Foligno, a Rasiglia un piccolo miracolo: meno di 50 abitanti riescono ad attrarre 20mila turisti

Lunedì 8 Gennaio 2018 di Giovanni Camirri
​FOLIGNO - Picchi di 5mila presenze al giorno - per un totale che supera quota 20mila in pochi giorni-, 100 coperte storiche, 20 bacheche che raccontano i mestieri, due lanifici, un fuso, un gomitolo e soprattutto un paese corazzato dalla sua più grande ricchezza: l’acqua. Sono gli elementi che raccontano Rasiglia, splendido borgo della fascia appenninica folignate che, dopo la crisi sismica del 1997, ha saputo rinascere e svilupparsi divenendo un vero e proprio polo d’attrazione turistica. Il Presepe Vivente ha fatto registrare numeri da record con picchi di presenze che hanno superato le 5mila persone al giorno dando così concretezza ad un vero e proprio assalto a punto che per la giornata di ieri il Comune ha istituito un servizio navetta gratuito vista l’affluenza che ha raggiunto livelli impensabili.  A raccontare cosa è oggi Rasiglia è Umberto Tonti, presidente dell’Associazione Rasiglia e le sue Sorgenti. “Qui si vive la storia quotidiana  – sottolinea Tonti – di questo borgo che è poi la storia del territorio. Con il Presepe Vivente e poi con Penelope, i due principali eventi che organizziamo ormai da tempo, abbiamo voluto far ripartire questo borgo. Parlo al plurale perché si tratta di un progetto che coinvolge tutti i paesani. Un progetto che parte dall’acqua, si sviluppa con i lanifici, il ciclo della produzione e della lavorazione della lana, i mulini e gli altri opifici dando seguito a quella che, proprio in forza dell’acqua, della lana e del grano è una economia green ante litteram. Oggi questo progetto ha preso corpo e si muove con gambe proprie. I residenti sono veri e propri guardiani della memoria e sono i primi promoter di Rasiglia. Chiunque – prosegue – ci raggiunge è sempre ben accolto, ma per capire a fondo il brand Rasiglia deve vivere con noi almeno un paio d’ore. E’ il tempo minimo necessario per entrare nel clima che questo borgo è in grado di offrire. Basti pensare che abbiamo raccolto e catalogato 100 coperte storiche, di proprietà dei residenti, che sono stati sviluppati in alcuni casi divenendo elementi d’arte visibili a tutti. Le ringhiere del paese sono state realizzate sul disegno della trama e dell’ordito e davanti ad una piccola area verde, dove scorre l’0acqua delle nostre sorgenti, è stato realizzato un grande gomitolo e un fuso. Quest’ultimo ha preso forma attraverso una avveniristica tecnica di architettura che ha saputo riassumere la tradizione. Molti dei nostri residenti hanno firmato le singole placche che compongono il fuso e le hanno montate con le loro mani. Anche questo gesto riassume una comune appartenenza. L’identità ci ha permesso di ripartire dopo il terremoto e di ottenere l’attenzione di tanti turisti che oggi raggiungono numeri – ricorda Tonti – inimmaginabili”. Insomma, nei piccoli borghi si vive meglio, la qualità della vita è più alta, le giornate sono serene e la tradizione, che diventa memoria, si trasforma in identità. Rasiglia è l’esempio “Viviamo – racconta ancora– secondo i principi dell’ecomuseo applicandone i crismi etnoantropologici. Gli abitanti di Rasiglia conservano il paese e fanno da guida ai tanti visitatori, spesso ben oltre ogni più rosea aspettativa, che da ogni parte d’Italia e non soltanto ci vengono a trovare. Questo paese è un vero e proprio borgo che ruota intorno all’acqua con il fiume Menotre a fare da sfondo. La vita qui ha un ritmo che non ha pari scandito da quell’elemento che passa per la tessitura, la lavorazione della lana e la tintura che viene riproposta –conclude Tonti - attraverso un metodo estrapolato da un documento che risale al 1200”. © RIPRODUZIONE RISERVATA