Funzionario della Regione arrestato: gli incontri al supermercato per le mazzette. La difesa: «Solo consulenze»

Funzionario della Regione arrestato: gli incontri al supermercato per le mazzette. La difesa: «Solo consulenze»
di Egle Priolo
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Sabato 3 Aprile 2021, 10:22

PERUGIA - «Ho problemi economici». Si è difeso così Federico Bazzurro, il funzionario del Servizio Sostenibilità ambientale, Valutazione e autorizzazioni ambientali della Regione, finito in carcere per due giorni e ora ai domiciliari perché trovato in auto con tremila euro passati dal finestrino dall'imprenditrice Marianna Marinelli. Una «mazzetta» secondo i carabinieri del Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale che li hanno arrestati in flagranza di reato, con l'accusa di corruzione.

Secondo il capo di imputazione – il titolare del fascicolo è il sostituto procuratore Mario Formisano – Bazzurro avrebbe «ricevuto denaro in relazione alla sua qualità e ai suoi poteri, che metteva stabilmente a disposizione di Marinelli Marianna, per una somma pari complessivamente a 15mila euro, consegnati dalla stessa in più soluzioni, da ultimo in data 29 marzo 2021; Bazzurro redigeva gli atti progettuali per l'approvazione del Provvedimento autorizzativo Unico regionale per la Cava di Monticchio nel Comune di Perugia gestita dalla società Marinelli A. Calce Inerti srl (che non risulta al momento coinvolta nell'inchiesta, ndr) di cui Marinelli Marianna è socia e membra del consiglio di amministrazione: egli poi si occupava dell'istruttoria di tale provvedimento, favorendo la sua rapida approvazione, anche in assenza dei presupposti di legge».
Praticamente il funzionario avrebbe predisposto i progetti (nello specifico, quello relativo alla modifica dell'autorizzazione all'esercizio delle attività estrattive con l'esplosivo a Monticchio) e poi avrebbe facilitato il passaggio della pratica in conferenza dei servizi intrattenendo «colloqui con i funzionari degli altri enti cercando di farli convenire sulle loro posizioni», come riassume il gip Valerio D'Andria che dopo aver convalidato i due arresti, ha rimesso in libertà Marinelli e trasformato in domiciliari la misura cautelare in carcere per Bazzurro. I due, infatti, dopo il primo interrogatorio davanti al pm, anche al giudice per le indagini preliminari hanno ammesso la consegna di denaro. Ma entrambi, assistiti dagli avvocati Nicola Di Mario e Amedeo Centrone Bazzurro e da Franco Libori Marinelli, hanno «ricondotto – scrive D'Andria nell'ordinanza – la corresponsione delle somme ad un'attività di progettazione che era stata svolta dal Bazzurro nell'interesse della Marinelli: si era trattato, dunque, unicamente del compenso per l'attività professionale svolta dal Bazzurro quale professionista competente del settore». E giustificata, appunto, dai problemi economici lamentati dal funzionario. «È evidente, però, che la versione resa dagli indagati – prosegue il giudice -, quand'anche corrisponda alla sincera convinzione di costoro, non è affatto idonea a contraddire il chiaro quadro indiziario e il significato penalmente illecito delle condotte da loro poste in essere. È pacifico, infatti, che il Bazzurro si sia occupato personalmente della pratica della Marinelli A. Calce e Inerti srl quale funzionario istruttore e non come privato professionista».
Ad aggravare la posizione del funzionario, poi, lo sconcerto degli investigatori per una condotta reiterata (secondo le accuse) nonostante gli fosse noto di essere indagato. Come riportato più volte nei mesi scorsi dal Messaggero, infatti, l'inchiesta che coinvolge anche Bazzurro è stata aperta nel 2018 dalla procura di Ancona, che poi ha trasferito la parte perugina del fascicolo agli uffici diretti dal procuratore capo Raffaele Cantone. E i magistrati perugini, iniziando autonome attività di indagine, hanno infatti indagato anche (in attesa che chiariscano la propria posizione e abbiano modo di difendersi) Francesco Piselli, direttore tecnico della Piselli Cave srl, con l'accusa di corruzione per gli altri 15mila euro consegnati per l'approvazione di un altro progetto per la cava di San Marco, e anche Enrico Mancini e Roberto Scalla per le facilitazioni ottenute per le autorizzazioni per la società Cave di Fabriano e Gualdo Tadino, premiate con «mille euro ogni due mesi», secondo gli inquirenti. E il procuratore Cantone ha già anticipato in una nota come «la polizia giudiziaria sta conducendo ulteriori accertamenti e non è escluso che possano esserci ulteriori sviluppi di indagine». Nelle ultime ore, infatti, sarebbero stato compiuti nuovi atti istruttori che potrebbero portare ad altre novità.

LA DIFESA

Le due auto che si affiancano nel parcheggio mezzo vuoto. Muso contro muso, nel silenzio della sera, i finestrini che si abbassano, due convenevoli e poi la busta che passa da una mano all'altra. Come nei film. E come nei film, ci sono però uomini in divisa che li osservano e quando la busta cambia proprietario scattano il blitz e le manette. Perché i carabinieri del Nipaaf, diretti dal colonnello Gaetano Palescandolo e coadiuvati dai militari della sezione di polizia giudiziaria, di quell'incontro sapevano già tutto: pedinamenti e intercettazioni avevano già anticipato cosa sarebbe successo nel parcheggio in cui Federico Bazzurro e Marianna Marinelli sono stati arrestati in flagranza per corruzione. Dopo aver pianificato, secondo le accuse, anche il motivo dell'incontro «uno scambio d'olio... è una scusa buonissima», dicono al telefono (uno dei numeri di Bazzurro risulta intestato a Piselli Cave) non sapendo di essere ascoltati dai carabinieri. Che sentono anche l'organizzazione dell'incontro per fare al funzionario regionale «quel discorso» e «l'opportunità di incontrarsi “in tarda serata, col buio” al Pam di San Marco».
Un ricostruzione che chiaramente, come anticipato nell'interrogatorio davanti ai magistrati, i legali contestano con fermezza. L'avvocato Franco Libori, che difende l'ingegner Marinelli, ribadisce con determinazione l'insussistenza dell'accusa di corruzione, mentre gli avvocati Nicola Di Mario e Amedeo Centrone hanno affidato a una nota congiunta la loro linea difensiva. «Le imputazioni provvisoriamente elevate a carico del dott. Federico Bazzurro non integrano alcuna deviazione della funzione pubblica dalla sua natura abituale – scrivono -. Le prestazioni di consulenza essendo state rese dal nostro assistito al di fuori dell'orario di lavoro non hanno mai ritardato o interferito sul regolare svolgimento della attività di ufficio». «Del resto, la qualifica di istruttore direttivo posseduta dall'indagato - sostengono -, autorizzando quest'ultimo ad eseguire una mera attività di raccordo tra gli enti e le molteplici figure istituzionali coinvolte nella gestione e nel rilascio del provvedimento autorizzativo unico regionale, non lasciava residuare a favore dell'agente alcuna prerogativa che potesse influenzare o condizionare l'iter di adozione degli atti amministrativi. I compensi percepiti, dunque, non rivestono alcun carattere di illiceità penale poiché gli stessi se, da un lato, appaiono svincolati dall'esercizio della funzione pubblica, dall'altro, trovano la loro causale giuridica in un rapporto di opera intellettuale».

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