Ex Treofan: richiesta pressante alla proprietà Jindal ed al Mise.

Martedì 26 Maggio 2020
Una visione prospettica dello stabilimento Treofan di Terni
Lo stabilimento della ex Treofan di Terni sembra diventare marginale nella strategia della Jindal, pronta a trasferire macchinari verso stabilimenti esteri (Belgio e Olanda) ed anche italiani (Brindisi) ma mai a Terni. Il sindacato, nella sua interezza, ha protestato scrivendo direttamente al Ministero per l’Industria e lo Sviluppo Economico rilevando che, tra l’altro, proprio molti dei macchinari “installati a Battipaglia sono stati acquistati con contributi della Regione Campania e dello stato italiano; sono impianti di proprietà della società Treofan che con arroganza e presunzione del management, vengono assegnati a unità della società Jindal, ma soprattutto vengono destinati all’estero”. Insomma preoccupazione. E incertezza. E il sindacato ritiene che “per questi ed altri motivi siamo fermamente convinti che sia indispensabile, come già richiesto che il Gruppo industriale Treofan/Jindal realizzi un piano industriale scritto e che venga condiviso con le OO.SS. e le Istituzioni. Tale piano deve contenere le produzioni che debbono essere realizzate, gli investimenti, i mercati di riferimento, i rapporti tra Treofan e Jindal e l’occupazione, con certezze di continuità produttiva per lo stabilimento di Terni. Al fine di realizzare quanto sopra attendiamo un fermo e immediato intervento del Ministero e del Governo Italiano, a difesa del Patrimonio industriale del nostro Paese, prima che sia attuato definitivamente il chiaro disegno della società indiana Jindal”.

Di seguito il comunicato stampa delle organizzazioni sindacali:

“Visti i difficili tentativi di dialogo e senza ripetere la storia della cessione del Gruppo Treofan passata dalla proprietà De Benedetti al Gruppo Indiano Jindal che ha visto la chiusura dello stabilimento di Battipaglia e il tentativo di depauperare il sito di Terni, con la presente vogliamo rappresentare a questo spettabile dicastero una serie di avvenimenti che si sono verificati all’interno dello stabilimento umbro, e per i quali si rende necessario un intervento immediato, non più procrastinabile. Già prima della chiusura del sito di Battipaglia sono iniziati i trasferimenti di produzioni dallo stabilimento Treofan di Terni verso altri stabilimenti del Gruppo (Kerkrade-Olanda, Virton-Belgio e Brindisi), svuotando Terni dei prodotti profittevoli e lasciandola senza nessuna alternativa produttiva. Inoltre, viene ridotto il budget di manutenzione, non vengono adeguati gli organici con contatti stabili a fronte delle uscite di personale per pensionamento, non esiste più alcun riferimento per le relazioni sindacali con i vertici societari spesso latitanti e poco inclini ad un vero confronto con le Istituzioni e con il Sindacato. L’impianto di laccatura dello stabilimento di Terni rimane con pochi ordini, in marcia a ritmo ridotto rispetto alla sua capacità produttiva in un momento in cui, per stessa ammissione della proprietà, il portafoglio ordini è molto buono in quanto il mercato del film per alimenti non subisce alcuna contrazione per effetto del Covid 19, anzi beneficia probabilmente di 2 fattori importanti: il maggior utilizzo di prodotti alimentari confezionati per il consumo a media scadenza e l’esigenza di molte aziende produttrici di merendine biscotti ecc. di sostituire i films per confezionamento di questi prodotti già stampati in omaggio ai due grandi eventi sportivi annullati: le Olimpiadi e i campionati europei di calcio. Inoltre, come convenuto nell’ultimo incontro presso il Mise é stato intimato dal Ministero, fatto divieto alla società Treofan /Jindal di non spostare gli impianti da Battipaglia ad altre unità produttive del Gruppo. Ed ecco in questi giorni la scelta irrispettosa delle regole presenti nel nostro paese di spostare gli impianti dismessi del sito Treofan di Battipaglia destinandoli in Olanda, Belgio, India e Brindisi. A Terni viene assegnata, come ultima presa in giro, soltanto una taglierina di piccole dimensioni. Molti dei macchinari installati a Battipaglia sono stati acquistati con contributi della Regione Campania e dello stato italiano; sono impianti di proprietà della società Treofan che con arroganza e presunzione del management, vengono assegnati a unità della società Jindal, ma soprattutto vengono destinati all’estero nonostante siano beni acquistati, come sopra detto, con contributi economici pubblici italiani. Questa modalità di fare impresa non può essere assolutamente condivisa e va denunciata come non etica: si ricevono i soldi per investimenti in un paese, successivamente si chiude e si trasferiscono i beni in altri paesi. Nel mese di gennaio 2020, per preparare il terreno ad un ulteriore alleggerimento, vengono inviate lettere da Jindal ai clienti Treofan, avvisandoli che dal 31 gennaio sarebbero stati cambiati i codici dei prodotti a marchio Treofan con relativa omogeneizzazione dei codici del Gruppo Jindal. Da quel momento a Terni sono stati lentamente sottratti tutta una serie di prodotti ad alto valore aggiunto con l’impegno di sostituirli con altre produzioni provenienti dal Gruppo Jindall. Ad oggi gli unici e scarsi nuovi prodotti assegnati a Terni sono in larghissima parte dei prodotti così detti commodities, prodotti precedentemente a Battipaglia. La funzione Planning, che prende gli ordini (che i clienti fanno direttamente a Jindal) vengono allocati sistematicamente a Virton (Belgio) e Brindisi (Italia), sotto la supervisione di Mr. Kaufman, che come da lui stesso dichiarato nella riunione in video conferenza con il Mise di venerdì 15 c.m., ha assunto la paternità del progetto di armonizzazione del portafoglio clienti in atto. Come già detto, la funzione Planning ubicata in Lussemburgo sposta volumi di prodotti (patrimonio storico dello stabilimento ternano) che negli ultimi anni ha chiuso bilanci in positivo, in altri stabilimenti del gruppo, diversi dalla soc. Treofan (leggi Jindal), che peraltro controlla il gruppo Treofan. Una azione chiaramente penalizzante da parte di Jindal nei confronti della società controllata Treofan. Questi ragionamenti sono stati posti al management Jindall senza ricevere nelle varie riunioni risposte adeguate e soddisfacenti tali da fugare ogni dubbio di ridimensionamento o addirittura una dismissione dello stabilimento umbro. In conclusione il sito di Terni ha tutte le carte in regola per competere sul mercato sia a livello di capacità produttiva che per le competenze tecniche dei propri addetti. Chiediamo quindi che venga salvaguardato e messo nelle condizioni di ricevere gli ordinativi per soddisfare i clienti e venga a tal proposito rafforzato dal punto di vista degli investimenti; nel merito accogliamo favorevolmente la disponibilità in tal senso manifestata anche nell’ultimo incontro con il Mise da parte dalla Regione Umbria attraverso le dichiarazioni dell’Assessore Regionale Per tali motivi siamo fermamente convinti che sia indispensabile, come già richiesto che il Gruppo industriale Treofan/Jindal realizzi un piano industriale scritto e che venga condiviso con le OO.SS. e le Istituzioni. Tale piano deve contenere le produzioni che debbono essere realizzate, gli investimenti, i mercati di riferimento, i rapporti tra Treofan e Jindal e l’occupazione, con certezze di continuità produttiva per lo stabilimento di Terni. Al fine di realizzare quanto sopra attendiamo un fermo e immediato intervento del Ministero e del Governo Italiano, a difesa del Patrimonio industriale del nostro Paese, prima che sia attuato definitivamente il chiaro disegno della società indiana Jindal. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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