Ecco chi sono i colonnelli della Lega in Umbria

La presentazione della campagna elettorale in Umbria della Lega
di Federico Fabrizi
PERUGIA - Chi sono questi qua? Dentro il 20,2 per cento della Lega in Umbria ci sono volti, storie e caselle precise. Il gruppo dei colonnelli che ha visto lievitare il partito di Salvini da 3mila a 102mila voti in cinque anni è selezionatissimo, diviso tra vecchia guardia e “transitati” da altri partiti, in pratica quelli scontenti della linea da “soccorso azzurro”.
Oggi la Lega in Umbria è costruita come una piramide: si comincia come sostenitori, dopo un anno si può diventare militanti e in proporzione all’anzianità c’é la possibilità di partecipare alle decisioni. Non siamo al comitato centrale, ma la disciplina è rigidissima. Ne sa qualcosa il consigliere comunale di Perugia Michelangelo Felicioni: ex An, ex Ncd e dallo scorso anno pure ex Lega. Il partito a Perugia è stato azzerato e ricostruito. Oggi il responsabile per il comprensorio è Gianluca Drusian, sul ponte di comando con Claudio Pitti e Gianluca Taburchi.
VECCHIA GUARDIA Nella stanza dei bottoni del partito umbro oggi stanno due leghisti col pedigree come il consigliere regionale Valerio Mancini ed il neodeputato vicesindaco di Nocera Umbra Virginio Caparvi. Sono entrambi nel partito dai tempi di Bossi. Alle politiche del 2013 erano tutti e due candidati alla Camera. Caparvi oggi è anche vicesegretario regionale. A spulciare on line l’elenco delle candidature di cinque anni fa esce pure il nome della perugina Chiara Tomassini, ricandidata anche questa volta e vicina all’ingresso in Parlamento: era in seconda posizione nel listino del Senato. C’erano tutti e tre quando la Lega in Umbria prendeva appena 3mila voti in tutta la regione. Oggi i voti sono 102mila. Non solo. Riccardo Marchetti, anche lui di Città di Castello, entrato alla Camera a trent’anni, si è fatto le ossa alla guida del movimento giovanile. Tecnicamente oggi è il “coordinatore nazionale dell’Identità umbra”.
LA NUOVA LEGA La fase due della Lega umbra inizia con l’arrivo del varesino Stefano Candidani, un ex sindaco a cui piace parlare «con quelli che hanno fatto gli amministratori». Lui è stato nominato commissario per l’Umbria da Roberto Maroni e a partire dal 2014 ha selezionato nomi e cognomi di un partito che andava costruito da zero. Ad esempio: Alessia Raponi a Perugia, la ternana Patrizia Sargeni, il consigliere regionale di Terni Emanuele Fiorini, uno degli operai dell’Ast usciti con il “bonus Moreselli”. Per la cronaca, uno di quelli che un mese fa era rimasto un po’ scontento per le scelte di Candiani nelle candidature. Ancora: il tuderte Toni Ajello, lui è un ex Alleanza Nazionale di cui Candiani si fida, tanto da affidargli il ruolo di coordinatore dell’ultima campagna elettorale. Tra gli ufficiali sta anche il neo senatore Luca Briziarelli, uno che arriva da Forza Italia, ha fatto il vicesindaco a Passignano e ha lavorato anche alla campagna elettorale delle regionali  con Claudio Ricci. Arriva da Forza Italia pure la donna forte - fortissima - del partito: Donatella Tesei. Per lei è già pronto il percorso verso la corsa a presidente di Regione. C’è una curiosità che vale una riflessione. Bisogna riavvolgere il nastro di sei anni, fino al congresso del Pdl umbro del 2012. La mozione che uscì sconfitta da quel passaggio metteva insieme due duri del centrodestra: Tesei e Briziarelli e c’era anche un certo Andrea Romizi. Sempre per la curiosità: i vincitori di quel congresso Pdl furono Andrea Lignani Marchesani (oggi Fdi) e Massimo Monni (poi Ncd e stavolta candidato in "Civica e Popolare" della Lorenzin). Per la serie: nulla avviene per caso.
Mercoledì 7 Marzo 2018 - Ultimo aggiornamento: 15:58

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