Elezioni, Meloni (Pd) durissima: «Non basta cambiare segretario, ora un nuovo partito»

Simona Meloni (foto Facebook)
di Egle Priolo
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Mercoledì 28 Settembre 2022, 08:30

PERUGIA La vittoria del «destra-centro», la perdita di 50mila voti in quattro anni, la sfida delle elezioni regionali nel 2024 ma, prima di tutto, una riflessione che non cambi la testa, ma porti «a un nuovo partito». Lontano da «logiche di filiere e personalismi». Non dice ancora di cambiargli nome, ma Simona Meloni, capogruppo del Partito democratico in Regione, ci va giù dura. Sarà l'anima contadina più avvezza alla roncola che al cerimoniale, non nega nulla degli errori fatti. Ma rilancia, come dopo un brutto raccolto. Sperando che, prima o poi, i semi attecchiscano.

Meloni, Pd sopra la media nazionale, ma il risultato è ancora stretto. Cosa è successo al partitone rosso in Umbria?
«Non ci voleva molto a capire che senza uno schieramento largo e unito la campagna elettorale si sarebbe conclusa con il successo del destra-centro. Per il Pd correre senza avere le precondizioni minime date dai numeri, e quindi ambizioni vere di vittoria, ha depotenziato la nostra campagna elettorale e smontato il principio del voto utile. Ma è pur vero che la responsabilità non è solo del Pd di Letta o di liste non condivise».
Letta non si ricandida, ma adesso che Pd sarà?
«Letta si è fatto carico di tutte le responsabilità. Ha dimostrato la sua serietà e la sua correttezza. Ma adesso si apre una fase di riflessione che io credo serva non tanto a individuare un nuovo segretario, ma piuttosto un nuovo partito. La progressiva perdita di consenso del Pd ci impone infatti di ripensare tutto dalle fondamenta per poi ricostruire un partito davvero aperto e rappresentativo di tutto il centro sinistra. Mi auguro che questo percorso torni ad appassionare le persone perché animato dalla stessa speranza e motivazione che furono in grado di evocare lo spirito dell’Ulivo e il Pd delle origini».
Ma in fondo qui siete andati meglio che in Italia...

«Certo, ma al di là delle percentuali, non possiamo ignorare il fatto che dal 2018 ad oggi, in Umbria, abbiamo perso altri 50mila voti, l’equivalente degli abitanti di Foligno. Se da una parte la coalizione che governa attualmente la regione perde quasi 10 punti dal 2019, il campo delle forze alternative non è ancora percepito come una vera alternativa. Abbiamo meno di due anni per dimostrare ai cittadini che possono tornare a fidarsi di noi. Per fare questo serve tornare a fare politica, ristabilire un contatto e un dialogo reale con la società umbra. Stare un po’ meno dentro i palazzi o sui social network, e tornare tra la gente. Laddove serve fare anche una sana autocritica e uscire una volta per tutte dalla logica delle filiere e dei personalismi».
Il congresso servirà a questo?
«Servirà ad avviare, anche in Umbria, un confronto interno al partito che dovrà essere il più inclusivo e motivante possibile. Ma è importante aprirsi ai contributi della società, attraversarla senza timore di perdere rendite di posizione. Aria nuova e pensieri nuovi per rianimare un ambiente che rischia di farsi sempre più asfittico e autoreferenziale, e quindi respingente. Dobbiamo misurarci sulla costruzione di coalizioni larghe davvero unite da una visione e programmi comuni. Papa Francesco ha detto di “guardare il mondo con gli occhi dei più poveri, ripartire dal valore del lavoro e ricordarsi di tradurre gli ideali in opere concrete”. Ecco, questo dovremmo dirlo noi».
Intanto i “resti” forse vi regaleranno un terzo eletto. Non male per come si era messa...
«Mi auguro che Pierluigi Spinelli possa entrare in parlamento: il Pd umbro esprimerebbe anche una figura, seria ed affidabile, con un bagaglio di esperienze nel mondo sindacale tanto più importanti in questa congiuntura così difficile».

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