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Foligno, litiga con la madre e la ferisce a colpi di cacciavite

Foligno, litiga con la madre e la ferisce a colpi di cacciavite
di Giovanni Camirri
3 Minuti di Lettura
Lunedì 28 Giugno 2021, 09:00

FOLIGNO - Ferisce la madre a colpi di cacciavite e per poco non l’ammazza. Un sabato da incubo in un’abitazione cittadina. Ma tutto potrebbe avere avuto conseguenze ancora più gravi se non ci fosse stata la prontezza nel chiedere i soccorsi. Immediato l’intervento degli agenti del commissariato, guidati dal vicequestore Bruno Antonini, che, grazie anche all’intervento dei carabinieri della compagniaal comandodel tenente colonnello Alessandro Pericoli Ridolfini, hanno fatto velocemente irruzione in casa e permesso alla donna di salvarsi dalla violenza delfiglio. Tutto sarebbe scaturito al culmine di una lite, l’ennesima nel tempo dovuta a futili motivi, tra figlio e madre, con il primo che s’è scagliato ancora una volta contro la mamma. Stavolta la rabbia, la confusione, la ricerca di un motivoper litigare ha visto ancora una voltaesplodere il figlio che ha preso in mano un cacciavite e s’è scagliato contro la madre tentando di ammazzarla. La donna èstata trasferitad’urgenza all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia dove è stata immediatamente sottoposta ad accertamenti e cure. Una primo referto parla di ferite guaribili in 21 giorni. Contestualmente all’intervento del 118 le forze dell’ordine hanno messo in atto un complesso e delicato interventoteso a fermare il figlioaggressore. Intervento complesso perché è stato messo in atto un dispositivo particolarmente raffinato ed efficace teso ad evitare che l’aggressore commettesse altri att iinsensati e anche per garantire la sua incolumità scongiurando conseguenze a suo carico. Delicato perché il momento profondamente confusionale che ha visto un figlio brandire un cacciavite e colpire sua madre, potrebbe avere una spiegazione dovuta ad un momento di profondissima difficoltà vissuta dall’uomo che vive una particolare condizione personale. L’azione degli investigatori e il fondamentale ruolo dei sanitari hanno permesso di risolvere un caso ad altissima tensione. Una soluzione che è arrivata, anche questa volta, con l’impiego di una arma potentissima quale è quella della parola. Il dialogo, pur se in faseiniziale concitato, ha raggiuntounagiustamediazioneeilfiglio aggressore è stato quindi sottoposto a Tso, il trattamento sanitario obbligatorio.

Anche questa volta è andata bene, e non ci sono state conseguenze più gravi di quelle effettivamente registrate. Ma quanto accaduto sabatodeve portaretuttiad unariflessione, franca, serena e che dia un senso di prospettiva. La riflessione è questa: quanti sono i casi di convivenze difficili all’interno di una stessa abitazione tra genitorie figliconi primispessoanzianiei secondi,ormaiadulti,che devono fare i conti con scelte di vita che potevano essere diverse? Una riflessione che parte da un quesito perché la sofferenza chiusa tra lequattromuraènotasoloachila vive. Quando poi, per un motivo o l’altro, o anche per una questione banale se non addirittura inesistente, i rapporti si logorano ecco che la rabbia repressa esplode. In generale manca un senso di vicinanza vecchio stile, un autoaiuto che in passato era riassunto da tanti esempi di buon vicinato quando ci si aiutava davvero. In questacomplessafase,siaglobale chelocale,l’isolamentorispettoal prossimo non è più giustificabile. Contesti difficili e situazioni che possono degenerare fino a precipitare in contesti senza ritorno non possono più tollerare che ci si giri dall’altra parte.

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