L’addio a Ferruccio Persichetti
protagonista della storia di Orvieto

Sabato 24 Ottobre 2020 di Monica Riccio

E’ lutto a Orvieto Scalo. La comunità della “stazione” come viene spesso chiamato il quartiere ai piedi della rupe di Orvieto, piange la scomparsa di una delle figure più importanti della sua storia. Ferruccio Persichetti, 86 anni, ci ha lasciato ieri, a causa delle complicanze di una malattia che negli ultimi tempi ne aveva spento il sorriso.
Persona molto conosciuta, stimata, benvoluta, Persichetti da tempo pensionato dopo una vita da commerciante di automobili – sua una delle prime concessionarie apparse in città – era una persona curiosa della vita, talmente curiosa da volerne assaporare con grazia, eleganza e semplicità, ma anche con competenza, tutti gli aspetti possibili. Attivo nei campi più disparati, Ferruccio Persichetti fu uno dei fondatori e poi presidente, nel 1965, insieme a Alfredo Bonafede, Eraldo Cortoni, Manlio Tatta, Luigi Zuppanti e Carlo Tatta, di un gruppo sportivo dedicato agli amanti del pedale, i ciclisti della domenica e non. Nacque così il Gruppo Sportivo Ciclam (ciclo amatori) subito soprannominati i “ciclamini”. Non solo sport però c’era nelle finalità del gruppo ma anche e soprattutto condivisione del tempo libero negli interessi naturalistici e turistici. Una passione che Persichetti fece sua anche come camperista. 
Altro suo grande interesse così come il mondo delle radio, lui da sempre radioamatore tra i più attivi. Così come appassionato era di fotografia e non era infrequente incontrarlo qui o là in città a fotografare la sua Orvieto. E quando poi arrivò il momento di appendere la bici ai chiodi divenne il fotografo ufficiale di tutti gli altri amici; sempre presente a gare e raduni, immortalando nei propri scatti epiche salite o belle e semplici passeggiate, stampando poi con cura assoluta le foto e andando a consegnarle di persona, a uno dei uno dei fotografati. Preciso, garbato, armato di una cortesia e gentilezza quasi d’altri tempi, Persichetti, nominato “Cavaliere della Repubblica”, nel 1973, dall’allora presidente Giulio Andreotti, ha vissuto la storia di Orvieto Scalo da protagonista. Una presenza sempre elegante, discreta, mai sbandierata, mai imposta, sempre accanto al sociale, allo sport, alla gente, alla città. 
Così come quando, nel settembre 2015, fu parte attiva nel ripristinare la presenza dell’orologio nella “piazza dell’orologio” di Orvieto Scalo, punto da sempre e per sempre di partenza per tutti i ciclisti amatoriali della città e un po’ il centro virtuale della frazione. Negli ultimi anni della sua vita si era dedicato anche all’artigianato, realizzando piccoli oggetti in legno o ferro, una passione che veniva dai tempi andati, quando di tempo ne aveva poco perché impegnato con la concessionaria e l’officina. 
La sua Orvieto Scalo lo saluterà per l’ultima volta, insieme alla moglie Arnalda e ai figli Elisabetta e Paolo, questa mattina, alle 10, nella chiesa parrocchiale dei Santi Stefano e Anna

Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre, 12:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA