Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Foligno, l'oasi di Colfiorito è a secco: moria di pesci

Colfiorito, al Fagiolaro non c'è più acqua
di GIovanni Camirri
3 Minuti di Lettura
Domenica 3 Luglio 2022, 08:53

La siccità, e la conseguente carenza idrica, sta segnando pesanti conseguenze anche a Foligno. I due elementi di massima evidenza son o da un lato il fiume Topino, in qualche tratto a rischi di diventare “camminabile” e dall’altro la palude di Colfiorito. Quest’ultima ha una importanza internazionale dato che è protetta dal 1976 dalla convenzione di Ramsar per la presenza di una torbiera, la ricchezza di specie vegetali per l’avifauna di cui va citata in particolare la presenza del tarabuso. La palude si trova sull’omonimo altipiano di Colfiorito e ne costituisce la parte più significativa anche in forza dell’estensione che si articola su quasi 100 ettari. Già nell’agosto 2017 il caldo determinò livelli di siccità per la palude tali da determinare una vera e propria strage di pesci. All’epoca il caldo estremo che, con Polifemo, riversò sull’Italia e quindi anche sull’Umbria le conseguenze della settima ondata di caldo registrata in quella pesantissima estate. A far scattare l’allarme furono alcuni cittadini, che di fatto sono sentinelle dell’ambiente, che avendo notato diversi pesci affiorare dalle rive della zona nota col Il Fagiolaro, hanno innescato la richiesta di intervento. L’area venne raggiunta dal personale del Carabinieri Forestali che avviarono le verifiche del caso, provvedendo provveduto al recupero del pesce morto, e spostarono per quanto possibile, gli esemplari ancora vivi ma sensibilmente stremati che rischiarono l’irreversibile soffocamento a causa della carenza di acqua dovuta alla crescente siccità. Oggi come allora, nella stessa zona del Fagiolaro, l’acqua è arretrata di diversi metri dalle rive abbassandosi di livello. E se da un lato è la mancanza d’acqua a preoccupare sempre di più, nonostante le numerose dichiarazioni che negli anni si sono susseguite annunciando interventi e progetti, dall’altro c’è il problema del fuoco. A fine aprile scorso un incendio interessò il canneto della palude di Colfiorito. Come sottolineò nell’immediatezza dei fatti Alfiero Pepponi, presidente di Lipu Umbria: “Una significativa porzione dell’area Sic (Sito di interesse comunitario) e Zps (Zona di protezione speciale) è andata persa”. L’intervento del professor Ettore Orsomando, una autorità della materia e uno dei massimi, se non addirittura il massimo esperto di Colfiorito e delle sue tante emergenza, è stato il successivo passo naturale sulla situazione della palude. Commentando i danni causati dal fuoco Orsomando ha detto a Il Messaggero: «Veramente è giunto il tempo in cui alla palude di Colfiorito - Parco Naturale Regionale dell’Umbria, unica zona umida a livello europeo per gli esistenti molteplici e singolari aspetti bioecologici, protetta da una serie di vincoli come nessun’altra zona paludosa al mondo - sia rispettato il riconoscimento ambientale, sia governata e vigilata accuratamente onde evitare – conclude - ogni atto vandalico». Insomma servono interventi che possano dare risposte concrete tanto alla crisi idrica, che si ripete con le sue conseguenze da anni, quanto per la tutela complessiva dell’area. Tutela che deve essere sostanzialmente efficace sia dal punto di vista del rispetto dle vincolo ambientale quanto da quello che riguarda la vigilanza che ne scongiuri ulteriori atti vandalici come accaduto con l’incendio di fine aprile scorso

© RIPRODUZIONE RISERVATA