio dagli investigatori sono ritenuti «responsabili di furti in private abitazioni, in special modo durante la fascia oraria 18-20». Il metodo, ormai, sembra consolidato: si muovono a bordo di un’auto, raggiungono l’«obiettivo da colpire», due di loro entrano in azione nelle case mentre l’autista rimane fuori ad aspettarli per poi fuggire col bottino. Nei giorni scorsi i militari li hanno seguiti per l’intero pomeriggio, dal momento in cui si sono incontrati, monitorandoli a distanza e aspettando il momento migliore per intervenire. Non è stato difficile riconoscerli, sin da quando si sono incontrati per l’appuntamento: uno di loro indossava un gubbino rosso, un altro aveva i pantaloni grigi, il terzo complice in testa aveva un cappellino da baseball e guanti arancioni alle mani. La Renault Scenic viene seguita indirettamente fin quando arriva nel centro di Bastia Umbra. I ladri forzano la finestra della camera da letto. Entrano. Rubano. Dalla centrale operativa del commissariato arriva un alert: è appena avvenuto un furto. Viene deciso di bloccare l’auto sotto casa dell’autista. Uno dei tre riesce a divincolarsi e a scappare. La refurtiva appena portata via dall’appartamento di Bastia Umbra ce l’ha nella tasca il complice dell’autista, connazionale di 36 anni: un orologio Sector, tre anelli d’oro (di cui uno con brillantino), tre catenine. Le persone offese avrebbero riconosciuto, più tardi, come di loro proprietà, anche 90 euro trovati nella tasca destra dello smanicato del ladro. Le indagini, però, non si fermano. Proseguono nell’abitazione dell’autista, ed è lì che viene trovato «un panetto di cocaina imballato in nastro marrone del peso lordo complessivo di circa 602 grammi». Era «all’interno di una bocca di lupo davanti al portafinestra della casa». Altra droga viene rinvenuta nella cassetta postale all’ingresso: si tratta di tre involucri in cellophane termosaldati a forma di cipolla per un totale di una dozzina di grammi. Nell’abitazione l’occorrente necessario per il confezionamento delle dosi: altri involucri in cellophane, rotolo di cellophane, lattitolo monoidrato e bilancino di precisione. Ma anche «altri monili e denaro contante di cui dovrà accertarsi se, come è verosimile, possano essere il profitto di altri furti in abitazione commessi dagli stessi indagati». Poco credibili, per il giudice, le parole dell’autista indagato, il quale in poche parole ha spiegato di aver guidato l’auto di un altro albanese «ma di essere all’oscuro di ciò che i due andavano a fare, vale a dire il furto aggravato». Per lui il gip Margherita Amodeo ha disposto la misura cautelare in carcere, per il 36enne invece gli arresti domiciliari. «La droga trovata nella mia abitazione? Me l’ha data una persona, mi ha consegnato pure 1.600 euro per tenere la cocaina. Era in un pacco di cellophane tutto chiuso con il nastro adesivo. Ho incontrato quell’uomo di fronte a un bar di Ellera, prima mi aveva chiamato al telefono, non so chi gli aveva dato il mio numero. Mi ha detto di tenerla per circa 10 giorni e poi sarebbe venuto a riprenderla. Perché ho accettato? Perché ho problemi in famiglia e avevo bisogno di soldi. Mio padre è in ospedale in Albania».

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