Foligno, Giostra della Quintana la storia de “Lu Re”: primo popolano e inventore della taverna

Venerdì 13 Settembre 2019 di Giovanni Camirri
Vitantonio Laffranci
FOLIGNO - «Vi racconto come ho fatto nascere le taverne». A svelarlo a Il Messaggero è lo storico “ Re dei Popolani”, per tutti Vito e all’anagrafe Vitantonio Laffranchi. L’amore tra “ Lu Re” e la Quintana è ormai un pezzo di storia della Giostra della Quintana e parte da molto lontano.
Quando è scoccata la scintilla d’amore per la Giostra?
«Nel 1962 – racconta “ Lu re” abitavo in piazza del Grano. E li viveva anche un mito della Giostra, Paolo Giusti, uno dei grandi di sempre della Quintana cui è dedicato, insieme a Marcello Formica, il Campo de li Giochi. Nei giorni di Giostra Giusti realizzava la stalla nel garage sotto casa e quando si andava a preparare sul vecchio terreno di prova io ragazzino lo seguivo in bicicletta».
E la vita di rione?
«Sono da sempre del Contrastanga e quell’appartenenza, anche ora che da quasi 20 anni è meno visibile, è stata per lunghissimo tempo una vera e propria scelta di vita vissuta nelle 24 ore ed in tutti i contesti. Sono stato il primo popolano con tanto di vestito che l’allora priore Anita Chiucchi fece venire da sartorie specializzate. Passavo in centro e tutti mi guardavano interrogandosi sul perché di quella foggia. Ho aperto un’era lasciando un segno. Facevo davvero scalpore».
Arriviamo alle taverne
«Nel 1975 mi volevo inventare qualcosa per andare oltre la Quintana dell’epoca che contava su Corteo e Giostra. Ragionando con Mantucci, Giusepponi e Tiberti, sono per citare alcuni dei testimoni dell’epoca pensai di chiudere i portici sotto il Palazzo delle Logge, in Corso Cavour, con tavole e botti e proporre panini a chi veniva alla Quintana».
Una vera innovazione
«Si, ma c’era il problema dell’eventualità della pioggia. Individuammo un fondo, in via Pignattara, una sorta di cantinone a due passi dall’allora Ostello della Gioventù. Lo liberammo ma sorse la questione degli arredi. Mi confrontai con Giacinto Candelori del rione Giotti per chiedere tavoli e panche dato che sapevo che aveva buone entrature utili a recuperarle».
Poi cosa accadde?
«Mi chiese lo scopo di quella richiesta e in quel contesto comparve un’altra figura storica del Giotti, Amedeo Ciancaleoni, per tutti Ciancanella. quest’ultimo intuì lo scopo del progetto e insieme andammo a Narni dove le taverne già esistevano. Rimanemmo molto colpiti dall’organizzazione. Decisi di fare da solo senza appoggi “esterni” e così nacque la prima vera taverna della Giostra della Quintana”.
Lu Re, quindi, oltre alla taverna ha creato un nuovo personaggio: il popolano
«La taverna riassume l’aggregazione e in quel contenitore sono nate amicizie che durano ancora oggi, si sono condivise gioie e dolori ed è nato il popolano. Io sono il primo della specie, un nuovo personaggi. Ed in quel ruolo, vissuto totalmente fino al 2000, ero perfetto. Nel 1986 i ragazzi, i popolani, mi hanno eletto Re dei Popolani. E’ stata una grande esperienza fatta di tanto amore, tanta passione, tanto sudore e tanta vita». Una grande personaggio, Lu Re, che da sempre fa parte della storia della città e della Quintana. La storia più vera, quella del primo popolano. Ultimo aggiornamento: 19:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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